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Caccia al beccaccino, l'esame finale del cane da ferma

La caccia col cane da ferma è una delle tecniche dell'arte venatoria tra le più complesse e complete tanto che, pur nell'ambito di una generale involuzione della caccia, ne rappresenta uno dei pilastri centrali al pari di poche altre; viceversa altre tecniche sono oggigiorno estinte perché anacronistiche, altre perché distruttive, altre ancora perché profondamente contrarie al comune sentire contemporaneo. 

Purtroppo negli ultimi decenni l'impoverimento o la scomparsa della selvaggina utile al cane da ferma ha comportato il progressivo deterioramento del patrimonio di conoscenze dirette e concrete circa tale attività venatoria; basti pensare alle conseguenze nefaste che l'estinzione della starna, considerata la selvaggina principe, ha generato in campo cinofilo-venatorio una volta che le nuove generazioni non hanno più avuto la possibilità di formarsi anche con la starna autoctona. In effetti la caccia col cane da ferma si svolge sempre più su selvaggina immessa, oppure su selvatici particolari, come ad esempio la beccaccia, la quale vuole da cane e cacciatore doti importanti, ma pur sempre specifiche; la conseguenza è stata quella di possedere una minore completezza come cacciatori e di porre attenzione solo ad alcune delle molte caratteristiche del lavoro del cane da ferma. 

In altri termini si è andati, malgrado tutto, verso una sorta di specializzazione venatoria centrata su poche specie, fatto che però non è la conseguenza di una libera scelta del cacciatore e del suo ausiliare, bensì un ineluttabile adattamento a quelle che sono le immiserite condizioni dei terreni e dei pochi selvatici reperibili. 

La specializzazione sarebbe infatti un fatto apprezzabile sempre che questa si collocasse in un panorama di conoscenze venatorie e cinofile a tutto tondo. Inoltre, se è vero che la caccia è arte, esisterà un futuro solo nel senso di un'attività di elevatissima qualità: cacciatori e cinofili con una nuova e profonda cultura venatoria e naturalistica, che sappia superare usi, costumi e tradizioni anacronistiche e, soprattutto, ausiliari che dimostrino qualità di lavoro eccelse su quella poca selvaggina vera che sarà possibile incontrare.

Il beccaccino esalta le doti del cane e del cacciatore

Cani da caccia
Il beccaccino è un selvatico che può estrarre il meglio dalle capacità venatiche di cane e cacciatore. Resistenza, intelligenza e spirito di adattamento ne sono un essempio fondamentale. In foto Ario delle Acque Alte e Artù di Andrea Selvi

Il beccaccino, in questo contesto, occupa un posto di assoluto rilievo tra i selvatici che permettono di esaltare le doti del cane e del cacciatore, procurando grande soddisfazione venatoria ed arricchendo e completando il bagaglio di conoscenze anche di colui che è già esperto di altre cacce. 

E ciò sarebbe di anche di stimolo alla selezione del cane di razza verso un alto profilo, in virtù della conseguente richiesta di ausiliari in tal senso idonei da parte del cacciatore. Infatti è ben noto quanto affermato da molti cinofili di rango, passati e presenti, ovvero che il cane in grado di svolgere un onesto lavoro sul beccaccino sarà parimenti un valido ausiliare su tutta la restante selvaggina. 

Di norma, tutti i buoni cani fermano, infatti, con passione la beccaccia, le varie pernici, il fagiano, la quaglia ed anche il frullino, che pure condivide l'ambiente col beccaccino; ma non tutti si possono confrontare col beccaccino. 

Cane su beccaccino
Il cane in grado di confrontarsi con il beccaccino sarà un ausiliare con caratteristiche idonee a tutta la restante selvaggina, perchè questa caccia richiede, ottime doti olfattive, cerca ampia ma collegata, ferma solida e ottima propensione al recupero e riporto del selvatico. In foto Artù di Andrea Selvi

La caccia al beccaccino col cane da ferma è quindi ritenuta un'attività di alto profilo per cani e cacciatori, oggettivamente impegnativa per tre ordini di motivi, ovvero per le caratteristiche comportamentali del selvatico, per le doti ed il tipo di lavoro richiesto al cane in relazione alle particolarità dei terreni e, infine, per il necessario approccio mentale che l'appassionato deve acquisire.

Non voglio però parlare di caccia super-specialistica e di cani grandiosi, bensì di soggetti che, nell'ambito di una caccia generica, posseggano comunque le doti necessarie per farsi valere sui becchi lunghi, come adattabilità allo specifico ambiente, la massima ampiezza di cerca, sopraffini capacità olfattive che si uniscono alla capacità di utilizzarle consapevolmente, solidità assoluta della ferma, riporto e recupero spontanei. In fondo, tutte doti naturali che ogni cane da ferma dovrebbe possedere a priori, ma che nella caccia al beccaccino devono essere tutte ad alto livello.

Una caccia non così diffusa

All'alba si parte per il padule
La caccia al beccaccino ha perso molti dei suoi ambienti vocati in Italia, resistono però alcuni appassionati che nelle zone umide rimaste continuano ad inseguire il sogno dell'incontro

Desidero ora proseguire riportando il parere di un grande del passato come Felice Delfino, che ha vissuto la caccia col cane da ferma in periodi felici: “(Il beccaccino) offre al cane da ferma l'occasione di mettere in evidenza alcune delle sue buone qualità e di procurare notevoli sensazioni e buon carniere al cacciatore. Una caratteristica della caccia al beccaccino è quella di favorire in maniera particolare l'azione del naso al vento e di conseguenza la cerca in grandiose giravolte. Il cane esercitato sul beccaccino si abitua a prenderlo in ferma a lunga distanza fuori tiro del fucile quando si presenta a buon vento”. 

Nonostante tali affermazioni siano condivisibili e attraenti, la caccia al beccaccino non è però così diffusa e praticata con continuità al di fuori dei confini di quelle zone d'Italia dove ha invece lunga tradizione; è pur vero che in ogni regione ci sono appassionati che ben conoscono questa caccia speciale.

Ferma su beccaccino
Se si caccia con più cani da ferma il consenso è peculiarità imprescindibile con il beccaccino, selvatico elusivo che se avvicinato troppo da un cane scorretto può involarsi repentinamente deludendo ogni speranza del cacciatore

Riguardo alle modalità di caccia potenzialmente praticabili, bisogna innanzi tutto ricordare che la normativa venatoria che concerne il beccaccino impone delle sacrosante restrizioni: come per la beccaccia è fatto divieto di abbattimento all'aspetto, così il beccaccino non può essere fucilato da appostamento. 

Alcuni cacciano lo scolopacide alla borrita, sempre col vento alle spalle, seguendo fossi e canali, pestando risaie e stoppie, ma il tutto si esaurisce nell'improvviso sfrullo del selvatico e nel compiacimento del tiro riuscito. In questa tecnica è importante la conoscenza del territorio e del selvatico, la voglia di camminare nel fango e un'ottima mira che può permettere anche carnieri rilevanti, sicuramente maggiori di quelli raggiungibili da chi si cimenta con il cane.

Ma è col cane da ferma che la caccia al beccaccino raggiunge, in virtù della complessità e delle maggiori difficoltà, le vette più elevate.

Cacciando beccaccini è possibile incontrare anche altri selvatici utili al cane da ferma, in particolare il frullino, il quale, pur condividendo l'habitat e molte abitudini, presenta comportamenti differenti  tanto che da essere trattato dal cane in modo molto diverso; questo selvatico assai piacevole da insidiare merita però un capitolo a parte. Inoltre potremo a volte incontrare qualche quaglia di passo o svernante, oppure rallidi e anatre, e anche la stanziale: tutte occasioni interessanti.

Quando...

beccaccino
La caccia al beccaccino col cane da ferma è ritenuta un'attività di alto profilo per cani e cacciatori

Tornando ora al beccaccino, per il neofita la prima questione è capire il “quando”, ovvero qual è di norma l'andamento del passo: dai primi arrivi estivi tra la fine luglio-primi di agosto, alle punte di presenze autunnali, fino agli imprendibili beccaccini di gennaio, che svernano tra quelle consuete rimesse che vengono utilizzate a seconda del meteo; in queste condizioni solo il nostro ausiliare, in piena autonomia, riuscirà ad avvicinare e forse fermare questi beccaccini che spesso si involeranno a lunghissima distanza concedendoci rarissime occasioni, ma tenendoci così compagnia fino alla chiusura.

Il quadro andrà necessariamente completato con la puntuale conoscenza delle condizioni di umidità dei territori che dovranno offrire ai selvatici buone possibilità di alimentazione. Nelle zone da me frequentate, nel centro Italia, il periodo migliore inizia con le piogge autunnali, da ottobre in poi; il passo può essere altalenante per poi terminare nell'arco del mese di dicembre allorché rimarranno gli individui impaesati; bisogna però dire che le migliori giornate si verificano tra novembre e la prima decade di dicembre. Per fare un esempio, nella stagione passata, che ha visto un passo indubbiamente soddisfacente, il clou è stato tra la metà di novembre e i giorni dell'Immacolata, quando ho potuto contare alcune decine di involi in una sola mattina di caccia.

Dove...

Esaminiamo ora il “dove”, quali sono i terreni dove avere le maggiori possibilità di incontro. Non tutti hanno a disposizione le risaie, mentre le marcite sono ormai scomparse; inoltre le paludi sono quasi tutte bonificate o diventate oasi. 

Comunque, l'esperienza fatta nel fango con i miei cani mi ha fatto scoprire che i beccaccini, anche con buone consistenze, potevano trovarsi in numerosi luoghi quando adeguatamente preparati dalle piogge, anche molto diversi da quelli ritenuti ideali. 

Ovviamente tenteremo in zone pianeggianti che permettano la permanenza dell'acqua, pure in un contesto collinare o montuoso (a tal riguardo ricordo gli immensi altopiani dell'Appennino centrale). Rammento ad esempio, come fosse ora, un episodio di tanti anni fa, il mio primo casuale incontro col beccaccino, allorché stavo cercando una brigata di starne in alta collina: nei pressi di un laghetto per l'abbeveramento del bestiame il mio cane si era fatto attento, ma, senza riuscire a fermare, involò il beccolungo inseguito da una mia maldestra coppiola dovuta alla sorpresa.

Stoppie di grano, di mais e girasole, campi di pomodori, medicai, prati, incolti e pascoli, arati, zone golenali dei corsi d'acqua se sufficientemente ampie, bordi di laghi e laghetti, margini erbosi di canali e canaletti di scolo, argini, sono alcuni dei luoghi dove si possono incontrare i beccaccini. Per fare un esempio, nella stagione scorsa ho ottenuto buoni risultati in un esteso appezzamento con residui delle coltivazioni estive di peperoni e melanzane; e anche in altri terreni con cavolfiori e broccoletti da poco raccolti: come dire, terreni non classicamente votati.

Cane in cerca
La cerca del cane da beccaccini sempre testa al vento, dovrà essere spaziosa e la ferma assolutamente sicura, salda e imperiosa per dare il tempo al conduttore di arrancare nel terreno da notevole distanza

In generale è ovvio che terreni aridi non consentiranno la sosta dei selvatici, ma altrettanto una eccessiva quantità di acqua, tanto più se dovuta a precipitazioni recenti e abbondanti, ma che non hanno dato tempo al suolo di “marcire”, scoraggerà la permanenza del beccaccino. Dovremo invece reperire quei terreni dove i ristagni d'acqua sono semi-permanenti o che almeno mantengano una sufficiente umidità e che al contempo offrano una sufficiente copertura.

Il cane si troverà in genere ad affrontare un terreno assai ampio e in apparenza similare, ma in realtà disomogeneo, dove solo alcuni punti accolgono il selvatico, magari in quella raccolta di acqua melmosa nel mezzo di un immenso arato piuttosto che quel canaletto di scolo che, ostruito, ha creato un piccolo pantano invisibile tra le erbe; o ancora ai margini di un canale, in quella circoscritta zona tra le cannucce tenuta pulita dalle nutrie. Pertanto il nostro ausiliare dovrà essere maestro nell'individuare, prima ancora del selvatico, le zone promettenti trascurando autonomamente altri punti che a prima vista non presentano particolari differenze dagli altri.

Cerca sempre testa al vento e ferma lunga e sicura

La cerca, sempre testa al vento, sarà oltremodo spaziosa, tanto da apparire scollegata, fatto invece necessario considerato che sovente il beccaccino, se nel raggio di anche più di cento metri sarà presente il cacciatore, non permetterà la ferma involandosi, mentre sarà più tollerante al cospetto del solo cane consentendogli più facilmente di essere bloccato. Di conseguenza la ferma dovrà essere assolutamente sicura, lunga, salda e imperiosa per dare il tempo al conduttore di arrancare da notevole distanza.

Fondamentale la capacità di discernimento olfattivo

Un'ulteriore dote del nostro ausiliare riguarda la capacità di discernimento olfattivo, poiché il beccaccino condivide sempre il suo territorio con molteplici altre specie di volatili, anche abbondanti, quali allodole e pispole, trampolieri di tutti i tipi, i vari aironi; il cane dovrà essere quindi in grado di selezionare le emanazioni ad evitare ferme in bianco o snervanti traccheggiamenti su uste di selvatici di nessun interesse. 

Comunque in molti di questi ambienti le difficoltà per il nostro cane saranno a volte quasi insuperabili in relazione alla assenza o insufficienza di copertura vegetale, ma tant'è, val sempre la pena di cercare di andare oltre il limite; anche il solo osservare da distanza il nostro cane ondeggiare testa al vento per poi filare, anche se lo sfrullo sarà pressoché inevitabile, sarà un enorme piacere.  

A volte è infermabile

Il beccaccino può mostrare un comportamento che di norma lo porta a essere particolarmente leggero e incline all'involo tanto che a volte è infermabile e già a distanze inimmaginabili si alza  per scomparire all'orizzonte. Tollera maggiormente il cane al quale consente di avvicinarsi sufficientemente, comunque a rispettosa distanza, fino a essere preso in ferma. Altrimenti, se inavvertitamente sfrullato dal solo cane, a volte potrà rimettersi non troppo lontano dopo aver compiuto le sue fulminee evoluzioni aeree. 

Ci sono però anche rari giorni nei quali adotta atteggiamenti assimilabili alla quaglia se la copertura della vegetazione è abbondante, tanto da aversi casi nei quali si affida all'immobilità o addirittura si mette a pedinare (incredibile quanto possano essere rapidi). Ricordo a tal proposito un evento singolare, accaduto mentre stavo esplorando un esteso prato semi-acquitrinoso: il mio cane era bloccato in ferma e una volta raggiuntolo, mi ero appostato alle sue terga attendendo l'involo; data la lunga attesa mi aspettavo un frullino ma, sorprendemente, volarono in rapida successione prima un beccaccino e quasi al contempo una quaglia, che caddero colpiti da una singolare coppiola.

Una caccia che richiede molte energie

Il cacciatore capirà presto che questa caccia richiede molte energie, non inganni il fatto che la scena è la pianura: il fango, l'acqua, il continuativo superamento di fossi e fossetti, la piena concentrazione sul cane, il dover agire rapidamente e senza esitazioni, impongono un notevole sforzo; anche il cane dovrà essere in perfetta forma, pena il non riuscire a mantenere un ritmo di cerca serrato per un tempo congruo.

Un ulteriore aspetto riguarda la modalità di avvicinamento al cane in ferma, che spesso avviene da lunga distanza, che dovrà essere effettuata nel modo più rapido, ma contemporaneamente anche il più “lievemente” possibile, a evitare lo sfrullo repentino del beccaccino prima del raggiungimento della distanza utile al tiro.

 Un cambio di mentalità

Superate queste prime difficoltà se ne presentano altre prettamente “umane”, allorché si dovrà comprendere che la caccia al beccaccino col cane da ferma impone un cambio di mentalità nell'approccio generale. È infatti intrinseca alla caccia al beccaccino la propensione alla valorizzazione del positivo lavoro del cane di per sé, prescindendo dagli errori e dalla delusione per una mancata cattura, proprio perché la difficoltà di questa disciplina è massima. Infatti il cane non riuscirà quasi mai a fermare tutti i beccaccini incontrati, tanto che la percentuale di positività può variare da periodi con medie altissime, ad altri in cui gli sfrulli e i trascuri sono la norma. 

Pertanto il rapporto tra successi ed errori può essere assai variabile e senza dubbio molto differente dalle percentuali cui siamo abituati quando cacciamo altri tipi di selvaggina.

Canne del semiautomatico Benelli
Il fucile da beccaccini, semiautomatico o basculante, dovrà essere un'arma leggera e maneggevole durante le lunghe e faticose marce ed i tiri spesso repentini a questi veloci selvatici

Certamente in un tale cambiamento di approccio saremo favoriti dai potenziali molteplici incontri coi beccaccini che, in una media giornata, potranno essere plurimi, evenienza rara nella caccia ad altre specie come la beccaccia, la stanziale o la tipica alpina. 

Per fare un esempio, nei miei primi anni di caccia al beccaccino percepivo maggiormente il dispiacere per i frequenti insuccessi piuttosto che la soddisfazione per i pochi successi; progressivamente riuscii poi a concentrarmi sugli aspetti positivi e quindi sul lavoro del cane piuttosto che sulla cattura della preda. Ma se ciò si verificherà, anche una sola volta nella giornata, la gratificazione sarà massima e il nostro cane si sarà meritato un alto apprezzamento; invece l'errore non sarà più una preoccupazione in primo piano, piuttosto un evento quasi secondario sul quale fare valutazioni serene e oggettive, senza troppi condizionamenti emotivi.

Un secondo aspetto “umano” riguarda il rapporto tra il cacciatore e il tipo di cerca del suo ausiliare: sarà importante arrivare ad accettare, anzi a stimolare, la più grande autonomia del cane, anche quando lo percepiremo ai limiti dell'assenza di collegamento. Paradossalmente si scoprirà poi che tutto ciò potenzia la collaboratività allorché si rinuncerà all'esigenza di controllo sul cane a vantaggio di un vera e reale collaborazione, che non è solo funzione dell'ubbidienza e dell'addestramento, bensì della comune “consapevolezza” di svolgere insieme, cane e cacciatore, una particolare e complessa funzione. Riferisco a questo proposito un episodio che mi aprì gli occhi, allorché osservai il lavoro in risaia di un fantastico pointer.

La sua cerca si estendeva all'infinito, tanto che prima che comparisse il conduttore era trascorso un certo tempo; la mia prima impressione, negativa, fu di un cane del tutto fuori controllo, ma quando poi lo osservai fermare perentoriamente per due volte inchiodando il beccaccino a terra, e per due volte far concludere il cacciatore che, con la giusta calma e dopo lungo tempo, era giunto nei suoi paraggi, compresi la grandezza di quel pointer e del suo metodo di lavoro. In questo senso ricordo anche un piccolo episodio personale più recente: mi trovavo con i miei due cani in una estesissima zona di prati allagati e in zona era presente una coppia di cacciatori accompagnati dai loro due ausiliari. 

I miei cani spaziavano come erano abituati a fare, ovvero cercare il selvatico vicino o lontano fino a incontrarlo, in piena autonomia e senza un fischio o un richiamo, definendo col solo mio incedere la direzione di marcia. Naturalmente stavo attento a rispettare i due colleghi e che i miei cani non intralciassero la loro azione. In breve riuscii a servire due volte con successo i miei ausiliari. A un certo punto i due si avvicinarono e con malcelato malumore e criticarono il lavoro dei miei due spinoni che giudicavano scollegati e fuori controllo; non si resero però conto che la loro critica fu per me un gran complimento e una riprova positiva della corretta impostazione di caccia.

 

Il tiro

Faccio ora un breve cenno al tipo di tiro, argomento sul quale sono stati versati fiumi di inchiostro che rischiano di complicare la vita (e la mira) al neofita e che hanno mitizzato il beccolungo come uno dei selvatici più difficili da centrare. 

Indubbiamente la consueta distanza di tiro va dal medio al lungo raggio e, specie in condizioni di luce non perfette, è necessario un buon colpo d'occhio e riflessi pronti. Il beccaccino parte spesso basso e velocissimo per poi effettuare il famoso zig-zag impennandosi sempre col vento sul becco. Ho smesso però di pensare a tutto ciò tanto da rendermi conto che solo col tempo e l'esperienza si acquisisce il giusto “timing”; a mio parere l'unica via d'uscita è quella di andare il più possibile a caccia e darsi il tempo di qualche stagione per sviluppare quella capacità in base alla quale, senza pensare, saremo in grado di raggiungere buone percentuali di successo.  

Recupero e riporto
La caccia al beccaccino richiede un ausiliare completo, capace di recuperare i selvatici abbattuti nell'ambiente spesso omogeneo in cui marcare precisamente il punto di caduta non è cosa facile

A questo punto non si deve pensare che il beccaccino, una volta colpito, sia automaticamente in carniere, dato che tutta l'azione si svolge spesso all'aperto (dove però mancano punti di riferimento) e quasi sempre si può osservare il punto di caduta. È invece fondamentale che il cane possegga un ottimo riporto e anche il recupero, allorché il selvatico cadrà oltre qualche fosso, in un canale oppure nell'acqua impetuosa di un fiume, in un fitto canneto o in una giuncaia. Anche in risaia a volte si può stentare a reperire il beccaccino caduto, magari perché nascosto tra un accumulo di paglie.

Al di là delle personali preferenze nei confronti di selvatici e territori, si può in definitiva affermare che la caccia al beccaccino col cane da ferma è una delle esperienze venatorie di maggiore soddisfazione, pur essendo ritenuta appannaggio quasi esclusivo degli “specialisti”; essa costituisce una tra le tecniche più complesse, poiché richiede un'alta qualità al cane e al cacciatore per essere praticata con consapevolezza e con il dovuto stile: ma non è forse il confronto con la difficoltà ciò che sopra ogni altra cosa gratifica noi cacciatori?

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