Cani e fucili: il Kurzhaar e il sovrapposto

Andrea con due delle sue kurzhaar, una storia d'amore e di passione che va oltre alla caccia. 

L’idea per questo ciclo di articoli mi venne sfogliando una vecchia rivista venatoria, dove mi capitò d’incrociare la bellissima quanto efficace pubblicità del tempo di una stranota ditta di armi: la Beretta! Dovendo reclamizzare allora un nuovo sovrapposto, l’azienda di Gardone era ricorsa ad un’immagine “differente”, giustissima tuttavia pur nella sua ereticità di fondo. Nella foto principale non campeggiava come al solito il fucile del caso, ma due cani invece! Due kurzhaar nella fattispecie, ed uno sopra l’altro - sovrapposti, dunque - (in realtà era lo stesso, duplicato, ma non sottilizziamo) a raccontare che con quel fucile si aveva per le mani qualche cosa capace di raddoppiare l’efficacia sul campo di qualsiasi cacciatore, come avviene quando per l’appunto si mettono sul terreno due ausiliari perfetti e correttissimi quali possono essere due grandi “pointer tedeschi”!

Spettacolo! Senza poi dire che la similitudine era perfetta anche da un punto di vista squisitamente metaforico.

Già - mi dissi - dovendo fare un’analogia morfo-attitudinale fra una precisa razza di cani e una specifica tipologia d’arma, alla voce kurzhaar è naturale che venga in mente il sovrapposto nelle sue varie declinazioni; così come quando, prendendo per le mani un sovrapposto di qualsivoglia genere immediatamente viene da pensare al kurzhaar: alla sua storia, e a tutti quelli che sono i suoi plus (e sono tanti) assieme, ovvio, a qualche minus.

E allora, che ne dite di andarceli a scoprire tutti - uno per uno - partendo comme-il-faut da dove tutto è incominciato?

Ecco, appunto...

Il sovrapposto: la nascita di un mito

Il Beretta Ultraleggero Silver Alluminio è disponibile nei calibri 12 e 20, con quattro opzioni di lunghezza canna: 61 - 66 - 71 – 76 (76 cm solo per il calibro 12).

“Du gust is megl’ che uan”, diceva in un’altra celeberrima pubblicità un ancora imberbe Stefano Accorsi parlando di gelati. Anche “du colp”, credo si siano detti quei nostri avi (e dal principio) ragionando in termini di armi e di balistica! Non si fa fatica alcuna, infatti, a immaginarsi come proprio l’esigenza della ripetizione del colpo sia da sempre stata pressante, e per tutte le logiche ragioni che ci portano oggi ad equipaggiarci nel 99, 9% dei casi con “attrezzi” che di colpi da poter sparare in rapida successione, ne hanno da parecchi (difesa e guerra) ad un “minimo sindacale” di due (caccia).

Già, due. E ora pensate a quando invece c’era un solo colpo da usare, punto e basta, e se volevi tirarne un altro ti ci volevano minuti e grandi sforzi!

Non per altro il long-bow continuò ad armare gli eserciti (specie inglesi) ben oltre l’invenzione della balestra e dell’archibugio (balisticamente molto più efficaci): l’una e l’altro, infatti, richiedevano una pratica macchinosa e una relativa infinità di tempo in più per potersi dire nuovamente pronti a svolgere il loro lavoro: scagliare proiettili! Insomma, sia che ti trovassi a caccia - dove alla fine, poco male - oppure in guerra - dove invece un bravo arciere ti poteva bersagliare con una ventina e pure più di dardi, mentre tu riuscivi al massimo a rispondergli una volta (come poi si palesò con forza ad Azincourt! Ma stiamo divagando…) se c’era un sistema in grado di poter doppiare almeno i colpi, era bene trovarlo. E alla svelta...

Due, dicevamo, averne anche potuti avere almeno due colpi su supporti tecnologici più evoluti rispetto a quello del semplice arco, sarebbe già stato un miglioramento del 100%, e per questo il lavorio di tecnici e scienziati, si fece pressoché frenetico al riguardo.

Un sovrapposto F.A.I.R. Jubilee Prestige in calibro 20 con bascula in acciaio e canna da 71 centimetri. Pesa 2,9 Kg.

Ora, non traggano in inganno gli studi leonardeschi sulle armi multiple pesanti, dove vediamo (teoricamente) all’opera serie di cannoni affiancati l’uno all’altro: 1) questi non erano in alcun modo la stessa arma/macchina in grado di sparare più colpi, ma più armi/macchine a colpo singolo affiancate, che non è la stessa cosa. 2) Dagli studi del maestro, è chiaro che siamo dinanzi al concetto “botto della madonna” causato dallo sparo in simultanea di tutte le armi, e non a quello dei singoli colpi ragionati sparati in possibile, rapidissima successione da un’unica arma senza necessità di complicate fasi di ricarica. Tutt’altra cosa rispetto a quello di cui qui stiamo parlando. Fu infatti così che, per quanto questo possa parer anche incredibile alle masse, a livello di armi portatili quando s’iniziò a lavorare sul serio al concetto di ripetizione, pur essendo vero che l’idea-madre fosse pure quella di raddoppiare il numero di corpi balistici (leggi, canne), altrettanto vero è che questi a partire dalle balestre a due colpi, non furono mai a corpi affiancati, ma sovrapposti. A dire che la prima arma da fuoco mai prodotta, in grado di ripetere il colpo rapidamente e senza ricarica, sarà dunque proprio un… sovrapposto!

Ok, ma allora perché per tutti l’arma più antica sembra essere invece la doppietta? La classica delle classiche. La ragione di ciò è semplice, e tutta afferente al campo delle tecnologie di supporto. Cioè, finché il sistema d’innesco fu costituito dalla “ruota”, era vantaggioso costruire fucili con le canne sovrapposte, quando poi si passò ai più moderni sistemi “a focile” e “capsula innescante”, ecco che divenne vantaggioso abbandonare il soggetto qui in questione, per la relativamente più semplice da fabbricare, doppietta. E si entrava così nell’epoca della comunicazione e della cultura diffusa, dove se è vero che il giustapposto spopolava, altrettanto vero era che il sovrapposto non moriva, non si estingueva: stava solo covando sotto la cenere del tempo in attesa di quel progresso tecnico/meccanico che ne avrebbe sancito definitiva resurrezione e poi trionfo, un destino che doveva arrivare dall’Inghilterra e dalle mille innovazioni introdotte dai fine gun makers della, a un tempo verde ed industrializzata Albione...

 

Dal Bracco Tedesco a mr. German Shorthaired Pointer (o monsieur le Pointer Allemand)!

La grande versatilità del kurzhaar, un cane che non teme nessun tipo di ambiente, dal monte al fiume. 

Destino analogo a quello del sovrapposto, quello del bracco nazionale dei tedeschi! No, mai a nessuno venne per davvero in mente di schiaffarne uno sopra l’altro per raddoppiarne l’efficacia, siamo seri. Solo che anche per lui ci fu un periodo di quieto, tranquillo vivere e diffondersi finché il tempo ne permise l’esistenza per quel che era, salvo poi che col cambiare di eventi e situazioni fu quasi negletto, abbandonato, salvo poi riprendersi del tutto allorquando, proprio dall’Inghilterra, sarebbe poi arrivato il cane moderno per antonomasia: quello che avrebbe rinsanguato tutti o quasi i bracchi fermatori continentali imbolsiti da “troppa grazia” e vetuste, concezioni soltanto praticone venatorie che non ci si poteva più permettere; parlo del pointer, naturalmente.

Era infatti l’antico bracco fermatore teutonico un cane concepito per una serie di lavori piuttosto ampia, vertice dei quali la penna in ferma di sicuro, ma non solo!

Una cosa sopra tutte lo distingueva come carattere fondante: l’assoluta affidabilità, sposata poi a una plasticità d’uso, direi meglio, a una mera utilità venatoria su qualsiasi tipo di selvaggina da sconfinare, come si diceva, con la più banale “praticoneria”.

Un cane stilista? No di sicuro! Bello? Direi piuttosto solido, come una specie di trattore. Un cane certo non brillante e lento. Sempre prossimo al conduttore, salvo qualche affondo sull’usta di ferito o ungulato morto da recuperare, e sul quale dare poi la voce in guisa da bloodhound. Il cane insomma dei fattoroni cacciatori e degli uomini di campagna tedeschi per antonomasia! Il loro bracco, e come quello (di quei tempi, dico) solido di psiche e di carattere, ma poco propenso allo sport come alla performance.

L'affetto e il collegamento al conduttore, sono due delle note caratteriali più apprezzate nel kuzhaar. 

1865: data fatidica! Si iniziano a correre le prime field trial e così nel giro di poco tempo succederà un po’ come in Inghilterra dappertutto. Qualche nobile tedesco forse assisterà a qualcuna Oltremanica. Qualcun altro leggerà notizie qui e là, e magari penserà trattarsi di favole. Fatto sta che a un certo punto, quando anche in Germania iniziano a corrersi le prove, e di colpo al fianco dei loro bracconi nazionali i tedeschi vedono esibirsi i primi pointer al fulmicotone che stracciano i loro andando a punto a velocità e distanze e con stili e movenze mai visti, beh, è facile immaginarsi come possano essere loro cadute letteralmente le braccia!

Due linee di pensiero nacquero subito, anzi tre: 1) Quella che senza tergiversare abbandonò il bracco tedesco al suo destino per convertirsi al pointer! 2) quella che invece snobbò il pointer, ma col solo effetto di condannare ad estinzione certa il bracco tedesco, che pesante e poco stiloso com’era al tempo, nessuno lo avrebbe mai e poi mai più utilizzato, rischiando di farne un prodotto di nicchia prima e “di minchia” poi, come spesso capita (la selvaggina si stava rarefacendo già, e nuovi stili prendevano il sopravvento); 3) quella infine che trionfò su tutte facendo di necessità virtù e permettendo al mondo venatorio internazionale di potersi servire e di godere di una delle più strepitose macchine da caccia che abbiano mai calcato i terreni dell’universo mondo; parliamo di quella linea di pensiero che decise di migliorare il bracco tedesco nazionale snellendolo, sveltendolo, implementandone poi infinitamente naso e dinamismo nel solo modo che fosse allora percorribile: ricorrendo a massicce dosi di iniezioni di sangue di altre razze, e a partire dal pointer naturalmente, ma non solo, e poi selezionando con spietata, germanica sagacia.

Era per questa via che dal bracco tedesco, in breve tempo saremmo arrivati a quel che oggi e non senza ragione i francesi chiamano “pointer allemand” e gli americani “german shorthaired pointer”, e che tutti più correttamente (eliminando in toto la definizione obsoleta ed inesatta di “bracco tedesco”) già da un pezzo diciamo con un certo piacere: kurzhaar!

Questo e quello

Nelle versioni leggere, il sovrapposto (come il kurzhaar), è la scelta migliore per la caccia vagante alla nobile stanziale, e migratoria. 

Nel 1750 il primo fucile a due colpi funzionante va per le campagne legittimando l’accoppiata con un cane da ferma. In Germania sarà un bracco di probabile, antichissima origine spagnola e italiana introdotto poco meno d’un secolo prima. La selvaggina è così tanta che il gioco funziona. Il fucile è un sovrapposto di sicuro: grosso, pesante, ad avancarica e accensione a ruota. Va quando va, ma va bene anche così.

Un secolo dopo ed negli anni immediatamente successivi, di sovrapposti in giro non ce ne sono più manco a pagarli, e stanno per sparire anche i bracconi, mentre dominano le campagne e tutti i campi sportivi leggerissimi ed esuberanti pointer (e setter) le cui ferme chilometriche sono servite da giustapposti, tutti o quasi questi di fabbricazione inglese pure loro, dato che è da là che vengono le più notevoli rivoluzioni in campo non solo cinotecnico, ma oplologico: retrocarica in primis, e poi hammerless dapprima azionati da splendide e meccanicamente strepitose batterie “lunghe” (tipo Holland & Holland, per capirci) e poi più semplici e commerciali Anson & Deeley, dalla facilissima industrializzazione.

Cane generico per antonomasia, quando specializzato il kurzhaar, diventa fenomenale in ogni habitat e contro ogni selvatico.

Cani inglesi e doppiette hanno - specie poi per il cacciatore teutonico (ma non solo) - due difetti: un po’ troppo leggeri e svelti i primi, poco versati a far lavori “sporchi”; balisticamente per quanto perfezionate, troppo empiriche le seconde. Roba quindi un po’ troppo specialistica, se non specializzata. E per lo più straniera, specie in termini canini... Ne deriva che in campo cinofilo, da subito e proprio a cavallo fra la metà dell’800 e gli inizi del ‘900, i tedeschi inizieranno a fare un lavoro a modesto parere di chi scrive straordinario, volto a creare un loro cane da ferma nazionale a pelo corto, ma che fosse LORO: cioè poliedrico ed adattabile! Curioso, ma manco tanto, che proprio in quegli stessi anni, per opera dell’industria armiera internazionale (italiani e belgi su tutti) s’inizieranno a concepire fucili a due colpi sì, ma a canne ancora sovrapposte, il tutto su bascule ad hoc e con sistemi di chiusura non più derivati dalle doppiette, ma originali! E tutto questo che avveniva da un lato dalle prime cognizioni di cinofilia applicata derivate da una sorta di eugenetica (della mutua!), e dall’altro grazie alla possibilità tecnica di dare vita a batterie economiche, ancora più economiche di quelle necessarie alla fabbricazione di doppiette, il cui assemblaggio delle canne, per forza di cose, mai e poi mai si presterà a qualsivoglia tipo d’intervento del tutto industrializzato.

Eravamo all’alba della nascita del kurzhaar e del fucile sovrapposto così come li concepiamo oggi.

Nascita e sviluppi del Kurzhaar

La ferma espressiva di un tipicissimo soggetto roano. Serena, potente, autoritaria: spettacolare. Da vero "pointer tedesco". 

È del 1897 la prima stampa del libro d’allevamento del Deutsch Kurzhaar, che tuttavia e nonostante le migliori intenzioni, non riuscirà in alcun modo a costituirsi quale “bibbia”! Due tendenze presero infatti corpo già subito: 1) da un lato quella della “caccia di campagna”, che, incrociato il vecchio braccone tedesco col pointer (e si dice anche con certo sangue segugio, da cui la canna nasale montonina), visti i nuovi “mostri” di bravura su starne e fagiani che ne uscivano fuori, di colpo non volle vedere altro, e in quella scia si mise di lì in poi a selezionare in chiaro spirito d’emulazione e competizione con gli inglesi; 2) il “Verlorenbringen” dall’altro, che non è il nome d’una spada nibelungica, ma solo il movimento d’opinione messo in piedi da parte dei cacciatori germanici “della foresta”, che per l’appunto volevano nel loro cane ripristinare quella sostanziale poliedricità (cioè, più altro lavoro dopo il colpo di fucile su ungulati) che i nuovi campioni di campagna al fulmicotone non svolgevano più o quasi più: di qui “il recupero dell’eredità perduta”. La scuola prese il via nel 1920, ma fu travolta dai tempi. Riuscendo ad influenzare e neppure troppo solo lo standard di lavoro che ancora oggi caratterizza linee di sangue di provenienza esclusivamente tedesca, nel quale si leggono prove e peculiarità, che fanno sorridere o inorridire il cacciatore italico e mondiale in generale: sinceramente, chi se ne frega di far difendere al cane il carniere? Chi giudicherebbe poi “più bravo” un cane in base al tempo che ci mette a scannare un gatto? Via, non scherziamo! Noi dal kurzhaar pretendiamo una cosa, e una sola, infatti: il lavoro sagace di un grande cane da ferma che sappia giungere alla perfezione del continentale inglesizzato, o dell’inglese continentalizzato. Insomma, un cane in grado d’esprimere il meglio dei due mondi contenendone limiti e difetti; un cane adattabile e versatile a qualsiasi terreno e a qualsiasi forma di caccia fra tutte quelle praticabili con il cane da ferma. Quel tipo di cane, insomma, che per l’appunto avrebbe fatto dire al grande Chelini: “Non c’è lavoro del cane da ferma, che il kurzhaar non possa fare”. Molto meglio di tanti altri, dico io, e con una media di soggetti tra il valido e l’ottimo, oggi davvero impressionante.

Presente la produzione relativa ai moderni sovrapposti da caccia? Ecco, appunto...

Questo e quello: le evoluzioni delle specie!

Un bellissimo soggetto kurzhaar a caccia di quaglie. Specialità nella quale possono diventare dei campioni senza eguali per raggio d'azione, capacità di negioziazione, e naturale attitudine al riporto. 

Costruiti tutti con forme molto più snelle di un tempo, alleggeriti nelle masse ma infinitamente implementati nello spettro d’utilizzo rispetto a quel che si poteva fare anni fa; ottimizzati dalla selezione e dalla ricerca nonché dai consigli derivati dalla pratica, vista la massa d’utilizzatori, oggi i kurzhaar italiani, come i nostri sovrapposti (potevo invertire l’ordine dei termini e il risultato era lo stesso), sono in assoluto i migliori del mondo, e l’affermazione non accetta discussioni!

Seconda tipologia di arma come diffusione, la razza (dato che il breton nella metà dei casi è usato male, cioè come cane da scaccia più che da ferma al pari d’uno springer!) ne fotocopia il risultato: dato che sono anni ormai che il tedesco “nazionale” ha scavalcato persino il pointer negli indici di gradimento, preceduto così solo dal setter.

Poco da dire, dei kurzhaar (come dei grandi sovrapposti) ci si innamora... 

Le ragioni del successo sono semplici, sia per quel che riguarda il sovrapposto sia per quel che riguarda il kurzhaar: entrambi sono affidabilissimi e dalla resa certa, sicura; la facilità di utilizzo e la sicurezza intrinseca, sono a prova di bomba; al colpo in meno dell’automatico e di certi inglesi esasperati, rispondono con il vantaggio incommensurabile dei due gradi di strozzatura nel fucile, che nel cane corrispondono a quella strepitosa capacità di adattamento che lo porta spontaneamente ad allargare o ad accorciare il raggio d’azione in caso di bisogno, agendo con durezza e sicurezza, come e dove serve. Alla plasticità assoluta d’entrambi, in senso generale, corrisponde una squisitissima plasticità intrinseca, anche a livello peculiare, con modelli configurati in modo x/y/z per determinate cacce, cui fanno da contraltare allevamenti che sulla massima resa per le medesime tipologie venatorie, da anni ed anni selezionano. Ecco quindi sovrapposti da tiro ultraspecialistici, cui rispondono soggetti da prove che spaventano per potenza e resa impressionante nel tempo del turno! Ecco ancora sovrapposti alleggeriti, e dalle canne corte nati per la caccia alla beccaccia, cui corrispondono allevamenti che sulla regina e il bosco, da sempre accoppiano e selezionano; ecco ancora over&under pensati per le piane immense allagate in cui ciabattare a beccaccini, ovvio quindi anche trovare allevatori delle “basse”, produttori di soggetti con le pizzarde nel DNA; né mancano sovrapposti configurati o configurabili da montagna, siccome altri a tutto buoni e dunque proteiformi, così come esistono ottimi allevamenti di kurzhaar montanari, senza poi dire che se c’è un campo in cui il kurzhaar è maestro, questo è per certo il GENERICO con classe e risultati di carniere impressionanti.

Dice: ma difetti zero? Un colpo in meno, nell’uno e l’altro caso, rispetto ai semiauto e agli inglesi ultraspinti (se vuoi un cane che caccia a 4 ATC di distanza, e poi ti chiama col cellulare che ha trovato un animale, non prendere un kurzhaar!). Un colpo in meno, con la tendenza a minori aperture laterali rispetto a inglesi in quanto tali, e alle doppiette per quel che concerne la facilità nell’eseguire swing al tiro sul piano laterale. Un colpo in meno poi, con la tendenza ad essere in certi casi un po’ più “duri” dei semiauto al tiro, gli uni (calciano e rilevano di più, visto che tutta l’energia del rinculo si scarica sulla spalla non dovendo in un modo come nell’altro alimentare cinematismi di sorta), e un po’ più testardi dinanzi agli ungulati, nei confronti dei quali certi soggetti vanno corretti sin da piccoli. Retaggio tutto tedesco questo, che credo nel tempo e con la selezione sparirà...

Adhocchiziamoli!

Andrea con altre due femmine della sua squadra in allenamento...

Oggi non c’è ditta nazionale che non ne produca di validissimi, e a questi si aggiungono produzioni di classe anche straniere. Spigolando per ogni catalogo, si trovano dai prodotti specialistici a quelli generici che adesso andiamo con un minimo di attenzione ad esaminare sul piano tecnico.

Generico: Orbene, come deve essere il sovrapposto generico per la caccia col cane da ferma? Tutta la caccia col cane da ferma, dalla quaglia alla beccaccia? Sarà un fucile sui 3 chili di peso, dalle canne di 65/66 cm con strozzatori intercambiabili, o valori fissi Cyl. e *** o **** e ** e poi ce la si gioca con le cartucce. Il calibro, uno fra il 20 e il 12, in base a preferenze ecc. (col 20, risparmieremo secchi 4 etti di peso!). Bigrillo o monogrillo, dipende dai gusti e dalle preferenze, che per me sono sempre a vantaggio dei due grilletti e calciatura certo non a pistola.

Beccacciaio: il peso scende a 2, 6/2, 7 kg; la bascula è in ergal; le canne si accorciano di 4/5 centimetri, e addirittura una - la prima - può presentare alesaggi interni e/o sottili rigature (raggiatura).

Beccaccinista e montanaro: su bascula beccacciaia in ergal ultraleggera, si alloggiano canne più lunghe, anche da 71 cm, strozzate spesso *** e *.

Marche e modelli, incisioni e altro, gradi di finitura: dipende solo dai gusti personali; fermo restando che un sovrapposto da 1.500/2.000 euro, funziona, colpisce e va né più né meno di uno da 20.000!

Ecco, qui invece non è lo stesso per i cani: ma manco per idea!

È lui, infatti, il protagonista della caccia col cane in quanto tale: il cane!

E non "ci si può fare", devi "esserci". Non si può far finta, tocca saperci fare: noi per capirlo e metterlo bene sul terreno, e lui poi, che o è di classe oppure è un pianto, un disastro a cui non c’è rimedio.

Di qui, l’obbligo assoluto di rivolgersi a allevamenti specializzati, seri, capaci da sempre di produrre elementi dalla validità media eccezionale, sia per quel che riguarda un kurzhaar da utilizzare a caccia in senso lato, sia per quel che riguarda ancor di più il cane da avviare a una caccia specialistica, oppure un soggetto con cui provare a cimentarsi nel terreno sempre arduo della cinofilia agonistica.

In bocca al lupo a tutti, e viva i grandi cani e grandi fucili!