
La maggior parte dei miei lettori conosce già le elettro-ottiche ad imaging termico e quelle a visione notturna digitale. Oggi, però, proveremo i binocoli multispettrali Pulsar Symbion LRF DXT50 e LRF DXR50, e credo che un rapido ripasso possa essere utile.
La visione digitale diurna e notturna di ultima generazione offre un livello di dettaglio elevatissimo grazie ai sensori 4K, mantenendo la visione a colori anche a livelli di luce molto bassi in modalità crepuscolare. Quando però la luce ambientale scende a livelli di notte senza luna, un illuminatore IR invisibile consente di osservare la scena in modo eccellente ma con visione in B/N. La sorgente IR, tuttavia, è visibile agli utilizzatori di altri NVD, e la visione notturna digitale condivide alcune delle limitazioni delle ottiche diurne: animali e persone immobili, mimetizzati o parzialmente nascosti da vegetazione o altro possono sfuggire al rilevamento.

L’imaging termico, invece, rileva il calore infrarosso emesso da persone, animali e oggetti, rendendo molto meno efficace il normale mimetismo visivo. Poiché il canale termico è totalmente passivo è quindi più difficile da rilevare. Il rovescio della medaglia è che i sistemi termici mostrano differenze di temperatura anziché l’aspetto naturale e i contorni degli oggetti, mentre i loro sensori hanno generalmente una risoluzione in pixel molto inferiore.

Le ottiche multispettrali riuniscono in un unico dispositivo la visione digitale diurna e notturna e l’imaging termico, consentendo di osservare sia la porzione visibile sia quella invisibile dello spettro, talvolta contemporaneamente. Passare da un canale spettrale all’altro, oppure visualizzarli insieme nello stesso campo visivo tramite sovrapposizione o con Picture-in-Picture, offre maggiore sicurezza nell’osservazione e un livello più elevato di identificazione di ciò che si sta guardando. Questa categoria di dispositivi optoelettronici rappresenta un vero moltiplicatore di capacità nelle operazioni di ricerca e soccorso, nell’uso professionale e di polizia, in campo civile, e soprattutto nella caccia, dove è necessario identificare chiaramente l’ambiente circostante e localizzare rapidamente persone o animali in movimento tramite il canale termico, garantendo al tempo stesso una reale operatività 24/7. I cacciatori restano comunque tra i principali utilizzatori, soprattutto per la praticità e il valore operativo che un’ottica multispettrale può offrire sul campo. Nel caso dei binocoli Pulsar Symbion, visione digitale diurna e notturna 4K, imaging termico, telemetro laser integrato e illuminatore IR sono tutti racchiusi in un unico dispositivo ottico portatile per l’osservazione.
Video: Binocoli Pulsar Symbion LRF DXT50 e LRF DXR50
I Binocoli Pulsar Symbion LRF DXT50 e LRF DXR50

I binocoli multispettrali Symbion sono disponibili in due modelli, LRF DXT50 e LRF DXR50. Entrambi condividono lo stesso corpo con struttura in lega di magnesio, l’interfaccia ergonomica dei comandi, l’illuminatore IR, il telemetro laser e il canale digitale day/night con sensore CMOS 4K e zoom digitale 6,5-26×.
La differenza principale riguarda il modulo termico. Il DXT50 utilizza un microbolometro non raffreddato ad alta risoluzione da 1280×1024 pixel con pitch di 12 µm e sensibilità NETD di sistema inferiore a 20 mK, mentre il DXR50 impiega un sensore da 640×480 pixel, sempre con pitch di 12 µm, ma con una sensibilità di sistema ancora più elevata, inferiore a 18 mK. Entrambi i moduli termici sono full frame rate, 50 Hz.
Poiché il pixel pitch e l’obiettivo in germanio F1.0 da 50 mm sono identici su entrambi i modelli, è il diverso crop del sensore a determinare l’ingrandimento nativo: 2× per il DXT50 e 4× per il DXR50. Cambia anche il rapporto di zoom, con un ingrandimento digitale termico rispettivamente di 2-24× e 4-32×.


Tra le caratteristiche comuni troviamo inoltre la registrazione di foto e video su memoria interna da 64 GB, la connessione a PC e ricarica tramite porta USB-C, connettività Wi-Fi con dispositivi mobili tramite le app gratuite Stream Vision 2 e Stream Vision Ballistics, oltre al già citato telemetro laser integrato e all’illuminatore IR con potente LED da 850 nm.
Il corpo gommato è compatto, robusto e relativamente leggero, ed è certificato IPX67 per la resistenza all’acqua e polvere.
Il Pulsar Symbion utilizza una batteria proprietaria APS5; nella confezione ne vengono fornite due. Secondo Pulsar, l’autonomia raggiunge fino a 10 ore di utilizzo continuativo sul DXR50 e 8 ore sul DXT50 usando le due batterie.
Utilizzo dei binocoli multispettrali Pulsar Symbion

Prendendo in mano il Symbion, la prima impressione è subito quella di un prodotto di qualità, ben costruito e realizzato con ottimi materiali. Il peso trasmette solidità senza far percepire l’ottica come ‘pesante’, anche se con la batteria installata si arriva a circa un chilogrammo: qualcosa in più rispetto a un classico binocolo di fascia premium 8×42 con prismi a tetto.
Il Symbion adotta un’interfaccia utente molto ergonomica, progettata per consentire l’utilizzo completo con una sola mano. Sono presenti due manopole coassiali di messa a fuoco, una dedicata al canale termico e una al digitale, oltre a una ghiera di selezione superiore con sette pulsanti multifunzione, tre dei quali integrati nella parte centrale della ghiera stessa.

All’inizio, il numero di funzioni, menu e comandi può sembrare quasi eccessivo. Ogni azionamento viene confermato da un feedback aptico. In realtà l’interfaccia è molto intuitiva: ogni pulsante gestisce due funzioni correlate, a seconda che venga premuto brevemente o a lungo. Basta davvero un pomeriggio con il manuale per prendere familiarità con tutto e riuscire poi a concentrarsi su ciò che si osserva negli oculari, anziché su quello che si sta facendo con i comandi del Symbion. La leva di accensione a tre posizioni si trova nella parte inferiore del corpo, mentre il comando per regolare il fascio dell’illuminatore IR è un cursore posto subito davanti alla ghiera, o “scroll-wheel” superiore. Impugnando il dispositivo, il pollice vi cade naturalmente sopra, rendendone l’azionamento immediato.

La distanza interpupillare si regola facilmente e ciascun oculare dispone di una regolazione diottrica indipendente. Il microdisplay AMOLED da 1920×1080 pixel visibile negli oculari adotta un formato insolito, con angoli arrotondati, che risulta in qualche modo più gradevole rispetto al classico rettangolo con spigoli netti. Se si preferisce, tramite il comando Screen Shape è comunque possibile riportare la visualizzazione a una forma completamente circolare. Come di consueto sui binocoli elettro-ottici Pulsar, un sensore di prossimità accende immediatamente il display quando il dispositivo viene portato agli occhi e lo spegne quando viene allontanato o non utilizzato, contribuendo a ridurre il consumo della batteria.
Le manopole di messa a fuoco dei canali termico e digitale day/night sono particolarmente piacevoli da utilizzare: si regolano facilmente con un solo dito, ma sono allo stesso tempo sufficientemente frenate per evitare spostamenti accidentali durante l’uso.
Anche la sostituzione della batteria è accompagnata da un piccolo dettaglio ben studiato: il dispositivo vibra quando la batteria viene inserita, anche se il Symbion è spento, confermando così l’avvenuto collegamento persino nel buio più completo.
Prova del Pulsar Symbion: canale digitale

Come anticipato, ho ricevuto entrambi i modelli disponibili dei binocoli multispettrali Pulsar Symbion: LRF DXT50 e LRF DXR50. Poiché l’unica differenza tra i due riguarda il canale termico, iniziamo dal prestante e interessante canale digitale con sensore CMOS da 4K per uso diurno e crepuscolare a colori, che passa al bianco e nero — oppure al verde — quando viene impostata la modalità di visione notturna.

Per prima cosa, dato che il sensore ha una risoluzione 4K mentre il display negli oculari è Full HD, il livello di dettaglio dell’immagine rimane praticamente invariato dall’ingrandimento nativo di 6,5× fino a circa 13×, punto nel quale, guarda caso, la porzione di sensore utilizzata e la risoluzione del display coincidono. Solo avvicinandosi al massimo di 26× si inizia a percepire una lieve perdita di definizione. Lo zoom si regola facilmente tramite la “scroll-wheel”.
Al crepuscolo o in condizioni di scarsa illuminazione, mantenere la visualizzazione a colori — anche in modalità twilight — produce inevitabilmente immagini più granulose a causa del rumore. Passando invece alla modalità notturna completa in B/N, definizione e nitidezza tornano immediatamente su livelli comparabili a quelli ottenuti di giorno. Il Symbion utilizza l’EIS, Electronic Image Stabilization, per stabilizzare l’immagine quando si aumenta l’ingrandimento; alle focali più spinte la sua efficacia è notevole. Può essere attivato o disattivato e viene escluso automaticamente quando si utilizza il modulo LRF.
A proposito di telemetro, la portata massima raggiunge ora i 1.500 metri e sul campo funziona molto bene anche in condizioni sfavorevoli, come foschia leggera, nebbia e pioggia. Il telemetro offre modalità di misurazione singola e continua, rileva l’angolo del bersaglio e la THD, True Horizontal Distance, e consente di modificare il reticolo di misurazione. Curiosamente, in modalità notturna il fascio laser risulta perfettamente visibile attraverso l’apparecchio.
l’illuminatore IR è abbastanza potente: dispone di tre livelli di emissione e il cursore che consente di regolare il fascio da ampio a concentrato è particolarmente intuitivo da usare.
Prestazioni del canale termico: LRF DXT50 e LRF DXR50
I canali termici dei due binocoli Symbion presentano caratteristiche molto interessanti, ma non ce n’è uno che possa essere considerato semplicemente migliore dell’altro: ciascuno è pensato per un impiego specifico. Il DXR50 utilizza un sensore da 640×480 pixel, ma offre un rapporto di ingrandimento digitale più elevato a partire dai 4× nativi e una sensibilità di sistema migliore, inferiore a 18 mK.
Il DXT50, invece, adotta un sensore ad altissima definizione da 1280×1024 pixel. La sensibilità è leggermente inferiore, con un valore NETD di sistema sotto i 20 mK, e anche l’ingrandimento massimo complessivo è più contenuto, partendo da 2× nativi. Pulsar propone il DXT50 soprattutto per l’osservazione e la scansione a media distanza in ambienti complessi e ricchi di ostacoli, come boschi e vegetazione fitta, dove l’ampio campo visivo, il minore ingrandimento termico e l’elevatissima definizione aiutano a cogliere anche movimenti minimi nel fitto della vegetazione.

Una maggiore sensibilità significa una migliore capacità di rilevamento, e Pulsar raccomanda il DXR50 per l’osservazione a lunga distanza in campo aperto e per il controllo di animali o persone lontani lungo crinali e zone sopraelevate. In condizioni ottimali, la distanza di rilevamento di un cervo o di una figura umana arriva a 2.300 metri; lo zoom digitale fino a 32× può aiutare nell’identificazione, anche se a questo ingrandimento l’immagine visualizzata è costruita a partire da appena 80×60 pixel effettivi del sensore originale. Per confronto, il DXT50 a 24× utilizza ancora 107×85 pixel di dettaglio originale. E vale la pena ricordare che, a 26×, il canale digitale del Symbion visualizza 960×540 pixel. Il canale termico offre numerosi filtri, algoritmi di miglioramento dell’immagine, palette colore selezionabili e modalità dedicate per ottimizzare qualità e prestazioni nelle diverse condizioni ambientali. L’obiettivo è aumentare la capacità di rilevamento e identificazione soprattutto nelle scene con basso contrasto termico, come in presenza di nebbia, precipitazioni o elevata umidità. In queste situazioni entra in gioco una funzione particolarmente interessante dell’elaborazione software Pulsar: l’amplificazione della sensibilità, regolabile su tre livelli per migliorare la qualità del rilevamento e del riconoscimento degli oggetti. Per ridurre le distorsioni digitali introdotte dai livelli di amplificazione diversi da Normal, è inoltre disponibile il filtro Smoothing.
Prova del Pulsar Symbion: canale termico

Durante l’uso sono rimasto colpito dalla qualità dell’immagine termica restituita dal Pulsar Symbion DXR50: senza dubbio la migliore che abbia mai visto da un sensore con risoluzione orizzontale di 640 pixel, e nettamente superiore anche al dispositivo che fino a quel momento consideravo il riferimento, il Merger, sempre di Pulsar.
A costo di ripetermi, l’immagine offre contrasto, dettaglio, fluidità della scala di grigi e gamma dinamica davvero fuori dal comune. Detto sinceramente, pur restando perfettamente utilizzabile, l’ingrandimento termico massimo di 32× mi sembra un po’ eccessivo: nell’uso reale mi sono fermato quasi sempre attorno ai 20×, arrivando solo raramente a 26-28×. Ma la possibilità c’è, e in alcuni scenari può essere indispensabile. Per inciso, ho la stessa opinione anche dei 24× massimi del DXT50.

E a proposito del “fratello maggiore”, cosa porta davvero in più il sensore ad alta risoluzione? Innanzitutto un’immagine incredibilmente dettagliata per un dispositivo termico, ideale per un’identificazione positiva immediata, e un campo visivo enormemente più ampio al minore ingrandimento nativo, come già accennato.
In pratica, questo si traduce in una velocità di scansione impressionante: grazie al campo visivo più ampio e a una risoluzione quattro volte superiore, l’efficienza nella ricerca è sostanzialmente quadruplicata. Si possono spazzolare rapidamente grandi campi o pendii alla ricerca di movimento, anche quando animali o persone sono parzialmente coperti o nascosti da vegetazione molto fitta.
Modalità DUO dei binocoli multispettrali Pulsar Symbion
Non dimentichiamo che il Pulsar Symbion è un dispositivo ottico multispettrale. Passare da un canale all’altro è già molto interessante, ma avere contemporaneamente nel campo visivo sia l’immagine termica sia quella digitale 4K è davvero il massimo.
Il Symbion dispone della modalità DUO, che sfrutta la funzione Picture-in-Picture per visualizzare un canale nel campo visivo principale e l’altro nella finestra PiP. Una volta attivata la modalità, è possibile invertire rapidamente i due canali con una breve pressione dello stesso comando DUO.
Il sistema è veloce, semplice da usare ed estremamente utile nella maggior parte degli scenari operativi, caccia compresa. Personalmente preferisco utilizzare il canale termico come immagine principale e mantenere il digitale nella finestra PiP: in questo modo il rilevamento è rapido e immediato, mentre il canale crepuscolare o notturno consente di confermare e identificare subito ciò che si sta osservando, con la possibilità di aumentarne anche l’ingrandimento quando necessario.


Conclusioni
Quindi, quale dei due modelli dei binocoli multispettrali Pulsar Symbion fa al caso vostro? Secondo le indicazioni Pulsar: “Scegliete il DXT50 per la scansione nei boschi, per passaggi più rapidi e per un campo visivo più ampio. Il DXR50 è invece più indicato per l’osservazione a lunga distanza e offre una maggiore autonomia.”
Non è così semplice. In effetti, devo ammettere che la definizione e le prestazioni del DXT50 mi hanno davvero impressionato. La qualità dell’immagine all’ingrandimento nativo di 2×, sfruttando l’intero sensore da 1280×1024 pixel, è incredibile: pulita, nitida e fluidissima. In una parola, spettacolare.
Ma, a mio parere, alla fine la scelta si riduce al fatto che il DXR50 offre un ingrandimento maggiore, una maggiore autonomia e soprattutto un prezzo più basso. E non di poco: il prezzo suggerito al pubblico, tasse incluse, del DXR50 è esattamente inferiore di 1600 euro a quello del DXT50, che è di € 5.590,00. Tocca farsi due conti: o il budget non rappresenta un problema, oppure la scelta va necessariamente ponderata mettendo insieme disponibilità economica, necessità e destinazione d’uso.
Il prezzo, comunque, anche se alto è giustificato dalle prestazioni, che restano difficilmente eguagliabili. Ritengo che questi siano tra i migliori binocoli multispettrali commerciali ognitempo o 24/7 oggi disponibili sul mercato, se non i migliori in assoluto.
La confezione comprende inoltre numerosi accessori: due batterie, una bella custodia da trasporto in nylon nero, il caricatore da parete, cinghia di trasporto, un adattatore per la ricarica ultrarapida di due batterie e un cavo USB-C.
Scheda tecnica
| Produttore: | Pulsar - Yukon Advanced Optics (www.pulsar-nv.com) | |
| Modello: | SYMBION LRF DXT50 | SYMBION LRF DXR50 |
| Tipo: | Binocolo termico con telemetro laser | |
| Sensore termico: | 1280 × 1024, 12 µm | 640 × 480, 12 µm |
| Tipo di sensore termico: | Microbolometro non raffreddato | |
| NETD di sistema: | <20 mK | <18 mK |
| Sensore digitale: | 4K CMOS, 3840 × 2160 | |
| Frame rate: | 50 Hz | |
| Obiettivo: | Termico F50 / 1.0; digitale F50 / 1.8 | |
| Ingrandimento termico: | 2-24× | 4-32× |
| Ingrandimento digitale: | 6,5-26× | |
| Regolazione diottrica: | da -5 a +5 D | |
| Estrazione pupillare: | 13 mm | |
| Regolazione interpupillare: | 62,5-74 mm | |
| Display: | 1920 × 1080, MicroLED (AMOLED) | |
| Distanza di rilevamento termico: | 2300 m | |
| Portata massima LRF: | 1500 m, precisione ±1 m | |
| Illuminatore IR: | LED focalizzabile, 850 nm, tre livelli di potenza | |
| Registrazione A/V: | Video e foto 1440 × 1080 su memoria interna da 64 GB | |
| Connettività: | Wi-Fi 2,4 / 5 GHz; USB-C per alimentazione e dati | |
| Sistema di alimentazione: | 2 × APS5 esterne, 3,7 V, 4900 mAh | |
| Autonomia a 22 °C: | 8 h con 2 × APS5 | 10 h con 2 × APS5 |
| Materiale del corpo: | Lega di magnesio | |
| Dimensioni: | 207 × 132 × 72 mm | |
| Peso: | 1,0 kg, batteria inclusa | |
| Protezione: | IP67, impermeabile | |
| Interfaccia per treppiede: | Attacco da 1/4" e ARCA-SWISS | |
| Prezzo consigliato al pubblico: | € 5.590,00 | € 3.990,00 |










