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Decreto antiterrorismo: cosa cambia, che danni fa

"Decreto antiterrorismo": cosa cambia, che danni fa
Tramite la conversione in legge del D.L. 7 del 18 febbraio 2015 sono state surrettiziamente introdotte numerose restrizioni ad alcune categorie di armi e di accessori

La comunità dei tiratori, degli appassionati, dei possessori d'armi e degli armieri, in tutt'Italia, è in queste ore in preda al panico: si susseguono voci incontrollate, non verificate, riguardo a possibili prossime o future nuove restrizioni su altre tipologie d'armi e su alcuni tipi di licenza.

Eppure, per fasciarsi la testa basterebbe sapere che il Decreto Legge "antiterrorismo" n.7 del 18 febbraio 2015 è stato convertito in legge nella sua forma più deleteria con la num.43 del 17 aprile 2015.

Quella che segue è una rapida disamina di alcune delle norme ivi contenute, pensata per dimostrare a tutti gli operatori e agli appassionati del settore armiero come già con questo provvedimento abbiamo, purtroppo, abbastanza di che preoccuparci...

Vedi anche cosa fare per firmare la petizione a livello nazionale...

Armi


Con effetto immediato, in seguito all'entrata in vigore della legge, le armi inserite nella categoria B7 dell'allegato I alla direttiva 91/477/CEE come modificata dalla direttiva 2008/51/CEE − ovvero tutte quelle "armi lunghe semiautomatiche aventi l'aspetto di un'arma militare" − cessano di essere impiegabili per la caccia se alla loro immissione sul mercato siano state classificate dal Banco Nazionale di prova come da caccia.

"Decreto antiterrorismo": cosa cambia, che danni fa
Con effetto immediato, le armi rientranti nella categoria B7 in base alla normativa europea non possono più essere utilizzate per la caccia

Esse inoltre, dopo l'entrata in vigore del decreto, devono essere denunciate come armi comuni (dunque rientranti nel novero delle tre detenibili) da chi le acquisirà, sia acquistandole in armeria che tramite passaggio di proprietà tra privati.

Per chi già le possieda alla data dell'entrata in vigore della legge, non c'è cambio di status: tali armi non andranno a diventare automaticamente "comuni" e dunque ad occupare lo spazio tra le tre detenibili, ma ne è comunque vietato l'uso nella caccia ed immediatamente ne è vietato il comodato d'uso.

Assolutamente nulla cambia, invece, per le armi B7 classificate dal Banco Nazionale di Prova come sportive.

Caricatori


Entro il 4 novembre prossimo venturo, dovranno essere denunciati alle autorità di Pubblica Sicurezza (commissariati di Polizia, comandi-stazione dei Carabinieri) tutti i caricatori amovibili aventi capacità superiore ai 15 colpi per le armi corte (ovvero le pistole) e ai 5 colpi per le armi lunghe (ovvero i fucili e le carabine).

I trasgressori incorreranno nella pena prevista per il possesso illegale di arma diversa dalle armi da fuoco (es. come per il possesso di un pugnale non denunciato).

Nonostante ciò, i caricatori continuano a non essere inseriti nel novero delle "parti d'arma". I produttori di tali caricatori, in Italia, non dovranno uniformarsi alle norme di legge che regolamentano il lavoro di chi produce armi o parti di esse.

Il loro acquisto e la loro detenzione resta inoltre libero anche per chi non possieda un porto d'armi, di qualsiasi tipo.

"Decreto antiterrorismo": cosa cambia, che danni fa
Entro il 4 novembre prossimo dovranno essere denunciati tutti i caricatori amovibili di capacità superiore ai 15 colpi per le armi corte e ai 5 colpi per le armi lunghe

Armerie e Mercato Aftermarket


Tutte le armi B7 classificate da caccia, vendute in armeria o cedute da privati, dovranno essere denunciate da chi le prende in carico come armi comuni.

Se della stessa arma esistono versioni venatorie e sportive (come per molte B7 dopo il passaggio del D.Lgs. 121/2013) si può esplorare un loro "passaggio" ad armi sportive, nella denuncia, prima della cessione o contestualmente ad essa: sicuramente meglio occupare uno spazio tra le sei sportive che uno tra le sole tre comuni.

Tutti i caricatori di capacità superiore ai 15 colpi per le pistole e a 5 colpi per fucili e carabine saranno soggetti all'obbligo di denuncia. 

Allo stato attuale non è chiaro se esso scatti entro le 72 ore dal loro acquisto; altresì non è chiaro se nella denuncia dovrà essere indicato il numero dei colpi che ciascun caricatore è in grado di contenere.

Parimenti si assume che chi ceda caricatori debba darne comunicazione (tenendo presente che il D.Lgs. 121/2013 impone che tutti i caricatori ceduti dopo il 5 novembre 2015 dovranno essere ridotti alla capacità di 5 colpi per le armi lunghe e di 15 colpi per le armi corte, a meno che non si tratti di caricatori per armi sportive).

"Decreto antiterrorismo": cosa cambia, che danni fa
Il mercato armiero civile, che negli ultimi anni in Italia era stato rivitalizzato dall'elevatissima domanda di armi B7, piomberà di nuovo nella crisi più nera... quante armerie e quanti distributori chiuderanno?
"Decreto antiterrorismo": cosa cambia, che danni fa
La sempre più ampia platea di cacciatori che anche nel nostro Paese si affidava alla semplicità e alla robustezza delle armi di derivazione militare sarà costretta ad affrontare nuove spese per la prossima stagione di caccia... quanti smetteranno per sempre?
"Decreto antiterrorismo": cosa cambia, che danni fa
Tutte le armi di categoria B7 acquistate dopo l'entrata in vigore della legge 43/2015, sia in armeria che sul mercato dell'usato, saranno da denunciarsi come comuni, a meno che non siano state classificate come sportive

Considerazioni


Per quanto riguarda la norma che investe i caricatori, è chiaro che si tratta di un corollario al  D.Lgs. 121/2013.

All'epoca si cercò di porre un freno ai caricatori a capacità non limitata, a cui i funzionari del nostro Ministero dell'Interno sono particolarmente allergici (e considerando le B7 come "armi da sommossa", non potrebbe essere altrimenti).

Purtroppo (per loro, non per noi) col D.Lgs. 121/2013 riuscirono soltanto a partorire un provvedimento inapplicabile perché contrario alla normativa europea, e financo incostituzionale perché "fuori delega". 

Pare dunque "normale" (dal loro punto di vista) che abbiano voluto trovare altre vie per "mettere una pezza" alla questione. Di certo non impediranno che i caricatori continuino ad arrivare senza limitazioni in Italia, come "caricatori da arma sportiva", né che come tali continuino ad essere scambiati tra gli appassionati senza essere spinati come questi signori pretenderebbero.

Riguardo ai caricatori è imperativo ricordare ancora una volta che la legge non li fa rientrare nuovamente nel novero delle "parti d'arma": il D.Lgs. 204/2011 non viene assolutamente modificato sotto questo punto di vista, perché ciò significherebbe violare troppo apertamente la direttiva europea.

Dunque, amici armieri, prendete nota: nonostante le voci che girano, è falso che dobbiate caricarli e scaricarli in registro, ed è falso che dobbiate venderli solo a chi presenti un porto d'armi.

Gli oneri di legge relativi ai caricatori sono a totale carico dell'acquirente.

"Decreto antiterrorismo": cosa cambia, che danni fa
Le armerie e gli importatori saranno duramente colpiti dalle restrizioni alle B7: i danni economici si paventano enormi

Peggiore è la situazione per le armi di categoria B7: tutti i possessori di armi di questo tipo classificate solo come da caccia, e tutte le armerie che le hanno in carico, si ritroveranno sul groppone un malloppo molto difficile da rivendere.

Le conseguenze economiche sull'intero comparto sono ben immaginabili: importatori e armerie carichi di merce invenduta, nella speranza che il Banco Nazionale di Prova non ponga troppi problemi ad una riclassificazione "sportiva".

Negli ultimi anni le B7 hanno rappresentato le armi più vendute sul mercato civile italiano. Inutile negare il motivo: solide, versatili, adatte per tutti gli usi (anche per la caccia, nonostante quello che crede il Ministero dell'Interno, in buona compagnia con diversi benpensanti), hanno un fascino innegabile e sono spesso quelle con cui molti giovani si avvicinano oggi al tiro, anche perché quasi sempre sono meno costose di numerosi modelli più classici.

Le restrizioni alle B7 strangoleranno il mercato, facendo ripiombare le armerie in una crisi nera da cui proprio il mercato delle B7 le aveva in parte fatte uscire.

Attualmente non possiamo sapere quante armerie sul territorio nazionale saranno colpite tanto duramente da portarle alla chiusura, né quanti importatori e distributori soffriranno pesantemente a causa di queste restrizioni. Siamo comunque consci del fatto che l'iniziativa del Comitato "Direttiva 477" ha raccolto il plauso di varie associazioni di categoria, perché sono proprio le armerie e i distributori a pagare il prezzo più alto.

"Decreto antiterrorismo": cosa cambia, che danni fa
Con la ridda di voci che si rincorrono riguardo a restrizioni su altre tipologie d'armi e sulle licenze, per gli appassionati in Italia oggi c'è poco da stare allegri

Alcuni osservatori hanno, in queste ore, speculato che dietro la manovra potrebbe esserci una mossa protezionistica in favore dei prodotti più classici dell'industria armiera italiana, i "soliti sospetti" in casi come questo. 

Senza voler scendere nel dettaglio riguardo alla fondatezza di tali opinioni, ricordiamo che la limitazione al mercato delle B7 manderà in crisi anche rivenditori che trattano armi da caccia o da tiro con classificazioni diverse, dunque anche i produttori di armi non B7 saranno penalizzati dalla diminuzione del numero delle armerie che tratteranno i loro prodotti. Stupido, miope e suicida, in questo caso, pensare di poter "trarre vantaggio" dalla situazione.

E ancora: sono già molte le testimonianze raccolte da utenti finali pesantemente danneggiati: persone che hanno acquistato un'arma di tipo B7 in  combinazione con un'ottica, spendendo cifre anche pari a 3000€, proprio per la caccia di montagna, che adesso saranno costrette ad acquistare un nuovo fucile, peraltro senza potersi rifare in parte dei costi rivendendo quello vecchio perché il passaggio ad "arma comune" ne fa automaticamente crollare il valore  sul mercato dell'usato.

Si, perché anche in Italia è (o, meglio dire, ERA) in crescita il numero di persone che andavano a caccia con le B7. Quanti di questi potranno permettersi di acquistare una nuova arma, essendo la categoria dei cacciatori e dei tiratori già sufficientemente impoverita? E quanti decideranno invece di smettere di cacciare per sempre?

Proprio perché i danni sono enormi e potenzialmente irreparabili è indispensabile mobilitarsi: mettendo da parte invidie di categoria e interesse di campanile, armerie, sezioni del TSN, poligoni privati, aziende faunistico-venatorie, circoli di cacciatori e di tiratori, negozi di buffetteria, militaria e softair devono ospitare la petizione tesa a dare rappresentatività al Comitato "Direttiva 477": facendo numero, sarà difficile (per non dire impossibile) ignorarci, e del resto il prossimo "giro di vite" potrebbe colpire chiunque...

"Decreto antiterrorismo": cosa cambia, che danni fa
L'unica speranza è unirsi in un fronte comune che respinga ogni possibile futura restrizione e faccia carta straccia di quelle passate dal 2013 in poi
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