Consulta: “ATC Toscana tornino a 19”

Sta ormai diventando una consuetudine per la caccia toscana: le notizie dalla Capitale regalano sempre qualche complicazione (eufemismo). Era successo nello scorso gennaio quando, assieme ad altre sei Regioni, la giunta di Enrico Rossi vide esercitato il potere sostitutivo del governo sul calendario per la migratoria; succede di nuovo adesso e, anche se cambiano dinamiche e argomento, gli effetti sono di nuovo dirompenti. Con un provvedimento depositato il 1° giugno, la Corte Costituzionale presieduta dal giudice Paolo Grossi ha stabilito l’illegittimità della legge regionale che aveva ridotto a nove il numero degli ATC e ha disposto il ritorno alla normativa precedente riportandoli a 19. Anche ora c’è lo zampino del Governo Renzi, che una volta di più sta facendo sentire la propria mano sul suo territorio d’origine; ma stavolta la procedura è formalmente impeccabile. Il ricorso dell’esecutivo firmato tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo ha messo in moto la macchina della Consulta che, dopo l’udienza del 5 aprile, ha riconosciuto l’illegittimità del primo comma dell’articolo 3 della legge regionale 88/2014, così come modificata dall’articolo 1 della legge 32/2015; a non funzionare è il provvedimento che aveva ridotto a nove gli Ambiti territoriali di caccia con confini corrispondenti a quelli delle Province e l’accorpamento di Firenze e Prato in un unico ATC.

Il provvedimento della Corte: no alla dimensione provinciale

Il Governo ha considerato il provvedimento lesivo delle proprie prerogative, dato che la normativa nazionale prevede che le Regioni “ripartiscano il territorio destinato alla caccia in ambiti territoriali di dimensioni subprovinciali, possibilmente omogenei e delimitati da confini naturali”. A niente è servito il tentativo della Regione di istituire i cosiddetti sottoambiti e l’affermazione che la riorganizzazione degli ATC fosse finalizzata soltanto a una migliore gestione amministrativa; la Corte riconosce che la legge nazionale tenta “di realizzare uno stretto vincolo tra il cacciatore e il territorio valorizzando al tempo stesso il ruolo della comunità che in quel territorio è insediata e che è primariamente chiamata, attraverso gli organi direttivi degli ambiti, a occuparsi delle risorse faunistiche. È perciò evidente che la dimensione subprovinciale degli ambiti […] chiama necessariamente in causa proprio l’organizzazione amministrativa, sicché avere limitato a quest’ultima la funzione degli ambiti provinciali non risolve affatto la questione. Per di più, i sottoambiti toscani sono privi di organi e non possono quindi in alcun modo svolgere i compiti propri degli ambiti territoriali di caccia con dimensione subprovinciale”. Dichiarando l’illegittimità dell’articolo coinvolto, la Corte ribadisce i principi che ispirano la ratio della norma: attraverso la ridotta dimensione degli ambiti stessi, “il legislatore statale ha voluto pervenire a una più equilibrata distribuzione dei cacciatori sul territorio e conferire specifico rilievo alla dimensione della comunità locale, più ristretta e più legata sotto il profilo storico e ambientale alle particolarità del territorio. Il carattere provinciale dell’ambito voluto invece dal legislatore toscano, al quale si lega l’istituzione di sottoambiti privi di funzioni amministrative, tradisce questa finalità [diluendo] infatti una sfera di interessi incentrata sul territorio locale nella ripartizione per Province, ove la dimensione territoriale implica più ampie, e meno specifiche, esigenze di decentramento amministrativo”.

I prossimi risvolti

In sostanza per i cacciatori non dovrebbe cambiare praticamente niente, salvo diverse indicazioni che potrebbero arrivare in futuro; a essere particolarmente coinvolte sono ovviamente le istituzioni, città metropolitane e soprattutto la Regione, gli ATC e le associazioni venatorie, i cui rappresentanti sono coinvolti nella gestione degli Ambiti assieme a delegati di ambientalisti e agricoltori. Si attende a ore un provvedimento della Regione che faccia chiarezza sul periodo di transizione prima della nuova nomina dei direttivi dei 19 Ambiti (si va verso una serie di commissariamenti?); è chiaro che adesso dovranno essere rivisti anche tutti i provvedimenti che in qualche modo chiamano in causa l’intervento degli ATC, a partire dalla messa in atto della legge obiettivo per il contenimento degli ungulati, e che la decisione della Corte crea un precedente per ogni tentativo futuro di accorpare gli ATC. Anche fuori dalla Toscana.

(esseti)