Penso vi siate resi conto come la caccia alla beccaccia sia venuta sempre più a somigliare ad una “guerra all’ultimo sangue”, tutti l’un contro l’altro armati. Una “lotta fratricida” - per restare nella semiseria metafora bellica - il cui bottino è una selvaggina sempre più scaltra e inavvicinabile, per aver ragione della quale, vista la sua maggiore elusività e la concorrenza spietata che si vede in campo, non è più sufficiente (se mai lo è stato) un approccio volto alla mediocrità e alla sufficienza. Ogni uscita è infatti una “battaglia campale” contro agguerriti competitori e selvatici inaccostabili arroccati in vere e proprie “fortezze” naturali difficilissime da localizzare e ancor di più da… espugnare!
La caccia alla beccaccia
Non fu per caso se Ponce de Leon - “l’avvocato con la doppietta”, uno dei decani del giornalismo venatorio italiano- in una sua opera, chiosando il Barisoni, ebbe modo d’affermare: “…si nasce cacciatore, si diventa beccacciaio”. Cosa voleva dire? Né più né meno che così come si nasce d’indole sportiva e poi ci si specializza in una disciplina – calcio, volley, basket, tennis, sci etc. - lasciando che sia il tempo a darci quel bagaglio tecnico in grado di praticarla al meglio, altrettanto nella caccia la specializzazione (coronata da risultati che la giustifichino) è possibile solo dopo tanta, tanta esperienza (lustri!), sposata ad immani sacrifici. Se poi ci mettiamo a parlare di caccia alla beccaccia vediamo come le cose si complichino in maniera assoluta, poiché in essa non tutto può essere tenuto sotto stretto controllo dal cacciatore, come in altre attività venatorie. E le variabili e le incognite sono sempre superiori ai dati certi della nostra equazione. La caccia alla beccaccia, infatti, la fanno assi più il cane, il luogo e… la beccaccia. Relegando il cacciatore – una volta sul terreno - ad un ruolo tutto sommato marginale di una recita che ha ben altri, veri protagonisti. L’ho già detto e ripetuto 100 volte: il lavoro del beccacciaio (e dunque la sua grandezza) si svolge tutto o quasi in quelle fasi che preludono di molto o di poco le battute vere e proprie. Inizia nella selezione e addestramento dei cani tutto l’anno (i veri beccacciari ne hanno sempre più d’uno, talvolta vere e proprie “mute”). Continua nella scelta del luogo da battere in base ai venti e agli andamenti delle stagioni. Trovando poi il suo culmine nella costituzione di una “squadra” di amici a due e quattro “gambe” che finalmente s’intendono alla perfezione e… “non ne buttano più via una”.
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Pronti all’azione

Come vi preparereste qualora vi capitasse di dover attaccare un deposito di “viveri mobile” (selvaggina) già nel mirino di altri accaniti ed esperti “incursori”? La domanda è ovviamente tra il serio e il faceto, tuttavia non paia così fuori luogo. Molta, infatti, della caccia odierna con il cane – e in sommo grado quella alla beccaccia - è finita per somigliare ad una lotta senza esclusione di colpi, un’attività ad altissimo tasso di specializzazione nei confronti della quale - come noto - regna ahimè una grande confusione generata dall’evoluzione delle crude basi inerenti la tecnica e le modalità di preparazione e approccio; un marasma totale in cui fra sterili polemiche e vaghe “pippe” poetiche, vetusti assiomi inconfutabili (poi puntualmente smentiti!) e ridicoli anatemi, la verità si è venuta a mescolare alla menzogna tanto che in molti (troppi, ormai) mi pare sian finiti per non capirci più nulla.
Credo quindi sia ormai tempo di fare un po’ d’ordine, e ritengo giusto farlo semplificando il tutto con una reductio ad bellum delle nozioni basilari di cinofilia venatoria applicata, utilizzando metaforicamente quello che ancora oggi è il tratto principe di scienza e filosofia militare: L’arte della guerra di Sun Tzu.
Se “guerra ha da essere” infatti, …allora “che guerra sia”! E lasciamo a che ad ordinarci le idee siano le sapienti parole di un antico maestro, le quali così come son sempre servite a guidare gli eserciti nei secoli (…ed ora le più avanzate scuole di politica e marketing!), altrettanto c’insegneranno la filosofia di base con cui approntarci a sferrare con cognizione di causa anche il nostro… “attacco alla beccaccia”!
Si assimili dunque la figura del condottiero a quella del cacciatore di beccacce. Ciò fatto si comprenda dunque perché Sun Tzu – nel suo trattato - stabiliva come essenziale a qualsiasi approccio strategico fosse la comprensione di quei cinque fattori che il condottiero (qui il beccacciaro) non può non conoscere…: “il primo è il Tao, il secondo è il cielo, il terzo è la terra, il quarto il condottiero medesimo, il quinto il metodo.
Il Tao della… caccia!

Il Tao è ciò che induce i sottoposti a condividere i medesimi obiettivi del governante, al punto di non risparmiarsi pur di non deluderlo (per noi, cani capaci, caparbi ed ubbidienti).
Il cielo comprende yin e yang, freddo e caldo, il susseguirsi delle stagioni, seguirlo o opporvisi – sottolineava il maestro cinese - è determinante per la vittoria (leggi conoscenza delle stagioni e dei venti).
La terra riguarda le alture e i bassopiani, ciò che ampio e ciò che è angusto (…) il terreno accidentato e quello piano (ovvero, i terreni di volta in volta preferiti dallo scolopacide e nei quali verremo poi a cacciare).
Il condottiero rappresenta (incarnandoli, aggiungo io, valori morali quali) la conoscenza, la fedeltà, il coraggio e la severità.
Il metodo riguarda il saper dare ordini e l’organizzazione (…) – così in guerra come durante le battute di caccia -”. Il tutto sottolineato dalle perentorie affermazioni che: “se conosci il tuo nemico (la beccaccia) e conosci te stesso, nemmeno in cento battaglie correrai il pericolo di essere sconfitto. Non è proprio così vero a beccacce, ma soprassediamo. Se non conosci il tuo nemico ma conosci te stesso (e viceversa), le tue possibilità di vittoria sono pari a quelle di sconfitta. Ci sta… Se non conosci né il nemico né te stesso, ogni battaglia significherà per te sconfitta certa”. E questo è invece vero nel modo più assoluto.
Traducendo ora definitivamente il tutto in cacciatorese, vediamo quindi come il condottiero-cacciatore altro non sia che il fulcro di un complesso meccanismo di forze per aver controllo delle quali saranno necessarie notevoli doti di adattabilità e conoscenza. Solo così, con il carisma, la capacità di adeguarsi alle condizioni climatiche e all’imprevedibile; la perfetta conoscenza dei territori poi, questi riuscirà infine a divenire un buon “forgiatore” di cani (…ed eventuali compagni) che seguiranno ogni sua indicazione “strategica” per dare l’assalto all’oggetto dei suoi, dei loro comuni desideri.

Pur tuttavia neppure questo riesce ad essere sufficiente se alle spalle non vi sono un’altrettale conoscenza dell’avversario con cui s’incroceranno i ferri (che per noi altro non significano che perfette cognizioni d’etologia beccacciara) cui faccia riscontro una perfetta scienza di quella che è la nostra reale statura di cacciatori come mezzi e possibilità. Ed è forse proprio questo il problema principale dell’intera faccenda: vexata quaestio sulla quale dalla notte dei tempi i sapienti non hanno mai smesso di ammonire. Giovani o meno giovani, infatti (i cacciatori non invecchiano mai, come i vini buoni… maturano!), calmi o nevrili, ciascuno – per forza o per amore - ha un suo modo d’intendere la vita e dunque la caccia, ciascuno i suoi limiti e le sue grandezze, il tutto sublimato (o affossato, fate voi) dalla perniciosa tendenza a compiere atti proiettivi che quasi mai corrispondo, per eccesso o per difetto, alla reale natura delle cose. Pur tuttavia è importantissimo sapere di che pasta siamo fatti, conoscere – come ammoniva l’oracolo di Delfi - prima di tutto noi stessi, al fine di colmare le nostre lacune secondo modalità che tengano presenti le nostre reali possibilità, cercando così di ricavare comunque il meglio da quel che possiamo fare per davvero, senza sogni o voli pindarici.
A beccacce non si è mai soli

Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei… No! Dimmi chi sei, e ti dirò dunque come e con chi sarebbe più giusto tu debba andare! Fatte proprie in effetti tutte le sapienze del mondo in fatto di beccacce, arie e luoghi, poi in ogni caso - è bene lo si sappia - figura primaria di tutte le strategie che abbiamo in animo di mettere in campo saranno essenzialmente loro, i cani: il nostro piccolo “esercito privato”. E qui son dolori… Son dolori perché esistono le mode, son dolori perché esistono i bugiardi, son dolori perché ci sono i disonesti, e son dolori perché fare un cane da beccacce che sia consono alle nostre aspettative è la cosa più difficile dell’universo. Ed è difficile perché tutti i cani in linea generale sono adatti a cacciare la beccaccia, ma quelli che vi riusciranno veramente bene sono rari. Senza poi dire che cacciatori mediocri possono sciupare anche il migliore dei campioni potenziali, almeno quanto un grande cacciatore senza possibilità di operare selezione sui grandi numeri di cucciolate, può correre il rischio di non vedersi mai capitare tra le mani “Il Cane” dei suoi sogni per semplice follia di fato (due “stagioni di merda” a fila, e via che si è buttato via un cane!). Una via – pardon …il Tao - per cercare di cogliere comunque nel segno con maggiore possibilità di successo, non può dunque che passare dalla perfetta assimilazione di quanto detto sin qui. Conoscendo infatti quelle che sono le proprie preferenze, avendo colmato le proprie lacune in termini di teoria generale, avendo altresì precisa cognizione di causa dei tempi e dei modi delle beccacce nei territori in cui avremo a cacciare (che si devono conoscere come il “cesso” di casa propria), poi – e qui mi rivolgo ai neofiti - si può operare una scelta del cucciolo da avviare in base alle caratteristiche che razza per razza ciascun cane è in grado di presentare, ragionando in base a come queste possano più o meno bene adattarsi alla nostra filosofia di caccia alla beccaccia e ai “teatri” che diverranno le nostre “zone di guerra”.
Razze e preferenze
Siete quindi di quelli un po’ ansiosi, che non sopportano di perdere di vista il loro Black e la loro Lola neppure per un minuto? Fatevi un bracco italiano o uno spinone e fregatevene delle mode.
Siete invece di quelli senza pace, che battete come pazzi ettari ed ettari di boschi ogni giorno e volete cani che spazino per quanto grandi sono i vostri sogni? Sceglietevi un setter inglese.
Nella vostra anima abita un cane dolce ed equilibrato, battitore ma per natura dotato di grande collegamento? kurzhaar e drathaar sono quel che dovreste avere nel canile.
Volete invece un cane dalle spiccatissime doti boschive che ben si adatti a vivere con voi in appartamento? Il breton mi pare la scelta più azzeccata. In ogni caso sappiate che dovrete (e molto) sacrificarvi per lui, conducendolo sin dalla più tenera età sulla beccaccia e facendogliela in ogni modo conoscere. Spendendo a tal fine tempo e danari che ad altro uso avreste destinati. Senza mai lesinare in carezze e “bravo/a” quando necessario, né in controllo e pugno di ferro, alla bisogna. Facendo tutto quello che è in vostro potere per temprarne la coscienza primordiale ed istintiva verso una forma di caccia in cui equilibrio, prudenza e capacità di discernimento sono doti quint’essenziali.
Poiché in fin dei conti sarà lui (o lei) a condurre il gioco nei boschi, sarà lui (o lei) a dover cercare, nei posti in cui via via lo condurrete – e “contro” tanti concorrenti - le terribili, volubili regine dei boschi che caratterizzano la moderna caccia alla beccaccia.
L’impresa non sarà mai facile, l’avversario è di quelli che non scherzano, ciò non di meno se avremo saputo scegliere bene il luogo e l’ora, se avremo saputo metterci al fianco grandi cani e sagaci alleati (leggi, compagni di caccia), se nostre resteranno la calma e la ragione negli attimi in cui ci appresteremo a servire il cane immobile nel silenzio del bosco, allora sapremo che avremo fatto tutto quanto era in nostro potere per sferrare il nostro “attacco alla beccaccia” con la speranza di far arridere alla nostra parte tutte le possibilità di successo.
Dice infatti Sun Tzu che “chi è abile nel manovrare il nemico lo costringe a una forma che il nemico dovrà seguire, gli presenta condizioni che il nemico dovrà accettare”. Poi, tuttavia, è ovvio che comunque la partita resta nelle misteriose mani del fato e della beccaccia, perché è sempre valida la massima con cui l’antico sapiente orientale concludeva il suo L’arte della guerra: “si può sapere come vincere, senza necessariamente vincere”. Ciò che conta è la coscienza di aver agito al nostro meglio, innalzando un’attività - tutto sommato brutale nella sua più genuina essenza- ad un livello per così dire di artistico, rendendola infine paradigma di verità eterne ed immutabili. Una filosofia di vita, insomma….
Storie di formiche, cicale e… cani da beccacce
E’ un dato acquisito che ormai, chiunque si accompagni ad una bestia vagamente caniforme, da novembre in poi si scapicolli per greppi e fossi con un’idea fissa in testa: trovare la beccaccia! Ciò non di meno è innegabile che – a prescindere dalla variabilità delle annate di passo - il livello medio di customer satisfaction resta comunque basso, bassissimo; vero com’è che in doppia cifra, con carnieri soddisfacenti e ancora più soddisfacenti numero d’incontri, ci vanno solo e soltanto i soliti arrabbiati, coloro che zona per zona e località per località, al loro nome è da tempo che vox populi hanno aggiunto l’epiteto di … “il beccacciaro” (Gianni, Nino, Mario, Toni etc…).

E i più che si domandano: “…ma tanto fa gli stessi posti che faccio io?!?” “…Ma tanto esce quanto esco io?!?” “…Perché lui sì, ed io no???”
Mi curo di rispondere personalmente: perché tutti costoro, caro amico neofita o sprovveduto, sono innanzitutto cacciatori veri, di quelli con la C maiuscola; individui che son stati capaci, con anni di sacrifici e tanta pazienza, di capire con amore profondo cosa significhi – al di là di poetiche visioni, idilli bucolici e badilate di retorica - dar la caccia per davvero ad un animale selvaggio nel suo ambiente; uomini dunque in grado di comprendere, con esistenze spese tutte “all’insegna della caccia” , cosa necessiti realmente per sferrare con cognizione di causa l’ “attacco alla beccaccia”. Vi chiederete a questo punto cosa li distingua. La risposta è facile: un’esperienza magistrale ed il possesso di cani – a prescindere dalla razza - sempre all’altezza della situazione. Cani che non sono un dono del cielo, ma frutto di anni di sacrifici spesi con loro e per loro a sognare i boschi d’autunno anche quando tutti gli altri, in primavera ed estate, si “grattano la panza” o sono al mare. Gente insomma, che non va mai in vacanza dalla sua… passione! …Ovvero la solita vecchia storia di formiche e cicale.
Post scriptum
Come avrete notato, qui mancano tutte le indicazioni tecniche relative a fucili, cartucce, scarponi, abbigliamento e i più disparati apparati.
Non di meno, latitano consigli pratici di qual si voglia genere, dal come servire i cani al tiro, sino a tutto ciò che può essere utile per il mantenimento di una perfetta forma fisica, condizione base nostra e dei nostri cani per poter affrontare al meglio la pratica beccacciaia.
Non è una svista, è voluto. Infatti, ci riserviamo sempre qui tutti gli spazi che saranno necessari per poter affrontare al meglio ogni tema relativo alla nostra grande passione.
Con tutto lo spazio e il tempo che ci vuole, come filosofi taoisti-beccacciai.
Quindi, alla prossima…










