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Lupo e allevamento: un problema da affrontare

Gli avvistamenti continui e gli attacchi alle greggi dal nord al sud del Paese che si ripetono ormai da anni anche in zone non vocate alla specie, confermano la diffusione fuori controllo del lupo in Italia. Proprio le aree non vocate, quelle collinari o periferiche sono quelle che destano maggior preoccupazione sia per i gravi danni economici causati dalla presenza eccessiva del predatore agli allevamenti, sia per le conseguenze che questo squilibrio ambientale rischia di comportare come l’abbandono delle attività e delle zone rurali da parte dell’uomo, nello specifico degli agricoltori non tutelati e incapaci di fronteggiare da soli tali difficoltà. Allo stato attuale, tra Lupi appenninici, Lupi provenienti dalla Francia ed ibridi tra cani e lupo (altra importante problematica)  si parla di circa 10.000 capi più un numero non precisato di Cani rinselvatichiti.   

Per avere un termine di paragone basti pensare che negli anni '70 i Lupi appenninici ammontavano a circa 400 esemplari. Esistono zone in cui la presenza del lupo è sostenibile e necessaria come le aree tipicamente montane dove la specie è sempre stata presente regolando la catena di cui è parte integrante. È facilmente comprensibile come la situazione cambi quando questo predatore si diffonde in aree antropizzate e periferiche in cui come tutti i predatori colpisce sempre l’anello più debole della catena alimentare, per cui che siano tanti o pochi gli ungulati e i cinghiali presenti, il lupo preferirà sempre pecore, capre, cavalli, e bovini.

Il problema della gestione del Lupo viene già affrontato in altre nazioni della Comunità Europea, ma in modo sicuramente più concreto e meno timido rispetto all’Italia in cui non si arriva mai a un piano di intervento reale fino allo stato di emergenza. Si pensi che, ad esempio, in Norvegia il problema è stato preso in mano dal Ministro dell’Ambiente Vidar Helgese il quale ha autorizzato l’abbattimento di due branchi di Lupi, per un totale di 12 esemplari, che vivevano al di fuori di quella zona all’interno del quale il Lupo può vivere indisturbato. Questa suddivisione geografica posta in essere dal Governo svedese, cerca di far convivere pacificamente, in territorio già difficile dal punto di vista climatico, diverse specie tra cui appunto i Lupi, le Alci e l’uomo con i suoi pascoli e il proprio bestiame. È impossibile pensare di abbandonare all’indifferenza la richiesta di aiuto da parte del mondo agricolo che vede la sua sopravvivenza condizionata da mancate decisioni o resistenze provenienti sempre dalle stesse fazioni di natura ideologica e quasi mai scientifica. 

Noi di all4hunters abbiamo voluto invece ascoltare la testimonianza diretta di un allevatore del centro Italia coinvolto direttamente dal problema in questione, perché riteniamo il confronto diretto fra le parti uno dei modi più chiari e utili per affrontare razionalmente ogni problematica. È una questione di democrazia, di giustizia sociale oltre che di ecologia. 

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