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Letteratura venatoria: Piero Pieroni, "La beccaccia nel whisky"

Dalle pitture rupestri, alle arti figurative, passando attraverso la letteratura, sono tante le opere con le quali gli uomini dalla notte dei tempi testimoniano, tramandano e condividono il legame profondo e irrinunciabile con la natura e la caccia. Tanti sono infatti gli aspetti che vengono chiamati in causa nel rituale della caccia ancora oggi condiviso dagli appassionati, coinvolti da sempre sia in senso pratico che spirituale nell’atto venatorio. Uomini che hanno visto cambiare il proprio ruolo nel tempo e nelle diverse culture di appartenenza, ma accomunati da un orizzonte di sensazioni, immagini, emozioni innate che trovano solo nel contatto con la natura la propria espressione. Un contatto diretto, concreto ed estremamente coinvolgente con il mondo selvaggio nei suoi ritmi reali, senza alterazioni o interpretazioni che solo un osservatore esterno può definire contraddittorio. Un modo di vivere, di interpretare e collaborare al rispetto della natura fatto di legami e sensazioni profonde a cui molti artisti e autori hanno dato nel tempo parole e immagini descrittive.

La caccia e la letteratura di Piero Pieroni

Persone ancora capaci di stupirsi di fronte ai colori di un’aurora in montagna o un tramonto fra le colline. Di tutto questo del rapporto con la vita e i suoi elementi di cui fa necessariamente parte anche la morte parla Piero Pieroni e lo fa appunto attraverso la caccia, che era anche il suo punto di vista sul mondo. 

Uomo eclettico, nato nel 1929 a Firenze e scomparso prematuramente nel 2007. Antropologo, giornalista e studioso di popoli e culture lontane come i nativi americani di cui era profondo conoscitore e scrittore prolifico con molte opere descrittive e narrative a loro dedicate e più in generale all’epopea del West. La sua terra d’origine a cavallo fra l’Umbria e la Toscana, la Valle del Niccone è uno dei teatri principali delle sue opere legate alla narrativa venatoria, anche se non mancano molti riferimenti e racconti delle tante esperienze vissute fra i monti e le pianure dei Balcani, in quella che ai suoi tempi era la Jugoslavia. 

Il primo libro che ci apprestiamo a commentare nella nostra rubrica letteraria è uno dei più celebri di Pieroni, "La beccaccia nel Whisky", in cui sono raccolte riflessioni, diari di caccia e racconti di un mondo sospeso fra il ricordo e il sogno, una dimensione onirica eppure concretissima della caccia, con descrizioni di ambienti, selvatici, uomini e soprattutto emozioni che ci sembra di condividere sul campo con l’autore. Sono valori e sentimenti umani universali quelli infatti che prendono forma nei momenti di caccia descritti in modo diretto ma sempre raffinato dall’autore.  

Selvatici e uomini assumono spesso connotati simili e simbolici; la testimonianza struggente e lucida di un mondo che sta cambiando inevitabilmente abbandonando le sue tradizioni rurali e i suoi valori umani è evidente. Parole e aneddoti risuonano come profezie nei confronti di un progresso tecnologico prossimo a diventare imperante sulla natura lasciando spazio a un mondo in cui l’uomo si sta illudendo di essere protagonista e indiscusso dominatore, rinunciando in realtà alla propria anima.

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