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Forma Cultri: un libro per scoprire il coltello romano

Per esteso il volume di cui ci occupiamo si intitola “Forma Cultri, storia e forma dei coltelli a Roma nei secoli XVII-XVIII-XIX” e così di primo acchito potrebbe intimidire ed essere scambiato per un tomo pedante ed estremamente specializzato su un argomento tutto sommato marginale. Ma non è così. Certo, si tratta di un’opera dedicata a un segmento molto ben definito della storia del coltello italiano, ma il merito dell’autore Franco Russo, appassionato ed esperto di coltelli antichi, è di aver approcciato l’argomento con un punto di vista originale e avvincente.

Forma Cultri libro sul coltello romano
Il libro è il frutto di una accurata ricerca dell'autore nell'archivio di Stato della capitale. Riporta gli antichi verbali nei quali erano raffigurati i coltelli e le armi bianche sequestrate.

Il volume, che copre un arco di tempo che va circa dal 1600 al 1800 in ben 700 pagine, ci parla di una Roma violenta e sanguigna, dove nonostante i divieti severissimi i tipi più pericolosi sono tutti armati (che novità...) e dove basta una parola sbagliata, uno sguardo di traverso o una mano di carte sospetta perché i bulli mettano mano al coltello. L'ordine pubblico è affidato ai “birri” (dal tardo latino birrum -rosso- perché per farsi riconoscere indossavano um mantello con cappuccio di questo colore) che spesso sono ancor meno raccomandabili degli stessi bulli. In una situazione del genere anche le donne girano armate di coltello. In questo contesto le risse, gli accoltellamenti, i conseguenti arresti e spesso le brutali esecuzioni pubbliche dei colpevoli, erano all'ordine del giorno. Quello che rende davvero unico questo volume è lo stesso materiale che ne costituisce la fonte, ovvero i verbali originali, recuperati da Franco Russo in anni di ricerche presso presso l'Archivio di Stato di Roma. Su questi documenti l'estensore non solo descriveva le circostanze del crimine, ma spesso era riportata la sagoma del coltello sequestrato al malfattore di turno. A volte si trattava di un semplice contorno del coltello appoggiato sul foglio, altre era un tentativo di disegno un po' più dettagliato. Possiamo quindi intuire le tipologie dei coltelli sequestrati ai malfattori, grazie anche alle descrizioni un po' naif contenute nei verbali: a fare la parte del leone era il classico “serratore” (chiudibile) contrapposto al coltello “forte al manico” (lama fissa). Ma non mancavano tra le lame sequestrate daghe, pugnali e persino forbici e compassi!

Interessante anche la sezione dedicata alle tantissime ordinanze emesse dalle autorità per vietare ai cittadini il porto di coltelli. Nonostante si fosse arrivati a punire con la morte il porto d'armi e lame, è evidente dal numero enorme di accoltellamenti registrati, che tali provvedimenti fossero ben poco efficaci visto che allora come oggi solo le persone oneste obbediscono alle leggi, mentre i delinquenti se ne infischiamo beatamente.

Aldilà dell'aspetto sociologico particolare inquadrato dall'autore, questo volume unico nel suo genere è degno di figurare nella libreria di ogni appassionato di coltelli. Franco Russo ha compiuto un lavoro davvero straordinario e per certi versi irripetibile, come solo un appassionato può decidere di fare, spinto dalla dedizione e dalla competenza in una materia solo apparentemente ristretta e delimitata.

Il volume ha un costo di 68 Euro (73 per la versione con custodia rigida) e va richiesto direttamente all’autore: franchood@gmail.com.

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