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Il sistema venatorio siciliano, un fallimento per tutti

Ma partiamo dall’inizio. Un calendario venatorio costruito male, non nel merito ma nel metodo. Troppo credito ad un solo soggetto, una sfilza di pareri favorevoli conditi da altrettanti “Ma” e “Se” spesso pregiudizievoli. Una distribuzione di colpe tra le associazioni venatorie oramai atavica ma sicuramente amplificata e per finire una incompetenza istituzionale che partendo dal basso degli A.T.C. arriva fino ai vertici decisionali regionali incapaci di fare muso duro di fronte a palesi ingiustizie e incongruenze.

Tutto ciò porta ad un solo ed incontrovertibile dato di fatto; la più tradizionale tra le pratiche venatorie dell’isola è chiusa, il coniglio selvatico siciliano non è adesso cacciabile ed è un tradimento per tutti, ma per alcuni è soprattutto un fallimento che viene tenuto nascosto.

Coniglio selvatico
Il coniglio selvatico siciliano non è adesso cacciabile.

Gli eventi giudiziari degli ultimi anni, spinti da un impulso animalaro modaiolo e da una incompetenza diffusa dei vertici decisionali regionali avevano già privato i cacciatori siciliani di due importanti specie cacciabili stanziali, la Coturnice e e la Lepre. 

Anche qui non è stata la presenza di studi e censimenti a imporre tali scelte ma piuttosto l’esatto contrario che secondo una tipica argomentazione tutta di stampo Italiano si è riassunta in un semplice “Si chiude perché non sappiamo quanti ce ne sono”. 

La sostanza e questa, è inutile tentare di confutare questo concetto con riferimenti legislativi, studi Ispra, indirizzi normativi o altri rigurgiti burocratici tipici di una diffusa incompetenza. 

La sostanza reale è quella descritta ed ogni impulso a confutazione sarebbe assolutamente lontano dalla realtà, perché le Lepri e le Coturnici ci sono e godono di buona salute!! Vanno tuttavia gestite e ridistribuite. Solo i cacciatori mediocri non se ne accorgono.

Alcune Associazioni Venatorie in passato si erano offerte con i propri fondi di contribuire ai censimenti di queste specie ma la risposta chiara e senza vergogna fu quella di una mancanza di fondi regionali per mettere in moto la macchina organizzativa dei censimenti. Una mancanza di fondi che ha ulteriormente inficiato ogni possibilità di ripopolamento e di gestione delle specie stanziali partendo da quelle che dovevano essere le zone di catture. La stessa mancanza di fondi che non ha permesso nessuno sviluppo e qualificazione della pratica venatoria siciliana. Una mancanza di fondi inspiegabile perché i cacciatori siciliani le tasse le pagano e anche profumatamente ma non si vede nessun ritorno concreto oramai da anni. Tranne per qualche Banda del Paese che grazie ai nostri soldi continua a suonare alle feste patronali.

Gli A.T.C.

In Sicilia tre erano le specie stanziali cacciabili: coniglio, lepre e coturnice. Tre specie che rappresentavano la tradizionale caccia siciliana, tre specie mai gestite, tre specie oggi chiuse. Non menzioniamo la volpe che è un nocivo a tutti gli effetti, né il cinghiale assurdamente introdotto da alcuni anni, né altre specie che solo in parte decidono di nidificare in Sicilia. La domanda sorge spontanea: gli A.T.C. quali specie gestiscono oggi in Sicilia? 

Gestiscono i troppo numerosi cinghiali e volpi o credono di poter mascherare il tutto gestendo la selvaggina migratoria, ossia quella selvaggina già gestita da enti extraregionali o stranieri? Insomma gli ambiti territoriali di caccia, pieni di funzionari e impiegati stipendiati degnamente, gestiscono oggi la gestione altrui? 

A questo si sono ridotti oggi gli A.T.C.? Qualcuno vuol capire che stanno solo mascherando miseramente un clamoroso fallimento?

Le Associazioni Venatorie

Già troppe in Sicilia, quasi una ventina, più dei sindacati dei lavoratori, a queste si aggiungono comitati, altri sindacati, circoli, gruppi e così via. Il tutto secondo un sistema contorto e riprovevole legato all’assurda convinzione che “Se tu qualcosa non la sai fare con la tua associazione, adesso la faccio io con una nuova associazione che creo io”, e così il mare della divisione si allarga a macchia d’olio.

Sicuramente l’intento è nobile ma l’effetto risulta disastroso e nessuno sembra accorgersene.

È troppo semplice ragionare in questi termini ma si tratta di un impulso egoista, forse più immediato ma che allarga il nostro non sapere essere rappresentati.

Rapportandoci ai sistemi venatori che funzionano e guardando oltre Manica si può prendere esempio dai cacciatori inglesi, anch’essi colmi di numerose associazioni venatorie pronte a litigare tra di loro che tuttavia in un serio momento di difficoltà che paventava una imminente chiusura della tradizionale caccia alla volpe, seppero sedersi ad un tavolo e quindi unirsi tutti in un'unica sola voce rappresentativa; la “Countryside Alliance” che oggi ha più voce in capitolo di dieci Legambiente messe assieme.

Oggi in Sicilia invece si continua con proclami, comunicati, smentite, appunti e post su Facebook.

Volete rendervi conto anche voi che siete solo i profeti di un ulteriore fallimento?

Ai Presidenti di associazioni dico: tirate fuori gli attributi, abbiate un attimo di umiltà, dimenticate poltrone e privilegi e mettetevi tutti seduti in un'unica sala. Fate a pugni, insultatevi, mandatevi a quel paese ma non uscite da quella sala fino a quando non avrete un solo ed unico nome da darci, un solo punto di riferimento per tutti, soprattutto per le sorde e incompetenti istituzioni che dei vostri litigi ne hanno fatto una scusa di non operatività o anche peggio.

Ed evitate adesso di rispondere con i soliti “io l’ho fatto ma…”, “è da tanto che lo diciamo”, “Noi siamo pronti” o altre cavolate del genere. Non proclamate, vogliamo i fatti e li vogliamo subito perché siamo alla frutta.

I cacciatori

Cacciatore con cane
In Sicilia tre erano le specie stanziali cacciabili: coniglio, lepre e coturnice. Tre specie che rappresentavano la tradizionale caccia siciliana, tre specie mai gestite, tre specie oggi chiuse.

Svegliatevi! Siamo noi cacciatori i protagonisti. 

Siamo noi a pagare le tasse, a pagare le assicurazioni, a pagare le tessere, a partecipare alle gare, a sostenere le iniziative. I cacciatori sono gli artefici di tutto, i portatori di interesse e soprattutto coloro i quali hanno il coltello dalla parte del manico. 

Osservate il lavoro di chi vi rappresenta, non rinnovate la tessera solo perché vi “sembra brutto” lasciare l’associazione dell’amico che da anni vi dà cappello e coltellino.

Fate gruppo non fate branco. 

Aggregatevi a chi conclude qualcosa e non a chi fa solo danno. 

Valutate personalmente ogni cosa e non affidatevi ai soli Social Network per apprendere notizie spesso false o fuorvianti.

Parlare delle istituzioni più alte sarebbe invece inutile. Mettiamoci per un attimo nei loro panni; in questo marasma totale, in questa confusione supportata dal nulla, come vi comportereste al loro posto?

Le istituzioni oggi non hanno in mano nessuno strumento per contrastare impulsi contrari alla caccia né che provengano dai privati né che provengano dal sistema giudiziario.

Le istituzioni oggi hanno in mano solo i post che tutti, nessuno escluso, siamo capaci di pubblicare su Facebook, e non credo che serviranno a molto in questo triste momento.

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