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Grandi classici: un sovrapposto dei Fabbrizioli di Rimini

Quattro armaioli di Romagna compongono il poker d’assi: Toschi, Zanotti, Cortesi e Fabbrizioli. Se proprio si vuole la scala reale si può aggiungere Zaccaria. Tralascio qui Stanzani perché a rigore non era romagnolo, avendo il laboratorio a Bologna. Qui ci occupiamo di Fabbrizioli, armaiolo che amava i sovrapposti e che non ha mai realizzato un fucile men che finissimo; questo l’ho trovato da Paolo Silvano dell’Armeria Berrone di Alessandria. Il fucile non ha cartelle laterali ma batterie boxlock, una soluzione che ha dato origine ad inutili dispute.

I fucili fini

Bascula del fucile Fabbrizioli
La località del costruttore è riportata sul fianco della bascula.

C’è chi non apprezza, o addirittura in qualche misura disprezza le realizzazioni con batteria Anson. Non ci si può far nulla. Purtroppo meno uno ne sa e più i suoi giudizi sono categorici; solo chi ha studiato e si è documentato si pone dei dubbi. 

Quindi, pur senza eccessive speranze di far comprendere le armi fini a chi le giudica dalla radica e dall’incisione ricorderò loro che Anson non era il cugino scemo di don Ciccillo Esposito da Stoccolma ma il capo-officina di Westley Richards e Deeley, che dell’azienda era il direttore commerciale, era titolare di brevetti in materia d’armi. 

Dettaglio del fucile Fabbrizioli
Il fucile era stato prodotto su specifica richiesta di un’armeria.

Una doppietta Anson costruita da un valido armaiolo, ha le stesse doti di robustezza, funzionalità, facilità di caricamento e rapidità di fuoco di una doppietta a cartelle laterali (ma per quanto riguarda la robustezza la batteria Anson secondo me è preferibile, perché semplice. Diceva Ezio Ferrari che tutto quello che non c’è non si romperà mai) e può essere tranquillamente costruita con la doppia stanghetta di sicurezza, che sembra ai profani la ragione della superiorità dei sistemi Holland & Holland. 

I quali, pur evitando lo sparo accidentale della seconda canna, possono essere realizzati anche in modo molto rustico – la doppia stanghetta provvederà quasi sempre – mentre questo non è vero per un sistema Anson nativo, con le molle a V, che richiede accuratezza di progetto e finezza d’esecuzione per ottenere lo stesso risultato. 

Quanto poi alla “mitica” – e troppo mitizzata – batteria Holland & Holland incominciamo a dire che i fratelli Rizzini di Magno, costruttori delle migliori doppiette del mondo, non l’hanno trovata adeguata ai loro standard qualitativi, tanto che ne usano una proprietaria e brevettata. Un’ultima considerazione, poi smetto perché chi ha orecchie per intendere può farlo e insistere con chi non le ha è tempo perso. Per chi confonde la finezza con il lusso e le radiche sopraffine e fragili, la premessa è che per un calcio di fucile il faggio evaporato, per quanto di aspetto dimesso, è materiale eccellente. 

Altrettanto si può dire del legno di pero o di melo, con i quali si realizzavano attrezzi che sono ancor oggi indeformati nonostante il trascorrere del tempo, talora anche di un paio di secoli. Tecnicamente sono meglio del noce, benché non ne possano mai avere la bellezza. 

Fucile Fabbrizioli con cartuccia
Il fucile deve essere già stato smontato più volte e la vite sotto la chiave non è riferita all’asse dell’arma.

Ebbene, vi sarà qualche cultore del lusso il quale possa sostenere che un sovrapposto dei Fratelli Rizzini, o di Fabbri o di Cortesi, finito in color argento vecchio, senza incisioni e con calcio di faggio, sarebbe un fucile trasandato e dozzinale? 

Se c’è, che gli Dei lo perdonino, si merita di acquistare delle porcate mal connesse ma riccamente incise e calciate con radiche non in grado di reggere il tormento del rinculo, pagandole uno sproposito. Come dice un mio amico napoletano: “In Italia tutti i giorni nasce un cucco. Beato chi lo cucca”.

L'attività dei Fabbrizioli

Torniamo ai Fabbrizioli, attivi a Rimini dalla prima metà del XX secolo con Mario, capostipite della dinastia armiera, attivo con laboratorio in via Minghetti dal 1912 al 1952. Mario insegnò l’arte ai figli Federico, Celio e Natale, quest’ultimo anche incisore autodidatta, di grande capacità e maestria, che decorò le armi dei fratelli Federico (morto nel 1980) e Celio, attivo fino al 2000. I fucili prodotti dai Fabbrizioli sono circa 800, tutti verosimilmente in buono stato di conservazione perché destinatari della manutenzione che si deve ad un prodotto eccellente. 

Incisione sul fucile Fabbrizioli
Incisione ricchissima ma senza fronzoli; l’indicatore di sicura non è rimesso in oro.

C’è una differenza sostanziale tra i grandi fucili inglesi ed i grandi fucili romagnoli, in particolare se si tratta dei cinque costruttori citati all’inizio di questo articolo. 

Il costruttore inglese guardava molto all’aspetto dei propri fucili, ne curava l’estetica e le finitura, ma lavorava su armi che sparavano poco. 

Il cliente inglese di grande armaiolo era un uomo che disponeva di ampi mezzi economici e che spesso andava a caccia più per obbligo sociale che per intima passione e convinzione. 

Per quanto riguarda l’attività venatoria, solito si trattava di due-tre volte a stagione.

I fucili erano spesso ordinati in coppie o triplette, per cui il già scarso numero di colpi sparati era da suddividere tra più armi. Quindi, benché i costruttori inglesi fossero titolari di innumerevoli brevetti in campo armiero, non erano particolarmente attenti alla solidità delle chiusure. Non ne avevano bisogno; per quei pochi colpi sparati quasi tutte le chiusure erano sufficienti. Eventualmente, quando si pensava che quella adottata, basata solo su perno e chiavistello senza altre superfici di contatto, potesse non essere sufficiente, studiavano una terza chiusura anziché cercare di migliorare il sistema esistente. Il miglioramento tecnico avrebbe potuto modificare l’estetica.  

Calcio del fucile sovrapposto Fabbrizioli
Il calcio è in un bel noce italiano con venature orientate perfettamente.

Questo spiega perché chi tirava al piccione, attività che stressa notevolmente il fucile, utilizzasse fucili di buoni costruttori belgi o di buoni costruttori romagnoli. In Italia, chi ordinava il proprio fucile pensava in termini di uso intenso e di lunga durata; voleva un fucile che anche i suoi nipoti potessero usare senza necessità di interventi tecnici e senza ritrovarsi con una doppietta che avesse dei giochi. Gli inglesi l’avrebbero usata allegramente, senza scomporsi, ma per un armaiolo italiano sarebbe stato impensabile.

Ecco perché i grandi fucili romagnoli sono ancora giunti in eccellenti condizioni ai giorni nostri.

Come tutti i grandi costruttori anche i Fabbrizioli si affidarono alle proprie capacità e al passaparola anziché ad estese e costose campagne pubblicitarie. La loro dimessa pubblicità degli anni ‘Quaranta recitava: “Cartucce per caccia e tiro, costruzione di fucili da lire 400 a lire 5000, cambio canne, calci bascule, qualunque pezzo, verniciature canne, applicazioni estrattori automatici. Riparazioni in genere accuratissime e sollecite”. Insomma, più che le parole contavano i fatti. 

Fucile sovrapposto Fabbrizioli

Il fucile in esame si distanzia dall’estetica di Boss, oggi ubiquitaria, con le sue canne strombate a partire dalla culatta e con i rinforzi della bascula. L’estetica di questo fucile la definirei quasi tedesca, visti gli stilemi utilizzati. Relativamente ai rinforzi della bascula, comunque, date le misure e gli spessori non ve n’è un’utilità immediata, che invece c’è nell’assemblaggio delle canne a monobloc. In entrambi i casi si è voluta privilegiare la solidità e durata dell’arma, anche a discapito dei criteri tradizionali di realizzazione del fucile fine, che prevedono il demibloc e la bascula bassa. Le strozzature sono fisse e il loro valore è punzonato sulle canne, che sono forate a 18,4 millimetri cioè a metà strada tra la foratura inglese e quella continentale. 

Croce del fucile sovrapposto Fabbrizioli
Una vista della croce. Si nota il sormonto del legno sulla bascula.

Il fucile è bigrillo, come si addice ad una impostazione classica ancorché il monogrillo esistesse in Inghilterra da parecchio tempo. La chiave è incisa ma senza fronzoli; anche la posizione di sicura è contrassegnata da una “S” incisa ma non rimessa in oro. I legni di questo fucile sono quelli originali e non sono stati ripresi, come si vede dal sormonto che hanno rispetto alla bascula.  

Astina fucile Fabbrizioli
L’interno dell’astina. L’Auget è nella metà posteriore.
Ejectors del fucile sovrapposto Fabbrizioli
Gli ejectors sono possenti, le mensole di chiusura hanno un rinforzo superiore.

Un sormonto che è più ampio del mezzo millimetro tipico delle realizzazioni britanniche ed è, al pari delle altre soluzioni, orientato alla durata dell’arma. 

L’astina ha lo sblocco ad Auget con il comando collocato nella metà posteriore, per agire dove le quote del legno sono meno risicate. 

La chiusura del fucile avviene sui semiperni e su due mensole collocate ai lati della culatta della seconda canna, il cui lato ad arco di cerchio va a perfetto contatto con gli scavi ricavati nella faccia di bascula. 

I semiperni meritano qualche considerazione: sono ricavati con un paziente lavoro dal pieno del monoblocco e sono nella posizione più bassa possibile rispetto ad esso.

Vista delle culatte del sovrapposto Fabbrizioli
Una vista globale delle culatte.
Semiperni del fucile sovrapposto Fabbrizioli
I semiperni sono stati ricavati quanto più in basso fu possibile.
Interno della bascula del fucile sovrapposto Fabbrizioli
L’interno della bascula è lavorato egregiamente. L'accoppiamento canne-bascula è preciso, senza “fantasmi”.
Pareti bascula del fucile sovrapposto Fabbrizioli
Lo spessore delle pareti è davvero rimarchevole.

L’obiettivo è quello di mettere la maggior distanza possibile tra i due punti di chiusura (semiperni e mensole), cioè tra fulcro e resistenza di quella leva del primo genere che è il complesso canne-chiusure, in cui la potenza è rappresentata dalle canne. 

In chiusura, infine, l’armamento dei cani  interni attraverso un’asta che scorre sul fondo della bascula e quello dagli estrattori automatici che avviene mediante due scavi nella parte superiore delle pareti della bascula, avvengono in tempi leggermente sfalsati, a tutto vantaggio della facilità di chiusura.

Come tradizione degli armaioli di Romagna, anche questo fucile è stato pensato per durare, e si vede.

CostruttoreFabbrizioli, Rimini. Attività cessata nel 2000
Modello
Sovrapposto
Calibro12
BatterieAnson Deeley
Lunghezza canne
70
Foratura
18,4
Strozzature
7/10 e 10/10
Incisione
Natale Fabbrizioli
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