All4shooters Basics: tutto quello che avete sempre voluto sapere sui calibri, spiegato bene.

La prima puntata di questa serie dedicata alla balistica non poteva che essere dedicata al concetto più importante: il calibro. 

Vi sarà sicuramente capitato di leggere sui giornali o ascoltare in televisione espressioni come "pistola calibro 45 mm". Chiunque abbia anche solo una minima familiarità con le armi sa immediatamente che si tratta di una definizione tecnicamente errata. Ma quanti conoscono davvero il significato delle diverse denominazioni dei calibri e delle cartucce? 

In questo primo appuntamento di All4shooters Basics analizzeremo le differenze tra il sistema metrico e quello anglosassone, il significato delle numerose sigle che accompagnano le cartucce e la logica che si nasconde dietro una nomenclatura che, a prima vista, può sembrare complessa. 

Prima di entrare nel dettaglio è necessaria una precisazione. Descrivere ogni singolo calibro, tutte le varianti esistenti e le relative caricature richiederebbe un intero manuale e non un semplice articolo. L'obiettivo di questa guida è invece fornire gli strumenti per comprendere il principio con cui vengono identificati i calibri moderni. Una volta assimilate queste regole sarà molto più semplice interpretare la denominazione della maggior parte delle cartucce oggi disponibili sul mercato, comprese quelle che nel tempo hanno mantenuto nomi storici oppure derivati dai progettisti o dalle aziende che le hanno sviluppate. 

Anche il termine calibro ha una storia molto antica. L'inglese caliber deriva dal francese calibre, che a sua volta affonda le proprie radici nell'arabo qālib, una parola utilizzata per indicare uno stampo o una forma. 

Grafico: Corse, Mosse, Caselle
In una canna rigata, le scanalature a spirale imprimono una rotazione al proiettile, stabilizzandolo in volo. L’ illustrazione mostra il diametro tra i vuoti (a sinistra), il diametro tra i pieni (al centro) e il diametro del proiettile (a destra). Per maggiore chiarezza, le misure non sono in proporzione.

Che cos'è realmente il calibro? 

Nel linguaggio armiero il termine calibro indica generalmente il diametro interno della canna di un'arma da fuoco e, per estensione, il diametro del proiettile destinato a essere sparato attraverso di essa. 

Quando si parla di canne rigate, come quelle delle carabine e della quasi totalità delle pistole moderne, la questione diventa però più articolata. All'interno della canna esistono infatti due misure differenti. 

La prima è il diametro tra i pieni, cioè la distanza misurata tra le creste della rigatura. La seconda è il diametro tra i vuoti, ovvero la misura rilevata sul fondo delle righe. 

È proprio questa differenza che genera uno dei primi dubbi di chi si avvicina al tiro. Per poter essere stabilizzato durante il volo, il proiettile deve impegnare la rigatura della canna; per questo motivo il suo diametro è normalmente leggermente superiore rispetto al diametro tra i pieni. Durante il passaggio lungo la canna il proiettile viene inciso dalle righe, acquisendo la rotazione che ne garantisce la stabilità una volta uscito dalla volata. 

Le armi ad avancarica seguono invece un principio differente. Le tradizionali palle sferiche in piombo vengono introdotte dalla bocca della canna e sono volutamente leggermente più piccole del diametro interno. Lo spazio residuo viene compensato da una pezzuola in tessuto o carta lubrificata, che assicura la tenuta dei gas e permette al proiettile di impegnare correttamente la rigatura durante lo sparo. 

Tutto ebbe inizio con i cannoni 

Rottweil Special Trap 24 grammi
Le Rottweil Game Edition Goose sono munizioni per fucile da caccia 12/76 Magnum senza piombo, caricate con 35 grammi di pallini in ferro dolce, progettate per garantire un’elevata velocità dei pallini nelle situazioni di caccia più impegnative.

Il concetto di calibro nasce con l'artiglieria. 

Quando, verso la metà del XIV secolo, comparvero i primi cannoni europei, la standardizzazione non rappresentava ancora una priorità. Le bocche da fuoco utilizzavano qualsiasi materiale disponibile come munizionamento, comprese pietre raccolte nei campi o lungo i fiumi, rendendo poco importante il diametro esatto della canna. 

La situazione cambiò all'inizio del XV secolo, quando iniziarono a diffondersi palle di pietra realizzate con dimensioni uniformi. La necessità di standardizzare il munizionamento divenne rapidamente fondamentale dal punto di vista logistico: senza misure comuni ogni cannone avrebbe richiesto proiettili dedicati, complicando enormemente il trasporto e il rifornimento delle artiglierie durante le campagne militari. 

Agli inizi del XVI secolo le canne venivano ormai alesate con maggiore precisione. In quel periodo Georg Hartmann, vicario di Norimberga, sviluppò uno dei primi sistemi pratici di classificazione dei calibri. Curiosamente, il metodo non prevedeva la misurazione del diametro della canna, bensì il peso della palla di pietra che poteva essere sparata attraverso di essa. Per molti secoli, quindi, i grandi pezzi d'artiglieria vennero identificati principalmente in base al peso del loro proiettile anziché alle dimensioni della canna. 

Dal calibro dei fucili a canna liscia al sistema metrico e imperiale

Dai cannoni ai fucili: come nasce il sistema Gauge 

Con il passare dei secoli il sistema utilizzato per classificare i cannoni si evolse insieme ai materiali impiegati per la costruzione dei proiettili. Le palle di pietra lasciarono progressivamente spazio a quelle in piombo e successivamente in ferro, ma il principio di classificazione rimase sostanzialmente invariato. Esisteva tuttavia un problema non trascurabile: ogni Paese adottava una propria unità di misura della libbra, rendendo difficile confrontare direttamente i calibri delle artiglierie europee. 

Furono gli inglesi a standardizzare definitivamente il sistema utilizzando come riferimento la libbra imperiale, pari a 453,6 grammi. Da questa convenzione storica deriva ancora oggi la classificazione dei fucili a canna liscia, conosciuta come Gauge. 

Il principio è semplice quanto ingegnoso. Un fucile calibro 4 prende il nome dal fatto che da una libbra di piombo è possibile ricavare quattro sfere perfettamente adatte al diametro della sua canna. Analogamente, un calibro 12 utilizza una sfera che rappresenta un dodicesimo della stessa libbra. 

Da qui nasce una caratteristica che spesso sorprende chi si avvicina per la prima volta al mondo delle armi: più il numero del calibro è basso, maggiore è il diametro della canna. Per questo motivo un calibro 12 possiede una canna più larga di un calibro 20, mentre un raro calibro 4 destinato alla caccia ai grandi selvatici risulta ancora più imponente. 

Cosa significano le sigle 12/70 e 12/76? 

Nelle moderne cartucce per fucile a canna liscia il numero del calibro è quasi sempre seguito da una seconda indicazione, come nel caso delle diffusissime 12/70 oppure 12/76. 

Questo secondo valore indica la lunghezza del bossolo dopo lo sparo, espressa in millimetri. Una cartuccia 12/70 sviluppa quindi un bossolo lungo 70 mm, mentre una 12/76 raggiunge una lunghezza di 76 mm una volta aperta dopo l'accensione della carica. 

Questa differenza non è soltanto teorica, ma ha importanti implicazioni in termini di sicurezza. Una cartuccia 12/70 può essere utilizzata senza problemi in un fucile camerato 12/76, mentre la situazione inversa è potenzialmente pericolosa. Sparare una cartuccia da 76 mm in una camera progettata per il 70 mm può impedire la completa apertura della borra e del bossolo, provocando un aumento anomalo della pressione all'interno della canna. 

Anche le diciture Magnum e Super Magnum hanno un significato preciso. Una cartuccia 12/76 Magnum oppure 12/89 Super Magnum è progettata per lavorare con pressioni superiori rispetto alle cartucce standard e richiede quindi un'arma specificamente omologata e sottoposta alle previste prove di banco. 

Esiste infine un'eccezione ben nota agli appassionati: il .410. A differenza degli altri calibri lisci, questa denominazione non segue il sistema Gauge, ma indica direttamente il diametro della canna espresso in pollici, pari a 0,410". È quindi l'unico calibro di uso comune per fucili a canna liscia identificato secondo il sistema imperiale anziché tramite il tradizionale numero Gauge. 

Negli Stati Uniti questa distinzione è ancora molto marcata: il termine Gauge viene utilizzato quasi esclusivamente per i fucili a canna liscia, mentre la parola Caliber identifica i calibri delle armi rigate, come pistole e carabine. 

Calibri dei fucili a canna liscia e le corrispondenti diametri interni della canna

Calibro:4810121620242832.410
Diametro del foro in mm26,7321,2219,6918,53 16,84
15,63
14,7113,9713,3710,4

Sistema metrico e imperiale: due modi diversi di indicare lo stesso calibro 

RWS 8x57 IS
L'8×57 IS, una classica cartuccia da caccia tedesca. Derivata dalla cartuccia militare da 7,92×57 mm, è poi diventata uno dei capisaldi delle moderne munizioni sportive europee. Alcuni produttori utilizzano ancora la denominazione storica 8×57 JS al posto di IS.
La stessa cartuccia, due diverse denominazioni: lanciata sul mercato come .308 Winchester, è stata successivamente standardizzata come 7,62×51 mm NATO, diventando una delle cartucce per fucili militari e sportivi di maggior successo al mondo.

Se per i fucili a canna liscia esiste una classificazione relativamente uniforme, la situazione cambia radicalmente quando si parla di cartucce per pistola e carabina. 

Oggi convivono infatti due sistemi di misura differenti. Il primo è quello metrico, adottato nella maggior parte dei Paesi europei e in numerose altre nazioni. Il secondo è il sistema imperiale, basato sui pollici, che continua a essere il riferimento negli Stati Uniti e che è ormai entrato stabilmente nel linguaggio degli appassionati di tutto il mondo. 

Nel sistema metrico il calibro viene espresso in millimetri e spesso è seguito dalla lunghezza del bossolo. Denominazioni come 9 mm Luger (9×19 mm), 7,65 Browning oppure 8×57 IS indicano chiaramente il diametro nominale del proiettile e, quando presente, la lunghezza del bossolo. 

Il sistema anglosassone utilizza invece il pollice (inch) come unità di misura. Poiché un pollice corrisponde a 25,4 millimetri, un proiettile calibro .45 misura approssimativamente 0,45 pollici di diametro, mentre un .22 corrisponde a circa 0,22 pollici. 

Una caratteristica tipica delle denominazioni americane è l'omissione dello zero iniziale. Per questo motivo non si scrive 0.45, ma semplicemente .45; allo stesso modo troviamo .30, .22, .357 e così via. Nel linguaggio comune questi vengono spesso chiamati semplicemente "point calibers". 

Questa convenzione è anche all'origine di numerosi errori riportati dalla stampa generalista. Non è raro leggere o ascoltare notizie che parlano di una "pistola calibro 45 millimetri", un'espressione priva di qualsiasi fondamento tecnico. In realtà il .45 ACP, uno dei calibri più famosi al mondo, utilizza un proiettile di circa 11,43 mm di diametro e non certo di 45 millimetri. 

Come convertire pollici e millimetri 

La conversione tra i due sistemi è relativamente semplice. È sufficiente moltiplicare il valore espresso in pollici per 25,4 per ottenere il corrispondente in millimetri, oppure dividere il numero di millimetri per 25,4 per ottenere la misura in pollici. 

Così un .22 corrisponde approssimativamente a 5,6 mm, un .30 equivale a circa 7,62 mm, mentre un .50 raggiunge i 12,7 mm. 

È importante sottolineare, però, che questi valori sono quasi sempre nominali. La denominazione commerciale di un calibro non coincide necessariamente con il diametro reale del proiettile o della canna, come vedremo nella prossima parte dell'articolo. 

Anche la lunghezza della canna segue convenzioni differenti: negli Stati Uniti viene normalmente espressa in pollici, mentre in Europa si utilizzano millimetri o centimetri. 

Calibro nominale, diametro reale e perché una cartuccia non è un calibro  

Tiro a segno
 Le moderne munizioni da caccia sono spesso disponibili in versioni specifiche per l’allenamento, consentendo ai cacciatori di esercitarsi con munizioni che riproducono fedelmente le prestazioni della carica da caccia da loro scelta.

Fin qui tutto sembra piuttosto semplice: basta misurare il diametro della canna e il gioco è fatto. In realtà le cose sono decisamente più complesse. Il valore riportato sul fondello della cartuccia o sulla confezione delle munizioni non sempre corrisponde al diametro effettivo del proiettile o della canna. A seconda della cartuccia, infatti, il calibro può fare riferimento a misure differenti. In alcuni casi identifica il diametro del proiettile, in altri il diametro tra i pieni della rigatura, in altri ancora quello tra i vuoti. Per complicare ulteriormente la situazione, il valore indicato è spesso arrotondato o deriva da convenzioni storiche consolidate piuttosto che da una misura precisa. 

Con le moderne cartucce a bossolo metallico esiste comunque una regola generale: il proiettile ha sempre un diametro leggermente superiore rispetto al diametro tra i pieni della canna. Solo in questo modo la rigatura può incidere la superficie del proiettile durante il suo percorso, imprimendogli la rotazione indispensabile per garantirne la stabilità in volo e la precisione sul bersaglio. 

Calibro, cartuccia e munizione: tre concetti diversi 

GECO UTHP 9 mm Luger
La 9 mm Luger UTHP (Ultra Target Hollow Point) di GECO è una cartuccia da competizione lanciata di recente caratterizzata da un proiettile a punta cava progettato per il tiro al bersaglio di precisione.

Anche tra gli appassionati capita spesso di utilizzare come sinonimi termini che, dal punto di vista tecnico, indicano realtà ben distinte. 

La cartuccia, invece, è un insieme molto più complesso. Comprende un determinato calibro associato a un bossolo con dimensioni, forma e caratteristiche ben precise. Denominazioni come 9 mm Luger, .357 Magnum, .308 Winchester oppure .460 Weatherby Magnum non identificano quindi un calibro, ma specifiche cartucce. 

Questa distinzione può sembrare una sottigliezza, ma è fondamentale per comprendere la nomenclatura delle munizioni moderne. Dire, ad esempio, "calibro .38 Special" non è tecnicamente corretto. Il calibro è semplicemente .38, mentre .38 Special rappresenta il nome completo della cartuccia. 

Nel linguaggio comune questa differenza viene spesso ignorata, ma conoscere la terminologia corretta consente di evitare equivoci e di interpretare con maggiore precisione le informazioni tecniche riportate dai produttori di armi e munizioni. 

Come vengono denominati i calibri in Europa e negli Stati Uniti 

La gamma di prodotti Hornady illustra perfettamente l'attuale coesistenza delle denominazioni metriche e imperiali delle cartucce. Tra i tiratori esperti, il punto decimale viene spesso omesso del tutto nel parlato quando si fa riferimento a calibri ben noti.

Le tradizioni europea e americana seguono criteri differenti anche nella scelta del nome commerciale delle cartucce. 

In Europa continentale le cartucce per arma lunga vengono generalmente identificate indicando il diametro del proiettile seguito dalla lunghezza del bossolo, eventualmente completati da lettere che specificano ulteriori caratteristiche. È il caso di denominazioni come 5,6×57, 7×66 Vom Hofe SE oppure 8×57 IS, ancora oggi tra le più diffuse nel panorama venatorio europeo. 

Negli Stati Uniti la nomenclatura è decisamente più varia. Oltre al calibro nominale, il nome può richiamare il progettista, il costruttore, il produttore di munizioni, l'arma per la quale la cartuccia è stata sviluppata oppure semplicemente un marchio commerciale. 

È così che sono nate cartucce universalmente conosciute come .308 Winchester, 7 mm Remington Magnum, .22 Hornet oppure .45 Long Colt, nomi che ogni tiratore o cacciatore riconosce immediatamente. 

Quando il nome racconta anche la storia 

Molte denominazioni custodiscono anche un piccolo pezzo di storia armiera. 

Un esempio classico è il .30-06 Springfield, una delle cartucce più celebri del XX secolo. Il suo nome deriva da .30 Government Model of 1906, dove ".30" indica il calibro nominale mentre "06" ricorda semplicemente l'anno in cui la cartuccia venne adottata dall'Esercito degli Stati Uniti. 

Anche numerose cartucce moderne rivelano nel nome la loro origine. Il .25-06 Remington nasce dal bossolo del .30-06 Springfield, il 7mm-08 Remington deriva direttamente dal .308 Winchester, mentre il .22-250 Remington utilizza come base il .250-3000 Savage. 

Quest'ultima denominazione nasconde una curiosità interessante. Il numero 3000 non identifica né il calibro né una misura del bossolo, ma rappresentava un efficace argomento pubblicitario: indicava infatti la velocità iniziale di 3.000 piedi al secondo, pari a circa 915 m/s, un valore straordinario per l'epoca e sufficiente a rendere quella cartuccia famosa tra i cacciatori nordamericani. 

Comprendere la logica che si cela dietro questi nomi permette di interpretare molto più facilmente le caratteristiche delle moderne munizioni e di cogliere il legame storico tra cartucce che, almeno apparentemente, sembrano non avere nulla in comune. 

Quando il nome del calibro non corrisponde alla realtà: .38 Special, .357 Magnum e .308 Winchester 

A questo punto sarà ormai chiaro che il nome di un calibro non sempre descrive con precisione le dimensioni reali del proiettile o della canna. Anzi, in molti casi accade esattamente il contrario. 

Le ragioni sono principalmente storiche. Nel XIX secolo, durante l'epoca della polvere nera, non esistevano ancora standard produttivi condivisi come quelli attuali. Ogni fabbricante di armi o munizioni adottava proprie tolleranze dimensionali e propri criteri di misurazione. Di conseguenza, cartucce identificate con lo stesso calibro nominale potevano impiegare proiettili di diametro sensibilmente diverso. 

Quando un ".38" non misurava davvero .38 

Uno degli esempi più significativi è rappresentato dal .38 Long Colt, introdotto nel 1874. A seconda del produttore, il diametro effettivo del proiettile poteva variare da circa .362 pollici (9,19 mm) fino a .382 pollici (9,70 mm). Una differenza tutt'altro che trascurabile, soprattutto se confrontata con gli standard dimensionali odierni. 

Situazioni analoghe riguardavano molte altre cartucce storiche della famiglia ".38", come la .38 Colt New Police, la .38 Merwin & Hulbert, la .38-40 WCF e la .380 Short CF.  In pratica, il numero riportato nella denominazione rappresentava spesso soltanto un riferimento commerciale o convenzionale e non una misura rigorosa. 

Con l'introduzione dei proiettili blindati e con il progressivo sviluppo di processi produttivi più precisi, le tolleranze si ridussero notevolmente. Tuttavia, i nomi storici continuarono a essere utilizzati, trasformandosi in una sorta di tradizione che ancora oggi caratterizza il mercato delle munizioni.  

I calibri moderni sono più coerenti, ma non sempre 

Le cartucce progettate in epoca più recente tendono generalmente a seguire criteri dimensionali più rigorosi. 

Il .357 Magnum, ad esempio, utilizza un proiettile con un diametro reale di .357 pollici (9,07 mm), mentre il .257 Weatherby Magnum prende anch'esso il nome dal diametro effettivo del proiettile. 

Esistono però ancora molte eccezioni. Alcune cartucce continuano infatti a essere identificate in base al diametro tra i pieni della canna, altre al diametro tra i vuoti della rigatura, altre ancora mantengono semplicemente una denominazione storica ormai consolidata. 

Un esempio perfetto è rappresentato dal celebre .308 Winchester, conosciuto anche nella sua versione militare come 7,62×51 NATO.  A prima vista le due denominazioni sembrano indicare cartucce completamente diverse. In realtà si tratta della stessa famiglia di munizioni. Il proiettile del .308 Winchester misura circa .308 pollici, ovvero 7,82 mm, mentre il diametro tra i pieni della canna è pari a circa .300 pollici, cioè 7,62 mm. Da qui nasce la doppia denominazione: la versione commerciale americana fa riferimento al diametro del proiettile, mentre quella NATO utilizza il diametro della canna e aggiunge la lunghezza del bossolo, pari a 51 mm. 

È uno degli esempi più efficaci di come due sistemi di classificazione diversi possano descrivere la stessa cartuccia. 

RWS R plus calibro .22
Un esempio dell’evoluzione moderna delle cartucce: partendo dall’onnipresente calibro .22 Long Rifle, RWS ha sviluppato la R Plus Long Range per il tiro di precisione oltre i 100 metri, utilizzando un proiettile in piombo - riprogettato - da 2,8 grammi e una balistica ottimizzata per garantire prestazioni a lunga distanza.

Perché un revolver in .357 Magnum può sparare il .38 Special? 

Questa è probabilmente una delle domande più frequenti tra chi si avvicina al tiro con l'arma corta. A prima vista sembrerebbe impossibile: se i nomi sono differenti, dovrebbe trattarsi anche di cartucce incompatibili. In realtà accade esattamente il contrario. 

Il .38 Special e il .357 Magnum utilizzano praticamente lo stesso diametro di proiettile e la stessa canna. La vera differenza riguarda il bossolo. Quando, negli anni Trenta, venne sviluppato il .357 Magnum, l'obiettivo era ottenere prestazioni sensibilmente superiori rispetto al .38 Special. Per lavorare con pressioni più elevate fu adottato un bossolo leggermente più lungo. Questa modifica aveva anche un importante scopo di sicurezza.  Il revolver camerato in .357 Magnum possiede una camera di cartuccia sufficientemente lunga da accettare senza problemi anche il .38 Special, consentendo quindi di utilizzare entrambe le munizioni. 

Al contrario, un revolver progettato esclusivamente per il .38 Special non permette fisicamente l'inserimento della cartuccia .357 Magnum. Il bossolo più lungo impedisce infatti la completa cameratura, evitando così che una munizione sviluppata per pressioni molto più elevate venga sparata in un'arma non progettata per sopportarle. 

Si tratta di una soluzione semplice ma estremamente efficace, che da quasi un secolo contribuisce a prevenire errori potenzialmente molto pericolosi. 

Gli standard C.I.P. e SAAMI: perché sono fondamentali per la sicurezza delle armi e delle munizioni  

Con la continua introduzione di nuovi calibri e nuove cartucce, la standardizzazione è diventata un elemento imprescindibile per garantire la sicurezza di tiratori, cacciatori e operatori professionali. 

Oggi esistono due organismi di riferimento a livello internazionale che definiscono le specifiche tecniche di armi e munizioni: C.I.P. e SAAMI. Pur adottando procedure differenti, entrambi perseguono lo stesso obiettivo: assicurare che una cartuccia prodotta secondo uno standard riconosciuto possa essere utilizzata in sicurezza in qualsiasi arma camerata per quel determinato calibro. 

C.I.P.: lo standard adottato in Europa 

Nella maggior parte dei Paesi europei, Italia compresa, il riferimento normativo è rappresentato dalla C.I.P. (Commission Internationale Permanente pour l'Épreuve des Armes à Feu Portatives). Fondata nel 1914, la C.I.P. stabilisce le specifiche dimensionali delle camere di cartuccia, delle canne e delle munizioni, oltre ai limiti massimi di pressione ammessi per ciascun calibro. 

Un aspetto fondamentale del sistema C.I.P. è rappresentato dal Banco Nazionale di Prova, organismo obbligatorio nei Paesi aderenti. Ogni arma destinata alla vendita deve essere sottoposta a una prova ufficiale utilizzando cartucce che sviluppano pressioni superiori a quelle normalmente raggiunte durante l'impiego ordinario. 

Solo dopo aver superato questi severi test l'arma riceve i punzoni di prova che ne certificano la conformità agli standard internazionali. Per il tiratore e per il cacciatore questo significa poter acquistare un'arma e utilizzare munizioni commerciali omologate con la ragionevole certezza che entrambe siano state progettate per lavorare entro parametri di sicurezza ben definiti. 

SAAMI: il riferimento per il mercato statunitense 

Negli Stati Uniti il ruolo della C.I.P. è svolto dalla SAAMI (Sporting Arms and Ammunition Manufacturers' Institute). Pur operando secondo un modello differente, la SAAMI pubblica gli standard tecnici adottati dalla quasi totalità dei produttori americani di armi e munizioni. Le metodologie di prova e alcuni criteri di misurazione non coincidono sempre con quelli previsti dalla C.I.P., ma il risultato pratico è analogo: garantire che le cartucce e le armi rispettino precise specifiche dimensionali e pressioni di esercizio compatibili. 

Per questo motivo molti calibri nati negli Stati Uniti vengono successivamente riconosciuti anche dalla C.I.P., entrando così a far parte del mercato europeo e internazionale. 

Perché conoscere i calibri è ancora importante 

Negli ultimi venticinque anni sono stati introdotti oltre sessanta nuovi calibri commerciali, destinati alla caccia, al tiro sportivo, al Long Range e all'impiego professionale. A prima vista, la quantità di numeri, sigle e denominazioni può apparire scoraggiante. In realtà, una volta comprese le regole fondamentali, il sistema diventa molto più intuitivo. 

Sapere se una cartuccia prende il nome dal diametro del proiettile, da quello della canna, dalla lunghezza del bossolo, dal progettista oppure da una tradizione storica permette di interpretare correttamente quasi tutte le denominazioni presenti oggi sul mercato. 

Ed è proprio questo l'obiettivo della nostra guida: fornire una base tecnica solida, utile sia a chi si avvicina per la prima volta al mondo delle armi, sia agli appassionati che desiderano approfondire alcuni aspetti spesso dati per scontati. 

Nel prossimo appuntamento della serie All4shooters Basics continueremo il nostro viaggio alla scoperta della terminologia armiera, affrontando un nuovo argomento fondamentale per comprendere meglio il funzionamento delle armi da fuoco e delle munizioni. 


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