Mobilità venatoria in Veneto, approvato il provvedimento

Come nella più tipica tradizione politica italiana, alla fine hanno vinto tutti. Dopo il passaggio in consiglio della proposta Berlato sulla mobilità venatoria in Veneto, arrivano infatti proclami di trionfo da tutti i contendenti: l’Arcicaccia, che si era affiancata alle opposizioni, canta vittoria per esser riuscita a indirizzare politica e opinione pubblica verso un aggiustamento della norma originaria, la Confavi, vicinissima al politico di Fratelli d’Italia, ribadisce la propria soddisfazione per il varo del provvedimento.

La situazione attuale: mobilità venatoria per tutti

Quindici vaganti per chi sceglie l’appostamento, quindici da appostamento per chi sceglie la caccia vagante. Gli emendamenti del Consiglio cambiano in parte la proposta originaria: a partire dalla prima domenica di ottobre chi ha optato per la caccia da appostamento può disporre di 15 giornate in forma vagante alla migratoria, ma vale anche l’opportunità inversa per chi ha scelto la caccia vagante, compresa la zona Alpi. Rimane sospeso un altro dei principali motivi di scontro: il dispositivo licenziato dal Consiglio demanda nei fatti alla Giunta Zaia la regolamentazione delle 30 giornate di mobilità per la caccia alla migratoria su tutti gli ATC del Veneto, con esclusione della Zona Faunistica delle Alpi e del Territorio Lagunare e Vallivo, per chi ha optato per le forme di caccia vagante. Immutata la burocrazia: all’inizio della giornata il cacciatore dovrà semplicemente cerchiare in modo indelebile il tesserino venatorio indicando la giornata di caccia utilizzata in deroga.

La voce della Giunta: l’appoggio di Pan

La Giunta ancora non è stata ufficialmente chiamata in causa, ma lo sarà a breve per la redazione dei regolamenti attuativi. Nel frattempo l’assessore alla caccia, il leghista Giuseppe Pan, difende il provvedimento: “La Regione non può ignorare le aspettative di una parte importante del mondo venatorio, sempre più vessato da un ordinamento comunitario e nazionale che ha di fatto bloccato il rifornimento di richiami provenienti da cattura e messo in crisi una forma di caccia tradizionale [come il nomadismo venatorio, ndr], che il Veneto vuole difendere, ovviamente in un contesto di sostenibilità che contempli il rispetto dell’ambiente, della fauna e degli agricoltori”. Pan ritiene che il nuovo provvedimento garantisca ai cacciatori veneti le stesse regole che vigono nelle altre regioni e che possa rappresentare una svolta positiva per l’equilibrio del territorio. L’esponente leghista annuncia poi che a breve la Giunta proporrà al Consiglio “la creazione di un coordinamento regionale dei corpi di Polizia Provinciale per consentire agli agenti di operare anche al di fuori dei confini della Provincia di appartenenza”, in particolare per la gestione di emergenze faunistiche come quelle relative a nutrie, cinghiali e cormorani.

La reazione dell’Arcicaccia: limitate le criticità

Ma la polemica non si ferma: l’Arcicaccia continua ad attaccare il consigliere Berlato, accusato di essere “portatore di interessi elettorali o di piccola bottega associativa” che creano “grandi suggestioni che travisano la realtà”. In una nota rilasciata dal presidente Giuliano Ezzelini Storti si afferma che il consigliere, “presunto paladino dei cacciatori”, dovrebbe porsi qualche dubbio “sulla sua schiacciante vittoria”: le modifiche apportate dal Consiglio regionale al provvedimento uscito dalla Terza Commissione rappresentano un aggiustamento alle presunte storture della proposta originaria.

In ogni caso pare opportuno sottolineare che la delega alla Giunta potrebbe rappresentare una vittoria di Pirro per l’Arcicaccia: è vero che l’associazione venatoria confida nel lavoro dell’esecutivo per depotenziare l’idea di Berlato, che si denuncia essere condizionata da “vizi di sostenibilità e compatibilità con la normativa nazionale”, ma non va dimenticato che il consigliere è uomo forte sul territorio del centrodestra al governo.

La posizione della Confavi: un successo di Berlato

La Confavi plaude all’approvazione del provvedimento “nonostante l’ostruzionismo effettuato dai consiglieri di opposizione, fomentato dai dirigenti di Federcaccia ed Arcicaccia che si sono schierati ferocemente contro l’iniziativa di Sergio Berlato”; la presidente Maria Cristina Caretta esprime “grande soddisfazione per l’ottenimento di un risultato che può essere definito come storico” e che determina la restituzione di “pari dignità ai cacciatori della Regione”.

Ma, anche se questo capitolo è (forse) davvero chiuso, il fuoco continua a bruciare sotto la cenere: quasi inevitabile, quando la politicizzazione è capillare.

(esseti)