AMT AutoMag II e Grendel P30 le “mini Magnum” in calibro .22 WMR in diretta dagli anni Novanta.

A prima vista, il .22 Winchester Magnum può sembrare semplicemente il fratello maggiore e più potente del .22 Long Rifle. Negli Stati Uniti occupa una nicchia particolare anche nel settore delle munizioni per difesa, perché cartucce e armi a percussione anulare sono classificate diversamente rispetto a quelle a percussione centrale.  

Prima dell’affermazione del .22 Hornet, all’inizio degli anni Ottanta, il .22 Winchester Magnum era una cartuccia molto apprezzata per la caccia alla piccola selvaggina, dalla volpe alla lepre e, in tempi ormai lontani, anche a corvidi e rapaci. Oggi il suo ruolo è più marginale, anche perché il .22 Hornet gli ha sottratto spazio, soprattutto nel tiro venatorio, laddove consentito. Rispetto al popolare .22 Long Rifle, tuttavia, il .22 WMR presenta un bossolo più lungo e prestazioni superiori: differenze che, nelle armi semiautomatiche e in particolare nelle pistole, influenzano in modo significativo il funzionamento.  

Il .22 Winchester Magnum utilizza una carica di polvere dalla combustione relativamente lenta, con un incremento della pressione più progressivo rispetto al .22 LR. In un fucile combinato o in una carabina a ripetizione questo non crea particolari problemi, perché l’estrazione del bossolo e il successivo caricamento avvengono senza dipendere dai tempi del ciclo automatico. In una semiautomatica, invece, il bossolo cilindrico del .22 WMR, sensibilmente più lungo di quello del .22 LR, deve aver già scaricato buona parte della pressione ed essersi sufficientemente contratto prima dell’estrazione; allo stesso tempo deve rimanere energia sufficiente per azionare l’otturatore. A complicare ulteriormente le cose c’è il collarino contenente l’innesco, che rende meno lineare l’alimentazione dal caricatore alla camera e la successiva estrazione rispetto a un bossolo dotato di solco. 

La pistola semiautomatica AMT AutoMag II in .22 WMR

La AMT AutoMag II in calibro .22 Winchester Magnum è realizzata interamente in acciaio inossidabile. 

Il nome AutoMag richiama immediatamente la celebre pistola in calibro .44 AM con otturatore a testina rotante. Dopo la notorietà ottenuta anche grazie alla presenza nella saga cinematografica dell’ispettore Callaghan, AMT attraversò diversi cambiamenti societari e la famiglia AutoMag si ampliò con numerose varianti. La AMT AutoMag II fu prodotta dal 1987 al 1999 da Arcadia Machine & Tool a Pasadena, in California, e successivamente, fino al 2018, da High Standard a Houston, Texas. 

La sicura della AutoMag II agisce sul percussore. La tacca di mira regolabile Millett è incassata nel carrello nello stile della Colt Gold Cup ed è fissata mediante un perno. 

L’arma è costruita interamente in acciaio inossidabile e presenta una qualità di lavorazione notevole. Le guancette sono in materiale sintetico, mentre il ritegno del caricatore si trova alla base dell’impugnatura. Lo scatto è in singola azione con cane esterno. Le analogie con la AutoMag originale di maggior calibro, tuttavia, finiscono sostanzialmente qui. La AutoMag II adotta infatti soluzioni differenti in diversi punti fondamentali: al posto della sicura (che agisce sul cane e sul grilletto) controllata da una leva sul fusto, monta una sicura (che agisce sul percussore) con leva di comando sul lato sinistro del carrello; inoltre, rispetto alla AutoMag originale, monta un carrello parzialmente scheletrato ma dalla forma più convenzionale. Nel complesso è una pistola che mostra chiaramente la propria origine progettuale negli anni Ottanta. 

Uno sguardo all’interno della AMT AutoMag II

L’acciaio inossidabile era il materiale d’elezione per la AutoMag II. Il pulsante a molla alla base dell’impugnatura trattiene il caricatore monofilare in lamiera. 

Per gestire l’andamento della pressione, AMT realizzò 18 fori disposti con un angolo di 90° nella camera di cartuccia, davanti e ai lati del bossolo. All’esterno della camera è presente un manicotto che sigilla il sistema. Al momento dello sparo, una parte dei gas passa nello spazio compreso tra il manicotto e la parete esterna della camera; attraverso i fori longitudinali, la pressione agisce quindi sul bossolo, contrastandone l’aderenza alle pareti e facilitandone l’estrazione. Dall’esterno non si nota quasi nulla, grazie alla buona lavorazione: è necessario osservare la camera di cartuccia per rendersi conto della complessità della soluzione. AMT affrontò il problema dell’alimentazione adottando un caricatore monofilare da nove colpi, oppure da sette nella versione compatta. In questo modo i collarini delle cartucce si dispongono uno davanti all’altro, come avviene nella maggior parte delle pistole in .22 LR. Il carrello è inoltre ampiamente alleggerito e aperto, lasciando molto spazio all’espulsione del bossolo e favorendo il raffreddamento. La AutoMag II si dimostra precisa e affidabile, anche se una capacità di nove o sette colpi in .22 Magnum, abbinata a uno scatto in singola azione, non la rende particolarmente convincente come arma da difesa. Un aspetto positivo è invece la sicura sul percussore, che consente di abbattere il cane in condizioni di maggiore sicurezza e rappresenta un vantaggio nella manipolazione. 

Dati tecnici: AMT AutoMag II 

Modello:

AMT AutoMag II

Prezzo di listino:

circa 295 dollari USA (1987)

Calibro:

.22 Win. Mag.

Capacità:

9 cartucce (7 nella versione compatta)

Lunghezza:

197 mm

Peso di scatto:

910 g

Peso:

850 g

Lunghezza canna

110 mm (4,5", prodotta anche con canna da 6")

Caratteristiche

Chiusura labile a massa con fori di sfogo dei gas nella camera di cartuccia; acciaio inossidabile; guancette sintetiche; sicura manuale del percussore.

Sotto la lente: la Grendel P30 

Durante gli anni di produzione della AutoMag II, anche la Grendel Inc., azienda attiva dal 1987 al 1994, presentò una propria pistola in calibro .22 Winchester Magnum. Grendel fu una delle due aziende armiere fondate da George Lars Magnus Kellgren, nato in Svezia con il nome Göran. Prima di trasferirsi negli Stati Uniti nel 1979, Kellgren aveva lavorato come progettista di armi per Husqvarna e Swedish Interdynamics. Negli USA entrò inizialmente in Interdynamic USA, filiale della società svedese, che produsse modelli come TEC-9 e TEC-22. Queste armi, originariamente caratterizzate da un funzionamento a otturatore aperto, crearono problemi con l’ATF, allora Bureau of Alcohol, Tobacco & Firearms, per la relativa facilità con cui potevano essere convertite al tiro automatico. La notorietà delle conversioni full-auto, apparse anche nella serie televisiva Miami Vice, aumentò ulteriormente la pressione per il ritiro di tali versioni dal mercato. Con la TEC-DC9, Intratec passò quindi al funzionamento a otturatore chiuso. Parallelamente all’attività di Grendel, dal 1991 Kellgren avviò in Florida KelTec, tuttora attiva, iniziando la produzione di armi quattro anni più tardi.  

Nella sua breve storia Grendel Inc. produsse tre modelli di pistola. Nel 1988 arrivò la Grendel P10, una subcompatta in calibro .380 ACP con scatto in sola doppia azione e chiusura labile. La P10 veniva alimentata dall’alto mediante lastrine di caricamento tipo AR-15. Nel 1991 seguì la Grendel P12, dotata di caricatore con capacità variabile da 9 a 12 cartucce. Entrambi i modelli utilizzavano un fusto in Zytel, un polimero rinforzato con fibra di vetro non ideale per alcuni componenti particolarmente sollecitati; lo stesso materiale veniva impiegato anche per i caricatori. Dal 1990 al 1994 Grendel produsse inoltre la P30, progettata da Kellgren con una marcata attenzione alla leggerezza. La pistola utilizza una chiusura labile (a massa) e affronta il problema della pressione del .22 WMR mediante scanalature di sfogo nella camera, che consentono ai gas di circondare parzialmente il bossolo prima dell’estrazione. È possibile che Kellgren abbia tratto ispirazione dalla Colt Gold Cup in .38 Wadcutter e, con maggiore probabilità, dal sistema a camera scanalata dell’Heckler & Koch G3 o dell’MP5. Il G3 doveva essergli ben noto anche per il servizio militare svolto in Svezia, dove veniva prodotto su licenza da Husqvarna come Automatkarabiner 4, o Ak4. 

La finitura del fusto della Grendel P30 è piuttosto spartana. I caricatori bifilari in Zytel sono delicati e richiedono particolare attenzione. 

Nonostante la camera scanalata, la P30 rimane piuttosto sensibile al tipo di munizione; nella prova si è dimostrata adatta la cartuccia Winchester con palla semicamiciata. La caratteristica più evidente della P30 è però il caricatore, dalla notevole capacità di 30 colpi. Le cartucce .22 Magnum si dispongono a zig-zag e l’alimentazione funziona bene, almeno finché non cedono le delicate labbra del caricatore. Oggi i ricambi per la Grendel P30 sono difficili da reperire e, di conseguenza, i caricatori in Zytel vanno trattati con grande cautela: urti e forzature possono facilmente danneggiarli. L’ergonomia, del resto, non sembra essere stata la priorità del progetto. Manca un dispositivo di arresto del carrello e, nella posizione di fuoco, la leva della sicura presenta uno spigolo che può risultare fastidioso sulla mano. 

La carenatura posteriore della P30 è in materiale sintetico e integra una tacca di mira fissa. Con la sicura disinserita, la leva può premere in modo poco confortevole contro la mano che impugna l’arma. 

A differenza della AutoMag II, che per impostazione generale ricorda piuttosto da vicino la Colt M1911, la Grende P30 segue una strada propria anche nella meccanica. Utilizza un cane interno, concettualmente simile a quello della Sauer & Sohn M38, con sicura a leva ambidestra che agisce sul gruppo di scatto. Il grilletto lavora esclusivamente in singola azione. Il pulsante di sgancio del caricatore è collocato sull’impugnatura. Per lo smontaggio, in modo non dissimile dall’Astra 600, occorre innanzitutto svitare il tappo sulla volata; dopo aver rimosso la molla di recupero e la relativa asta di guida davanti al fusto, il carrello può essere sollevato posteriormente e sfilato in avanti. La Grendel P30 fu proposta con canna da cinque oppure otto pollici e anche in versione carabina. L’esemplare illustrato è quello con canna da cinque pollici. 

Dati tecnici: Grendel P30

Modello:

Grendel Inc. P 30

Prezzo di listino:

circa 400 dollari USA (1994)

Calibro:

.22 Win. Mag.

Capacità:

30 cartucce

Lunghezza:

216 mm

Peso (caricatore vuoto incluso):

850 g

Lunghezza canna

5” (125 mm)

Caratteristiche

Chiusura labile; camera di cartuccia con scanalature di sfogo; fusto in Zytel; cane interno; sicura manuale; scatto in singola azione; caricatore bifilare. 

AMT AutoMag II e Grendel P30 alla prova di tiro 

La AMT AutoMag II offre una buona ergonomia e rosate soddisfacenti. Il funzionamento è affidabile e, a 25 metri, mantenere i colpi nel nero del bersaglio non rappresenta un problema. Lo scatto è netto e ben definito. La Grendel P30 risulta un po’ meno precisa e presenta alcune peculiarità operative: la sicura tende a premere nella zona alla base del pollice, la pistola preferisce determinate munizioni e richiede una lubrificazione regolare. Durante la prova non si sono invece manifestati i problemi di estrazione segnalati in alcuni forum. Lo scatto appare piuttosto spugnoso. Entrambe le pistole producono una vistosa fiammata alla volata, un comportamento non sorprendente considerando che il .22 Winchester Magnum nasce come cartuccia da carabina. 

Conclusioni: AMT AutoMag II e Grendel P30 in .22 Magnum 

Entrambe le pistole, se correttamente lubrificate, si dimostrano affidabili, sufficientemente precise e piacevoli da utilizzare al poligono. La AutoMag II, ormai fuori produzione, è un’arma estremamente robusta che può interessare sia gli appassionati dell’estetica AutoMag sia chi cerca qualcosa di più energico del .22 LR. La praticità d’impiego non è il suo punto forte e oggi il modello riveste soprattutto un interesse storico e collezionistico. La Grendel P30 è ancora più delicata: come accade per la Heckler & Koch P9S con il suo tampone, anche qui esiste un punto debole ben preciso, rappresentato dai labbri in materiale sintetico del caricatore. D’altra parte, la capacità di 30 colpi, il peso contenuto e le dimensioni compatte restano caratteristiche interessanti. Il problema è che qualunque componente danneggiato può essere molto difficile da sostituire. Anche la P30 va quindi considerata soprattutto come una curiosità tecnico-storica da portare occasionalmente al poligono. Dal 2010 il concetto della Grendel P30 sopravvive nella KelTec PMR-30, che introduce importanti miglioramenti nei materiali e nell’ergonomia, rinunciando però alla camera scanalata per lo sfogo dei gas. 


Testo: Karsten Stern
Redazione: Hamza Malalla

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