La distanza più breve fra due punti è una linea retta. Lo sappiamo dai tempi dei greci Euclide e Pitagora, quindi da almeno 2.500 anni. Talvolta, però, la tecnica è costretta a seguire altre strade: per esempio nella costruzione delle armi. L’otturatore girevole-scorrevole, detto anche otturatore Mauser, è oggi il sistema di ripetizione per fucili più utilizzato al mondo. Quando, nel corso di questo articolo, parleremo di otturatore girevole-scorrevole, ci riferiremo ai sistemi basati su questo principio. A ben guardare, la sequenza dei movimenti non è particolarmente economica: mediante la manetta di armamento, detta anche manubrio, il corpo dell’otturatore Mauser viene dapprima ruotato verso sinistra attorno al proprio asse longitudinale, sbloccando la chiusura, quindi arretrato; per richiuderlo viene nuovamente spinto in avanti, quindi ruotato verso destra e bloccato. Durante l’avanzamento, la cartuccia successiva viene prelevata dal caricatore e introdotta nella camera di cartuccia. Questi movimenti, inevitabilmente a scatti durante un riarmo rapido anche con otturatori molto scorrevoli, modificano però la posizione dell’arma. Il tiratore deve arretrare la testa e ruotare leggermente il fucile, per poi tornare nella posizione di mira. Ciò fa perdere tempo durante il riarmo e favorisce anche gli errori di puntamento.


Per ricaricare un fucile a ripetizione, dunque, già nella seconda metà del XIX secolo i tecnici europei svilupparono, quasi contemporaneamente ai Mauser, diversi otturatori nei quali la ricarica veniva avviata con un movimento rettilineo. I progetti di Ferdinand Mannlicher costituirono la base del fucile d’ordinanza austriaco M1886. In Svizzera, nel 1885, i progetti di Rudolf Schmidt diedero il via a prove militari; quattro anni più tardi venne adottato il fucile d’ordinanza Schmidt-Rubin M1889. La famiglia svizzera degli otturatori rettilinei proseguì poi la propria evoluzione con il fucile 11 e le carabine K11 e K31, fino agli anni Trenta del Novecento. Negli Stati Uniti, la Marina e il Corpo dei Marines utilizzarono il sistema rettilineo M1895, basato sui lavori di James Paris Lee, e il Canada seguì con il fucile M1903 progettato da Charles Ross. Già prima di Mannlicher, inoltre, vi erano stati alcuni tentativi, che tuttavia non riuscirono ad affermarsi. I sistemi rettilinei hanno dunque una lunga storia alle spalle: non stupisce quindi che, già dagli anni Novanta, i produttori di armi abbiano ripreso a utilizzare questa tecnologia per diverse ragioni.

Oggi quasi tutti i produttori di armi propongono, accanto alle classiche carabine a otturatore girevole-scorrevole, anche una linea alternativa con otturatore rettilineo. Ciò dipende in parte anche dal mutamento delle condizioni di caccia: accanto alla caccia all’aspetto, relativamente tranquilla, nella quale si spara dall’altana senza l’assillo del tempo, l’aumento della presenza dei cinghiali richiede, nelle battute, di riarmare il più rapidamente possibile. Per questo, un otturatore rettilineo è ideale. Questi sistemi, tuttavia, incontrano un favore crescente anche in ambito sportivo, per esempio nel biathlon, e nell’impiego da parte dei tiratori scelti delle forze dell’ordine.
Con la Blaser R93 inizia il rinascimento delle carabine straight pull

Il ritorno in auge degli otturatori rettilinei è iniziato con la carabina Blaser R93 e quasi tutti gli altri produttori ne hanno seguito l’esempio.
La Blaser R93 debuttò sul mercato all’IWA del 1993: dotata di un sistema battezzato “chiusura a corona radiale”, si chiudeva direttamente nella canna. Ciò consentiva, da un lato, di sostituire facilmente la canna e cambiare calibro; dall’altro, grazie a due aste di guida in acciaio, non era più necessaria una robusta scatola di culatta in acciaio, altrimenti indispensabile per sopportare le elevate pressioni allo sparo. Si poteva ora utilizzare anche l’alluminio. L’otturatore risultava inoltre più corto di ben cinque centimetri rispetto a un analogo otturatore girevole-scorrevole, rendendo a sua volta più ergonomico l’accesso al comando durante il riarmo.
Nel primo decennio, la R93 superò i 100.000 esemplari venduti: un record per questa categoria di armi, certamente non economica. L’otturatore della R93, ideato ancora dal fondatore dell’azienda Horst Blaser, presentava 14 tenoni di chiusura disposti intorno alla testa, che si inserivano in una corrispondente gola a 360 gradi ricavata nella canna. Per questa chiusura non era più necessaria alcuna rotazione della testa dell’otturatore.

Nel 2008 alla R93 venne affiancata la nuova Blaser R8, ed entrambe rimasero a catalogo fino al 2016. Le differenze rispetto al modello precedente: il caricatore fisso della R93 lasciò il posto, nella R8, a un caricatore amovibile, che forma ora un unico gruppo con il pacchetto di scatto. Inoltre, i caricatori della R8 contengono per lo più quattro cartucce, anziché le sole tre di quello della R93. Rimuovendo il gruppo scatto/caricatore, la carabina non è più in grado di sparare: un ulteriore elemento di sicurezza quando i due componenti vengono custoditi separatamente. Oggi la famiglia Blaser R8 comprende numerose varianti, diverse versioni di calciatura e, grazie alla praticità della sostituzione, tutti i calibri immaginabili. In fondo a questo articolo trovate numerosi link alle prove di carabine a otturatore rettilineo pubblicate su all4shooters.com.
Agli indiscutibili vantaggi degli otturatori rettilinei in termini di comodità, rapidità e ridotto ingombro in altezza si contrappongono, naturalmente, anche alcuni svantaggi. Queste meccaniche sono generalmente più costose da progettare e produrre, anche perché spesso occorre aggirare brevetti esistenti su singole soluzioni tecniche; frequentemente sono più sensibili allo sporco e ai conseguenti malfunzionamenti. Anche per la pulizia sono spesso necessari smontaggi molto complessi. Tuttavia, il funzionamento sicuro e più rapido di una carabina a otturatore rettilineo ben mantenuta compensa buona parte di questi inconvenienti.
Le funzioni di un sistema di otturazione rettilineo a colpo d’occhio

Nelle carabine a ripetizione manuale, l’otturatore svolge essenzialmente le seguenti funzioni:
- Chiudere posteriormente la camera di cartuccia, affinché, dopo l’innesco, la pressione della carica di lancio agisca dietro al proiettile e lo spinga lungo la canna.
- All’apertura dell’otturatore, staccare il bossolo vuoto sparato dalle pareti della camera di cartuccia, estrarlo durante il movimento all’indietro ed espellerlo dall’arma.
- Durante il successivo avanzamento, spingere la cartuccia seguente fuori dal caricatore e introdurla nella camera di cartuccia per il colpo successivo. Nel corso di questo movimento viene generalmente anche riarmato il percussore e la testa dell’otturatore torna a bloccarsi nella propria sede mediante le alette di chiusura o altri elementi di bloccaggio.

Il bloccaggio fra otturatore e camera di cartuccia può avvenire in diversi modi. Nelle carabine svizzere basate sul principio Schmidt-Rubin, per esempio, una scanalatura longitudinale, ossia una pista a camma, nel corpo dell’otturatore, abbinata a un corrispondente perno nella scatola di culatta, impone durante l’arretramento una rotazione dell’otturatore che ne sblocca la chiusura. Al posto del manubrio diventato popolare soltanto con i fucili Mauser, i modelli svizzeri utilizzavano un’impugnatura trasversale posta lateralmente. Oggi, anche grazie alla vastissima offerta di accessori, fucili e carabine svizzeri si ritrovano in molte gare per armi d’ordinanza, dove, ironia della storia contemporanea, tornano a confrontarsi, per esempio, con i Mauser svedesi. Anche sul piano dei prezzi, peraltro, perché gli esemplari ben conservati e precisi sono ormai costosi e rari.
L’erede più moderno degli otturatori rettilinei con “rotazione obbligata” comandata da una scanalatura è probabilmente la carabina da caccia Walther RS3, presentata per la prima volta quest’anno, con la sua compatta configurazione bullpup. L’angolo di apertura delle tre classiche alette di chiusura è di 60 gradi. Poiché, per aprire l’otturatore, il manubrio viene tirato all’indietro in linea retta, è una pista a camma a provvedere alla rotazione della testa.


Un’altra forma di chiusura, realizzata mediante sfere mobili in acciaio che fuoriescono dal corpo dell’otturatore, è adottata dalle carabine Fortner. Già a metà degli anni Ottanta, l’armaiolo Peter Fortner di Rohrdorf, in Baviera, costruiva speciali carabine di piccolo calibro in .22 Long Rifle per gli atleti di biathlon tedeschi raccolti intorno al campione olimpico Peter Angerer, che con queste armi ottennero grandi successi. La soluzione venne successivamente prodotta in serie dal costruttore di Ulm J. G. Anschütz. Oggi Anschütz domina il mercato internazionale delle competizioni di biathlon con una quota del 97 per cento, anche se, in questo settore di nicchia, il mercato ha dimensioni piuttosto contenute. Che la tecnologia Fortner funzioni anche nelle carabine di grosso calibro lo dimostra la Heym SR30, nel cui otturatore sei sfere d’acciaio provvedono alla chiusura. Per l’armamento manuale, tuttavia, occorre spingere la leva dell’otturatore oltre la sua posizione di fine corsa anteriore, operazione che richiede un po’ di pratica e di forza. Anche il produttore statunitense Savage Arms utilizza sei sfere disposte attorno al corpo dell’otturatore nel suo sistema Hexlock, adottato nella serie di carabine a ripetizione rettilinea Impulse. In questo caso, all’aumentare della pressione, le sfere vengono inoltre premute ancora più saldamente nelle rispettive sedi di chiusura.
In generale, i sistemi rettilinei si potrebbero classificare anche in base alla struttura aperta o chiusa dell’azione. Le azioni in gran parte aperte, come quelli della Blaser R8 o della Savage Impulse, offrono ben pochi angoli nascosti nei quali possano accumularsi sporco o residui di polvere. Un’azione chiusa, come quello della Merkel Helix, presenta pareti più robuste, ma richiede uno smontaggio molto più esteso per la pulizia.
Per concludere, le carabine a ripetizione rettilinea, dopo un periodo di oblio sono ritornate in auge, anche sulla spinta di mutate condizioni di utilizzo. Pensateci bene, è quello che è successo con le pistole. Negli anni Novanta del secolo scorso le pistole a percussore lanciato erano considerate una categoria in via di estinzione, oggi sono lo standard. Sarà anche vero che nel campo delle armi da fuoco ormai c'è ben poco rimasto da inventare, ma c'è anche tanto da riscoprire e perfezionare.
Galleria fotografica: esempi di carabine a ripetizione rettilinea
Una selezione di prove di carabine a ripetizione rettilinea su all4shooters.com
- Beretta BRX1 Ranch, una variante della carabina italiana a ripetizione rettilinea
- Browning Maral, un sistema rettilineo dalla tecnica insolita, con video
- Haenel Jaeger NXT Composite con calciatura sintetica
- Mauser M25 Pure, la nuova carabina a ripetizione rettilinea nella prova pratica, con video
- Savage Arms Impulse, la prova pratica a caccia negli USA, con video
- Carabina da caccia bullpup Walther RS3, presentazione delle caratteristiche con video
















