Caccia al cinghiale: ultima battuta di stagione a Panicale

Una squadra, mille storie

Un cinghiale velocissimo attraversa le poste durante la battuta. I cani sono ancora lontani ma i selvatici numerosi sono già in movimento nel territorio che conoscono bene.

Quello che colpisce immediatamente l'obiettivo della nostra telecamera è l'eterogeneità della squadra che ci accoglie nel paese di Panicale in una delle ultime mattine di gennaio dove per l'occasione si sono riuniti tanti cacciatori del luogo. Ci sono i veterani, con i volti segnati dal tempo che leggono il bosco come un libro aperto e ci sono i giovani, carichi di entusiasmo, che imparano l’arte dell’attesa e del rispetto. Ciò che li unisce non è solo il desiderio dell’incontro con il selvatico, ma un attaccamento viscerale al territorio. Qui la caccia è custodia, è conoscenza dei sentieri e dei segreti della macchia mediterranea che ricopre queste valli.

La voce del bosco: Maremmani e Francesi

Paese che vai, usanza che trovi, è proprio il caso di dirlo in merito all'uso e il dispiegamento dei cani durante la battuta di caccia. Sono loro infatti il vero motore della giornata. Le mute dei segugi però in questo caso entrano in scena con un’energia travolgente e crescente perchè prima vengono lasciati pochi cani o addirittura segugi singoli per cercare di individuare le probabili rimesse dei cinghiali, poi una volta trovati i selvatici ci spiegano i cacciatori umbri, vengono liberate le mute. Abbiamo seguito il lavoro meticoloso dei Segugi Maremmani, rapidi e instancabili nel forzare il fitto, e la potenza vocale dei Segugi Francesi, il cui abbaio a fermo ha fatto vibrare l'aria tra i lecci e i corbezzoli.

Sentire la voce dei cani che si rincorre tra i crinali è l'essenza stessa della battuta.

Il gioco delle parti: trionfi e fughe

La caccia in battuta è un rito fatto di rispetto e attenzione verso aspetti della natura e della caccia che i membri della squadra condividono.

La natura, con i suoi equilibri ha dettato le regole della sfida. Abbiamo assistito a momenti di pura adrenalina e di tempo sospeso dove cinghiali, spesso invisibili, maestri del silenzio, sono riusciti a scivolare via tra i rovi, lasciando dietro di sé solo il fruscio della vegetazione e qualche cacciatore a bocca asciutta. Poi sono arrivati attimi concitati e propizi per le poste, che dopo lunghi silenzi in attesa, sono state baciate dalla fortuna con l'arrivo dirompente dei selvatici e l'emozione del tiro. I pochi  abbattimenti puliti, arrivati dopo tanto impegno, non sono stati celebrati come un trofeo individuale, ma come il giusto premio per il lavoro della muta e della squadra intera.

Ogni animale prelevato è un onore reso ai cani; ogni colpo andato a vuoto è un tributo alla scaltrezza di un selvatico che conosce la sua terra meglio di chiunque altro.

Un arrivederci autentico

Mentre il sole cala dietro le colline del Trasimeno, la squadra si riunisce intorno al fuoco che emana profumo di carne e di riposo. La fatica si trasforma in gioia condivisa, i racconti della giornata si mescolano alle risate e ai piani già per la prossima stagione. Anche questa ultima giornata a Panicale ci ha ricordato come nella caccia non ci sia mai un addio, ma un arrivederci carico di gratitudine. Il bosco torna al suo silenzio invernale, alla pace necessaria prima delle stagioni riproduttive, fino a quando le voci dei segugi torneranno a rianimarlo durante quella sfida fatta di corse, vita, morte e rinascita senza fine.