
Ho sempre seguito volentieri i cacciatori di lepri e i loro segugi per capirne i segreti, la possibilità di tanta armonia in una muta di cani così difficile da immaginare per chi caccia come me in silenzio, da solo, con i cani da ferma.
Puntualmente ho trovato spunti di riflessione e ammirazione per quel linguaggio unico che permette a cani e conduttori di restare in contatto e capirsi nelle diverse fasi spesso concitate nei ritmi e lontane dalla vista che pure riescono a concludersi con la finalizzazione dell'azione e nelle migliori giornate con un selvatico da portare a casa. Le qualità dei cani sono il risultato di una lunga selezione zootecnica imprescindibile per ottenere soddisfazioni a caccia.
L'affiatamento fra cani e conduttore, la collaborazione dei diversi soggetti che compongono la muta sono però frutto dell'addestramento portato avanti con costanza e metodo per arrivare a cani corretti e completi nelle fasi della caccia alla lepre. Iniziamo parlando in questa occasione dei primi passi e dell'accostamento che rappresenta la prima fondamentale fase della ricerca del selvatico.
L'ambiente ideale: dove cercare la lepre?
Per addestrare un cane, è necessario prima imparare a leggere il territorio. La lepre è un animale ecotonale, vive solitamente dove due ambienti diversi si incontrano. Mentre in autunno la lepre è una creatura di abitudini consolidate, tra aprile e agosto nel periodo di addestramento dei cani il suo comportamento può assumere notevoli cambiamenti. Per il segugista, questo significa tracce fresche ma estremamente confuse; i maschi incrociano i loro percorsi inseguendo le femmine, creando un labirinto di odori che può mandare in confusione un cane giovane. Con l'esplosione della vegetazione, la lepre cambia la sua dieta, abbandona le cortecce invernali per nutrirsi di germogli teneri, trifoglio e medica. Queste zone, i cosiddetti "erbai" diventano i punti caldi per la ricerca. Con l'arrivo del caldo estivo la lepre cerca zone fresche e ombreggiate, spesso ai margini dei boschi o in fossi profondi. La capacità di emanazione della traccia cala drasticamente con le alte temperature e la secchezza del terreno, rendendo il lavoro del cane un’impresa tecnica di alto livello.
La fase dell'accostamento

Avere un cane "corretto" sulla lepre significa possedere un ausiliare che ignora la traccia di altri selvatici, del capriolo o della volpe per concentrarsi esclusivamente sulla nostra orecchiona. L'accostamento consiste nel ricostruire il percorso notturno della lepre, dalla zona di alimentazione fino al covo dove si è nascosta per il giorno. In estate, l’inizio dell’addestramento dei cuccioloni si concentra sull'accostamento perché è la prima fase, la più vicina al conduttore e anche la più cerebrale per il cane. Mentre la seguita a vista o su traccia calda dopo lo scovo è istintiva, l'accostamento è puro esercizio di logica applicata all'olfatto. È qui che si distingue il "cane da lepre" dall’inseguitore.
Il cane deve imparare a risolvere i "falli", cioè le interruzioni della traccia che la lepre crea intenzionalmente. Tipico depistaggio è l’atteggiamento di ritorno o comunemente definito “doppio” con cui la lepre torna sui suoi passi per 50-100 metri, poi compie un balzo laterale di 2 o 3 metri nel folto. Il segugio esperto, quando sente che l'emanazione svanisce perché la traccia torna indietro, non deve continuare a correre verso il nulla ma dovrebbe fermarsi, tornare sui suoi passi e iniziare a una cerca concentrica per intercettare lateralmente il punto del salto. Spesso la lepre usa sentieri battuti o strade sterrate dove l'odore fatica a fissarsi. Il cane deve imparare a non cercare l'odore esclusivamente con il naso a terra, ma anche sulle particelle d'aria e sulla vegetazione bassa ai lati dei sentieri. Ovviamente tutti questi atteggiamenti possono affinarsi soltanto con l’esperienza, perché inizialmente pur non semplificando troppo il lavoro, è opportuno mettere i cuccioloni nelle condizioni di poter incontrare e anche commettere errori utili e correggibili nelle zone di addestramento che non inibiscano ma aumentino la loro passione. Il problema principale dei segugi moderni è l'abbondanza di ungulati. Per avere un cane specialista occorre esporre il cucciolo all'odore della lepre (pelli o tracce fresche) prima di portarlo in zone frequentate da caprioli. L'obbedienza di base è poi il fondamento della correttezza. Un cane che non rientra al richiamo del cacciatore difficilmente sarà un buon compagno di caccia.
Zone di addestramento

Non tutti i terreni sono uguali. Per costruire un buon accostatore in primavera ed estate, è necessario variare. L'Erba Medica e il Trifoglio rappresentano un livello facile ideale per i cuccioli. L'umidità della vegetazione trattiene molto bene l'odore. Qui il cane impara a seguire la traccia con continuità, prendendo fiducia nelle proprie capacità. Il bosco pulito o sottobosco rado rappresentano un livello successivo dove in estate, la lepre cerca riparo dal caldo. Qui l'odore è meno persistente a causa del tappeto di foglie secche. Il cane impara a non essere frettoloso e a usare il naso con precisione. I terreni incolti o gli arati rappresentano l’ultimo livello da affrontare. Sulla terra nuda e secca, le molecole odorose si disperdono rapidamente. Un cane che riesce a risolvere un accostamento sul "duro" sotto il sole delle 9 del mattino è un soggetto di valore superiore. Arriviamo infine agli errori da evitare per il conduttore. Aiutare troppo il cucciolone uno dei più comuni. Il cacciatore conosce il territorio e sapere quali sono le zone più probabili del covo, sarebbe opportuno non forzare mai il cane portandocelo sopra. Il cane deve arrivarci da solo seguendo il filo invisibile dell'odore. Facilitare lo scovo inviterà il cane ad essere pigro nell'accostamento e ad aspettare sempre un aiuto.
Premiare l'irruenza è un altro fattore di rischio. Molti cacciatori si entusiasmano quando il cane corre a gran velocità, ma nell'accostamento, la velocità è nemica della precisione. Bisogna premiare il cane concentrato nell’indagine olfattiva, calmo, che lavora in silenzio finché non è certo della direzione.
Fondamentale è non ignorare il vento. In estate, il vento asciuga la traccia. Addestrare con vento forte di scirocco o tramontana è controproducente per un cane giovane: non trovando nulla, potrebbe frustrarsi o iniziare a seguire odori facili e alternativi come quelli dei caprioli.
L’importanza dell’orario. In estate meglio rinunciare all’uscita che uscire tardi quando la traccia è evaporata. Si rischia di insegnare al cane a inventare la traccia pur di compiacere il conduttore portandolo a dare la voce sul nulla, il terribile difetto del cane inaffidabile.
Se il cane aggancia una traccia di capriolo molto più forte e invitante di quella della lepre, il conduttore deve intervenire con un "NO" secco prima che il cane inizi la seguita. L'ideale è portarlo subito su una traccia di lepre accertata e lodarlo eccessivamente quando inizia a lavorarla. Il segugio deve associare la lepre al massimo della gratificazione.
La gestione del "Fallo"
Quando il cane perde la traccia durante l'accostamento e cade nel cosiddetto "fallo" è bene osservare la sua reazione. Il cane mediocre inizierà probabilmente a girare a vuoto, abbaiare nervosamente o cercare il padrone. Il cane promettente tace, abbassa ulteriormente il naso e inizia a fare dei cerchi metodici sempre più larghi intorno all'ultimo punto utile.
Il consiglio degli anziani cacciatori in questa situazione è sempre di restare immobili e in silenzio. È necessario lasciare che sia il cane a riflettere per risolvere la difficoltà. Mai il silenzio è d’oro per un cacciatore quanto in fase di accostamento. Sono tanti gli accorgimenti e le attenzioni da rispettare con impegno; ma assistendo allo spettacolo finale di una muta compatta e affiatata che accosta e infine scova e insegue una lepre senza sosta, difficile per un cacciatore cinofilo poter dire che non ne sia valsa la pena.










