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Le armi a miccia oggi

La miccia nelle armi da fuoco ad avancarica: inquadramento storico

Senza dilungarci parlando delle origini, la storia o le classificazioni delle armi da fuoco manesche ad avancarica, vogliamo concentrarci in questo articolo sulle caratteristiche e le tecnologie di produzione della miccia, strumento di accensione che, nonostante la notevole velocità del progresso tecnologico, è stato predominante per quasi tre secoli.

Roberto Allara con archibugio a miccia originale
L'esperto di armi storiche Roberto Allara alle prese con un archibugio a miccia originale, risalente al diciassettesimo secolo. Si tratta di un'arma di peso e dimensioni ragguardevoli.

Tra il XIV e XV secolo si rintraccia la nascita delle prime armi a miccia realmente utilizzate. chiamate bombardelle manesche o petardiere, passando poi per lo schioppo, a cavallo tra XV e XVI secolo, l’archibugio nel XVI secolo si arriva al moschetto tra il XVI e il XVII secolo.

Nonostante nel primo quarto del XVI secolo venga messa a punto la tecnologia dell’innesco a ruota e nel XVII quella dell’innesco a pietra focaia e martellina, in ambito militare si continua ad utilizzare, fino ai primi del XVIII secolo, il classico e ben testato innesco a miccia.

La motivazione è ovvia: si tratta di una tecnologia semplice, efficace e poco costosa; parametri che sono sempre stati presi in considerazione nell’equipaggiamento ordinario della fanteria negli scenari bellici di massa.

Funzionamento e problematiche

Il meccanismo di innesco è molto semplice: quando la miccia accesa viene portata a contatto con la polvere nera contenuta nello scodellino o direttamente nel focone dell’arma, essa si innesca provocando l’esplosione della carica e tutto ciò che ne consegue.

Vediamo quindi cosa può complicare o rendere impraticabile questo facile sistema di sparo:

Dettaglio piastra dell'archibugio a miccia
Un dettaglio sulla piastra dell'archibugio a miccia. Si tratta di un sistema apparentemente rudimentale, ma in realtà assai efficace. La miccia è ancora spenta.
  • le condizioni atmosferiche, la pioggia infatti, o persino una eccessiva umidità, può ridurre o nullificare l’innesco della polvere nera e la combustione della miccia;
  • il consumo, durante lo svolgimento della battaglia è necessario che la miccia resti sempre accesa, dall’inizio alla fine dello scontro, quindi anche per diverse ore e va da se che, per quanto sia lenta la sua combustione, è necessario portarsene una matassa di diversi metri;
  • la combustione continua, essendo continuamente accesa bisogna prestare attenzione durante la fase di ricarica dell’arma in modo che non si verifichino accensioni accidentali della polvere nel focone dovute alle braci. Inoltre è doveroso allungare continuamente la miccia sul serpentino (braccetto che porta la miccia a contatto con la polvere) e regolarla in modo che tocchi alla perfezione il centro dello scodellino.
  • qualità del prodotto, per quanto possa sembrare banale, se una miccia è fatta male crea notevoli complicazioni. La combustione deve avvenire ad una temperatura di almeno 270/300 °C per innescare la polvere, non deve assolutamente spegnersi da sola, non deve consumarsi troppo velocemente e la corda con cui viene fatta deve avere una trama adatta ad avere sempre una buona superficie incandescente.

La produzione della miccia nel Sedicesimo secolo

La miccia accesa
La miccia (in questo caso è accesa) veniva tenuta tra le dita in questo modo. Spesso ne venivano accese entrambe le estremità.

Vediamo dunque come realizzare un buon prodotto. In nostro aiuto ci viene il famoso trattatista del XV secolo Gianbattista della Valle da Venafro, che pubblica il celebre trattato militare “Il Vallo” nel 1521, da cui estrapoliamo questo capitolo: Per fare lo stopino per scopetto – Capitolo XVIII – Libro I - Piglia spago e fallo bullire con lessia, e mettice un puoco de Salnitro, e fallo asseccare per terzo, e nota che lo ditto spago vole essere battuto sopra a uno sasso con un maglio de legno, et fallo asseccare à lombra. Ovvero: “Prendi dello spago e fallo bollire con la liscìvia, mettici un poco di salnitro, come terza cosa fallo seccare, sappi che lo spago deve essere battuto sopra un sasso con un maglio di legno e fallo asciugare all’ombra.”

  • Lo spago è un semplice cordino intrecciato costituito da fibre vegetali quali, canapa, lino o cotone.
  • La liscìvia liscìvia, anticamente liscìa, lìscia, lessia o ranno, è una soluzione alcalina contenente di solito idrossido di sodio oppure idrossido di potassio intorno al 33% (più tecnicamente detta liscivia caustica o dei saponi). Nell'uso comune, con liscivia si può indicare un detergente per panni, usato prima della diffusione delle lavatrici e dei moderni detersivi, che contiene grandi quantità di carbonato di sodio e di potassio.
  • Salnitro: nome comune del nitrato di potassio, è un agente ossidante con in questo ambito viene utilizzato nella produzione della polvere nera fornendo ossigeno alla miscela.

Metodi moderni di produzione della miccia: i componenti

Il cordino

Per fare la miccia si deve utilizzare un cordino di diametro tra i 4 e i 6 mm a sezione circolare fatto di pura fibra vegetale, canapa, cotone o lino, meglio se poco trattato o sbiancato in modo avere un aspetto maggiormente filologico.

Occorre prestare attenzione all’intreccio del cordino: meglio utilizzare una treccia a trama fitta, in modo che rimanga ben unita, e non la normale corda di canapa che ha un intreccio a 3 trefoli troppo grossolano. Assolutamente da non utilizzare un cordino a sezione cava che diminuisce notevolmente la superficie di combustione.

Produzione della liscivia

Immagine rievocazione storica Compagnia delle Bande Nere
Ancora un'immagine relativa alla rievocazione storica della Compagnia delle Bande Nere. In primo piano l'archibugio a miccia.

La liscivia è prodotta setacciando della cenere per eliminare grumi o parti parzialmente incombuste. Disposta in una pentola, comunemente usata per questo solo scopo e non di alluminio, la cenere viene mescolata con cinque parti d'acqua (rapporto in volume). Portato ad ebollizione a fuoco lento e mescolato con frequenza, il composto viene prima stabilizzato, controllandone l'ebollizione e poi lasciato cuocere per circa 2 ore. Una bollitura prolungata ne causerà un eccessivo aumento di forza, rendendola troppo aggressiva. Lasciata prima decantare e raffreddare, la liscivia viene filtrata con un panno di cotone, prestando attenzione che la fondata formatasi nel recipiente di bollitura non si sommuova. Si ottiene così un liquido abbastanza limpido, facile da conservare, per lunghi periodi, in recipienti di vetro o plastica.

Per semplicità è possibile acquistare direttamente l’idrossido di sodio e usarlo per creare una soluzione sciogliendolo nell’acqua.

Produzione del nitrato di potassio

Storicamente i trattatisti ci presentano numerosi e complessi metodi per l’estrazione e la raffinazione di questo elemento ma ne parleremo in un altro articolo. Attualmente è molto facile da reperire anche acquistandolo online.

Trattamento

Alcuni metodi moderni di produzione:

  • bollitura del cordino per 15 minuti in acqua e idrossido di sodio e seguente essiccazione naturale;
  • bollitura del cordino per 15 minuti in acqua e acetato di piombo e seguente essiccazione naturale; 
  • immersione per mezz’ora in una soluzione a freddo di acqua e nitrato di potassio al 4% e seguente essiccazione naturale. 

Il terzo metodo, è quello consigliato: non richiedendo bollitura è molto semplice da fare, la combustione è buona e abbastanza lenta da non doversi munire di grosse quantità di miccia per l'uso.


Per un ulteriore approfondimento sulle armi con accensione a miccia vi rimandiamo a questo articolo: https://www.all4shooters.com/it/tiro/armi-storiche-repliche/armi-a-miccia/

Per saperne di più sulla Compagnia delle Bande nere: www.compagniabandenere.it

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