Il silenzio del bosco all’alba è rotto solo dal calpestio leggero degli scarponi e dal respiro ritmico, quasi impercettibile, di un cane che cammina a testa bassa, incollato al terreno. Non c'è frenesia, non ci sono guaiti, ci sono un cacciatore e un cane limiere a lavoro; un animale capace di leggere ogni traccia o segnale scritti sul terreno dagli zoccoli e dal sangue dei selvatici. Il segugio limiere è uno specialista della traccia, fondamentale nella forma di caccia in girata, nella gestione faunistica e nella caccia di selezione.
A differenza dei comuni segugi che cacciano in muta e in seguito alle fasi di accostamento e scovo spingono il selvatico nella seguita, il limiere lavora rigorosamente da solo e collegato al suo conduttore.
Le peculiarità fisiche e psicologiche questi cani sono:
- Olfatto iper-sviluppato: questi segugi da traccia possiedono una densità di recettori olfattivi nettamente superiore alla media. Razze storiche come il Chien de Saint-Hubert (Bloodhound) presentano rughe sul muso e lunghe orecchie cadenti che servono letteralmente a "convogliare" le molecole odorose dal terreno direttamente verso il tartufo.
- Cerca silenziosa: il limiere lavora "muto sulla passata". Non deve abbaiare mentre segue la traccia per non allarmare il selvatico, permettendo al cacciatore di avvicinarsi a distanza utile.
- Concentrazione e "Metodicità": ha una dote psicologica chiamata fissità sulla traccia. Se incrocia una traccia fresca di un animale sano, deve avere la capacità e l’equilibrio di ignorarla per concentrarsi esclusivamente sulla pista specifica che gli è stata affidata (spesso una traccia di sangue vecchia di ore).
Gli ambienti di caccia e i selvatici
I segugi con funzione di limiere operano dove la natura si fa spesso impenetrabile e la visibilità diminuisce. L’impiego è necessario nei fitti boschi cedui dell'Appennino, tra le pietraie e i mughi delle Alpi, o nelle macchie mediterranee più fitte.

Le principali situazioni di caccia che vedono i cani da limiere coinvolti sono l'accostamento (o tracciatura preliminare): prima che inizi la battuta di caccia in girata, ossia quella forma ridotta di battuta che solitamente si svolge in ambienti ristretti che richiedono un numero di partecipanti e di cani molto minore rispetto alla classica battuta, per motivi di sicurezza e di riuscita dell’azione venatoria. Il limiere in queste circostanze, individua in silenzio il percorso seguito dal selvatico verso il luogo di rimessa diurna e riesce a delimitare con precisione la zona di rifugio degli animali, riuscendo nel singolo scovo a guidarli verso le poste dei cacciatori. Altro fondamentale campo di impiego del limiere è il recupero dei selvatici feriti nella caccia di selezione agli ungulati (caprioli, cervi, daini, camosci, cinghiali). Un tiro non perfettamente letale può far fuggire l'animale ferito nel folto del bosco. Dopo un’attesa di alcuni minuti necessaria a far sì che si fermi e in stato di quiete, si procede con il cane limiere alla ricostruzione della traccia ematica e dunque del percorso svolto dal selvatico fino al suo reperimento e recupero, un atto etico e pratico imprescindibile in cui il cane limiere svolge un ruolo da protagonista assoluto.
Le razze d'elezione, il Dachsbracke

Non tutti i cani possono fare i limieri, ne esistono alcune nate e selezionate quasi esclusivamente per questo scopo: il Dachsbracke è uno di questi cani. Il collegamento con il conduttore è uno dei suoi pregi fondamentali. Collegato alla "lunga" (il guinzaglio da traccia), il Dachsbracke cambia completamente atteggiamento rispetto a quando è in azione libera e può essere impiegato anche nella battuta di caccia in girata. La lettura delle passate fredde: Il cane analizza le tracce lasciate dai cinghiali o dai cervidi molte ore prima (la notte precedente). Avanza a testa bassa, con un'andatura lenta e cadenzata dettata dalle sue zampe corte. Questa lentezza, che potrebbe sembrare uno svantaggio, è in realtà un pregio tecnico enorme: il cane non "sorvola" le molecole odorose, non commette errori di fretta e decodifica anche i passaggi più deboli.
L'indicazione della rimessa: Quando il Dachsbracke avverte che il selvatico è vicino con un atteggiamento e un movimento della coda che si fa frenetico, il corpo, già caratteristico per la poca lunghezza degli arti si schiaccia ulteriormente verso terra e il cane mostra una tensione muscolare vibrante.
Quando si parla di recupero di ungulati feriti, quindi di segugi da sangue, il Dachsbracke occupa un posto di rilievo insieme ad altri segugi specialisti come il segugio Annoveriano e il Bavarese. Rispetto a loro, il Dachsbracke offre vantaggi tecnici specifici legati alla sua morfologia e alla sua selezione genetica, agile anche nei terreni più impervi e resistente nel lungo lavoro costante, molto abile nel discernimento delle tracce nel bosco. Il recupero non avviene quasi mai in una comoda zona pulita. Gli animali feriti cercano la salvezza nel "buio", ossia nei luoghi più fitte, nei roveti impenetrabili e nei cunicoli creati dalla vegetazione. Il Dachsbracke, con il suo baricentro basso e la sua eccezionale forza toracica, passa sotto i rovi. Scivola dove l'uomo deve procedere carponi, mantenendo una costanza di trazione sulla traccia che facilita il lavoro del conduttore.
Le fasi del recupero: Il "Fermo" e l'Abbaio al Morto
Il lavoro del Dachsbracke non si esaurisce seguendo la traccia. Il finale del recupero può presentare due scenari opposti, in cui il cane deve dimostrare la sua versatilità:
L’abbaio al morto, sulle spoglie del selvatico caduto
Il cane conduce il conduttore fino al corpo dell'animale ormai privo di vita. Giunto sul posto, il Dachsbracke si siede o si accovaccia accanto alla spoglia e inizia a lanciare un abbaio profondo, ritmico e fiero. Questo comportamento (istintivo ma affinato dall'addestramento) serve a guidare il conduttore che, nel folto della vegetazione, potrebbe aver perso di vista il cane o non riuscire a individuare la preda.
L’abbaio a fermo, su selvatico ferito o in fuga
Se l'animale ferito si alza dal covo all'arrivo del binomio, il conduttore sgancia immediatamente il Dachsbracke dalla lunga. Il cane si trasforma: da lento tracciatore diventa un tenace inseguitore. Una volta raggiunto l'animale debilitato, il Dachsbracke lo "inchioda" sul posto con l’abbaio a fermo a brevissima distanza di sicurezza, bloccandone la fuga e permettendo al conduttore di raggiungere il selvatico per sparare il colpo di grazia e concludere nel modo eticamente corretto un lavoro di squadra che rappresenterà una soddisfazione e una risorsa sulla mensa del cacciatore.










