Innovative Arms è un’azienda statunitense con sede in South Carolina specializzata nello sviluppo e nella produzione di suppressor e sistemi integrati per armi lunghe e corte. Il marchio si è costruito una nicchia nel mercato americano grazie a una gamma orientata soprattutto alle soluzioni “integrally suppressed”, cioè piattaforme in cui soppressore e canna formano un unico sistema progettato in origine per lavorare in tandem.
Nel catalogo online trovano spazio silenziatori per impiego civile e professionale, modelli quick attach per piattaforme AR e AK, oltre a diversi progetti integrati dedicati a PCC e carabine bolt-action. Tra i prodotti più conosciuti figurano la serie IA-SC9 per CZ Scorpion EVO, i sistemi integrali per Ruger 10/22 e varie configurazioni dedicate al .300 Blackout e al 9x19 mm.
Ma oggi non vogliamo parlare di prodotti innovativi nel senso stretto del termine, ma di quello che si potrebbe definire un esercizio di stile e un omaggio a una delle prime pistole silenziate della storia, che Innovative Arms ha deciso di riproporre in edizione speciale e a tiratura limitata: la Welrod. Prima di parlare della versione contemporanea, ricapitoliamo la storia dell’arma originale.
La pistola Welrod, capostipite delle armi per azioni clandestine
La Welrod era una pistola silenziata progettata specificamente per operazioni clandestine e sviluppata nel Regno Unito durante la Seconda guerra mondiale dall’Inter-Services Research Bureau, successivamente associato al SOE (Special Operations Executive). Camerata principalmente in 9×19 mm (Mk I) e .32 ACP (Mk II), la Welrod impiegava un sistema a otturatore manuale rotante che eliminava la firma acustica normalmente prodotta dal ciclo semiautomatico. Il soppressore integrato, costituito da camere di espansione e guarnizioni in gomma (“wipes”), riduceva il rumore dello sparo a livelli eccezionalmente bassi per l’epoca, al punto che spesso risultava più udibile l’impatto del proiettile che il colpo stesso.

La Welrod era ottimizzata per eliminazioni clandestine a distanza molto ravvicinata, generalmente entro 5–10 metri, dove precisione e discrezione acustica erano fattori essenziali. Il caricatore fungeva anche da impugnatura, riducendo al minimo l’ingombro esterno e facilitando l’occultamento sotto abiti civili o in kit operativi compatti. L’assenza di parti in movimento durante lo sparo diminuiva sensibilmente la fiammata di bocca e la rumorosità meccanica, caratteristiche particolarmente vantaggiose durante infiltrazioni notturne. Operatori impegnati in missioni di spionaggio, sabotaggio o collegamento con reti di resistenza potevano neutralizzare sentinelle senza compromettere immediatamente la propria posizione attraverso il rilevamento del rumore di sparo. Tuttavia, le membrane del soppressore tendevano a deteriorarsi con l’uso, causando una progressiva perdita di efficacia nella riduzione del rumore di sparo e richiedendo sostituzioni periodiche. La cadenza di tiro estremamente ridotta e la limitata capacità del caricatore riflettevano il ruolo previsto dell’arma come strumento specialistico per eliminazioni mirate, piuttosto che come arma da combattimento convenzionale. Ancora oggi, la Welrod è considerata uno degli esempi più raffinati di arma da fuoco progettata specificamente per operazioni coperte di intelligence e infiltrazione.
Anche se trattandosi di un’arma destinata a o operazioni clandestine non si hanno dati ufficiali, la Welrod fu sicuramente usata dalle forze speciali britanniche nella guerra delle Falkland e nell’operazione Desert Storm in Iraq. Alcuni esemplari, inoltre, erano in attesa di entrare in azione negli arsenali clandestini approntati in previsione dell’operazione Gladio. La versione in calibro 9x19 fu abbandonata quasi subito a favore di quella in calibro .32 ACP (7,65 Browning) che invece si dimostrò molto efficiente. Fu prodotta e adottata anche negli USA e distribuita ad agenti sotto copertura in Vietnam.
Oggi la Welrod Mk II torna a rivivere come esercizio di stile della Innovative Arms come prodotto esclusivo e realizzato in edizione limitata. La versione modernizzata della Welrod MK II replica totalmente l’estetica dell’originale, ma è anche un aggiornamento innovativo che garantisce funzionalità, precisione e un livello di soppressione dell’impronta sonora superiori.
La replica di Innovative Arms monta una canna lunga 3,7 pollici (93 millimetri) integrata nel silenziatore. La pistola funziona a ripetizione manuale con un otturatore ruotante che si aziona tramite una rotella zigrinata. L’alimentazione è fornita da un caricatore monofilare che funge anche da impugnatura. Contiene in totale otto cartucce (ma si consiglia di mettercene solo sei) e una volta separato dal resto della pistola la rende difficilmente identificabile come un’arma. Si tratta di un aspetto della Welrod cercato e voluto, che ne facilitava il trasporto clandestino e che le fece guadagnare il nomignolo di “pompa da bicicletta” proprio per il suo aspetto fuorviante.
Il grilletto, che comanda lo scatto in singola azione, è molto spartano: poco più di una barra di acciaio piegata a L, ma fa il suo lavoro, così come la leva della sicura automatica sull’impugnatura che è un pezzo di lamiera tranciata e stampata. Sarebbe sbagliato considerare questi dettagli brutali come difetti: fanno parte dell’arma e del suo progetto. Non dimentichiamoci che chi pensò armi iconiche come la Welrod o la Liberator aveva un compito ingrato: creare armi che prima non esistevano usando risorse limitatissime e senza un secondo di tempo da perdere. Nessuno sano di mente avrebbe mai pensato a un’estetica aggraziata o a dettagli leziosi su una pistola da paracadutare alla resistenza, o da affidare agli agenti infiltrati sotto copertura.
Gli organi di mira della pistola Welrod sono rudimentali, con una tacca di mira fissa e un mirino con riferimento luminescente al trizio. Visto l’impiego elettivo della pistola, ovvero il tiro di soppressione a breve distanza, e possibilmente al buio, tutto sommato sono più che adeguati. Nel suo sito Innovative Arms dichiara comunque che la sua versione moderna è stata testata sul bersaglio alla distanza di 50 metri e in questo sicuramente si distingue dall’originale che aveva fama di essere poco precisa appena la distanza del bersaglio superava pochi metri. Un’altra differenza tra l’originale e la replica è che se la prima era interamente costruita in acciaio stampata, la versione moderna impiega anche parti in alluminio, anche se il peso totale rimane identico (1 chilogrammo). Un’altra differenza riguarda la durata delle guarnizioni in gomma interne: sul modello originale avevano una durata di circa venti colpi, mentre sulla replica la loro durata è nettamente superiore. La lunghezza totale della pistola è invece identica, pari a 31 centimetri.
Da notare che non è la prima volta che appare sul mercato una pistola basata sul progetto Welrod. Circa una decina di anni fa fu infatti presentata sul mercato la B&T VP9 in calibro 9x19 millimetri che pur essendo dichiaratamente destinata a un uso civile (la sigla significa Veterinary Pistol – pistola veterinaria) è di fatto una versione attualizzata della Welrod che può anche essere equipaggiata con una torcia supplementare. La VP9 si è poi evoluta in una versione chiamata Station Six dove la canna e il silenziatore non sono più integrali, ma separabili.
Veniamo ora alle dolenti note: il prezzo di listino della Welrod di Innovative Arms costa circa 4800 dollari (circa xxx euro) che non sono pochi, ma sono sempre meno dei 7-10 mila richiesti per una Welrod d’epoca (sempre che nel paese dove abitate sia legale comprarla). Visto che per noi italiani originale e replica sono comunque destinati a restare un sogno proibito, facciamo come la volpe con l’uva e limitiamoci a osservare che comunque è un po’ troppo cara.










