SIG Sauer P250: Come un revolver… anzi, come tre

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SIG-Sauer P250
La SIG Sauer P250 con il carrello aperto

Per quanto riguarda le pistole semiautomatiche, la SIG-Sauer ha un’offerta veramente vasta, spaziando dalle grosse full size alle piccole armi specificatamente da difesa, e il tutto con progetti moderni e di successo. L’azienda svizzero-tedesca è sempre stata molto sensibile alle richieste del mercato e nel tempo ha allestito modelli e varianti per meglio adeguarsi alle esigenze dei tiratori e del pubblico civile: nel 2004, ad esempio, presentò in anteprima all’IWA una vera novità, che però arrivò concretamente sul mercato solo quattro anni dopo, ovvero la P250 in 9 mm.

SIG-Sauer P250
La “parte sbagliata” della P250 mette in evidenza la presenza di una slitta Picatinny ricavata nella parte anteriore del fusto (dust cover)

Arma caratterizzata da una progettazione estremamente modulare e moderna, pensata per rispondere a numerose esigenze, la P250 è appunto caratterizzata da un meccanismo di sparo in sola doppia azione e si propone come lo stato dell’arte di questo settore. Nell’impiego di una pistola semiautomatica, soprattutto da parte di personale civile, si devono tenere presenti due esigenze contrastanti: da una parte l’arma deve essere immediatamente pronta al fuoco, in modo da non perdere tempo prezioso in caso di necessità, e dall’altra deve essere estremamente sicura nelle lunghe ore di porto, risultando insensibile a maltrattamenti, urti improvvisi e ai movimenti di chi la indossa. Alla prima esigenza sono state date vari tipi di risposte, a seconda del tipo di meccanismo di scatto utilizzato.

SIG-Sauer P250
I comandi dell’arma: leva di smontaggio, hold open, sgancio del caricatore.Quest'ultimo è reversibile

Innanzitutto, sia chiaro che se si desidera essere immediatamente reattivi si deve prevedere di tenere il colpo in canna. Punto. Può piacere o meno, ma è indispensabile: se si viene aggrediti all’improvviso e a breve distanza non si può pensare di avere il tempo e lo spazio necessario a scarrellare. Sappiamo bene che la “scuola israeliana” obbliga, al contrario, a effettuare l’operazione di cameratura al momento del bisogno, ma è pensata per esigenze diverse da quelle del civile che tema di essere aggredito all’improvviso, senza contare che abbiamo assistito a spari indesiderati dovuti al fatto che l’operatore, abituato al fatto che l’arma ha sempre la camera vuota, finisce con il trattarla con leggerezza e quando magari si dimentica di avere scarrellato si rischia il colpo “accidentale”: sappiamo tutti che ogni arma va considerata sempre come se fosse carica, ma essere certi che lo è veramente rende questo atteggiamento molto più stringente!

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Il corto estrattore svolge anche la funzione di segnalatore di colpo in canna

Dato quindi per scontato di avere il colpo in canna, vediamo come si possa soddisfare la seconda esigenza: quella della massima sicurezza di porto e maneggio. Su pistole a sola singola azione, come sulla sempiterna 1911, si prevede di portare il colpo in canna e di inserire la sicura manuale, quella che è definita “condition one”. Sistema sicuro? Diciamo accettabile, ma con molta, molta, prudenza: le molle sono in tensione e il cane è trattenuto solo da minuscoli piani di contrasto, mentre la sicura blocca sì il meccanismo, ma è necessario operare con attenzione onde evitare che si disinserisca a fronte di movimenti o urti.

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Lʼinclinazione della canna con il carrello in apertura è molto accentuata

Lo scatto in singola azione, poi, richiede in genere uno sforzo e un movimento molto ridotti ed è facile, sotto il forte stress di un incontro non desiderato, muovere un po’ troppo il grilletto, provocando uno sparo. Ripetiamo che non stiamo parlando di operare al poligono o in cava dove lo scatto pronto e leggero è più che benvenuto, ma in condizioni di elevato rischio, situazioni cui ci si potrebbe abituare solo con forte allenamento e tanta esperienza.

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L’impugnatura è solo una specie di guscio amovibile e sostituibile che incorpora il castello metallico

La soluzione al problema della sicurezza di porto è stata quella della “doppia azione”: l’arma è totalmente sicura, essendo il sistema di sparo assolutamente a riposo e la pistola è totalmente inerte, anche se, naturalmente, deve essere trattata con la massima prudenza. Il fatto è che per decenni le armi di successo hanno adottato l’azione mista, ovvero doppia azione per il primo colpo e singola per i successivi: al momento del bisogno, sparato il primo colpo, ci si ritrova esattamente con la stessa situazione “instabile” delle pistole a singola azione e chi poi non volesse portare il colpo in canna si troverebbe, dopo aver scarrellato, esattamente con tutti i problemi citati sopra, senza neanche aver goduto dei vantaggi offerti dalla doppia azione.

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Il caricatore scorre senza intoppi nell’impugnatura, ma per poterlo estrarre anche in situazioni particolari sono presenti due sgusci laterali

Il passo successivo è stato quelle delle “azioni costanti” o semi doppia azione, dove il meccanismo di sparo è solo parzialmente armato, quindi sicuro nel porto, e richiede una pressione intenzionale e cospicua sul grilletto per completare l’armamento e sparare: è il sistema portato al successo dalla Glock, il cui unico neo è dato dal fatto che è impossibile ribattere un innesco che non si sia acceso al primo colpo.

E infine il cerchio si è chiuso, con l’arrivo sul mercato di armi moderne di tipo DAO, ovvero solo a doppia azione e con cane esterno

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Gli organi di mira sono estremamente robusti e risultano ben visibili. La finestra di espulsione è molto ampia, a garanzia di un ciclo di sparo senza problemi

Diciamo che il cerchio si è chiuso perché questa tipologia assomiglia ai vecchi e cari revolver, sempre inerti a cane disarmato e sempre pronti all’uso semplicemente premendo il grilletto, con uno spostamento e uno sforzo che da soli sono garanzia di estrema sicurezza. Nate per risolvere alla radice i due problemi che dicevamo all’inizio, prontezza all’impiego e sicurezza passiva, le pistole DAO sono a tutti gli effetti armi di nicchia, strumenti specialistici destinati a un uso di difesa personale e domestica, non certo armi da poligono o da cava proprio a causa del loro specifico meccanismo di sparo che sicuramente non permette la precisione ottenibile con uno scatto netto e pronto come in singola azione.

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La particolare tacca di mira è incastrata verticalmente nel carrello.Il cane è esterno e ben visibile ma  non può essere armato manualmente

È questo il motivo per cui di DAO se ne vedono poche: i porti d’arma sono sempre meno e ancor meno sono quelli disposti ad allenarsi in modo da padroneggiare uno scatto particolare. Sì, perché sparare bene in doppia azione non è molto facile e sono pochi i progetti che vedono una corsa del grilletto fluida e tutto sommato ben gestibile e tra questi spicca proprio quello della SIG-Sauer P250.

Come tutte le pistole semiautomatiche, la P250 è formata da carrello, canna e fusto, solo che per quest’ultima componente si è utilizzato un sistema intelligente e comodo che solo ora, a distanza di alcuni anni, sta ispirando altre moderne realizzazioni. Qui l’impugnatura è solo un guscio polimerico in cui viene incastrato quello che è il castello vero e proprio: un robusto scatolato di spessa lamiera di acciaio inossidabile, i cui lati superiori sono piegati verso l’esterno e vanno a formare le rotaie su cui scorre il carrello, mentre un’altra appendice, piegata all’interno, costituisce l’espulsore.

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La matricola è incisa sul telaio interno, mentre l’impugnatura presenta solo un’apposita finestra per permettere di vederla ad arma montata

Questa dell’inserto metallico, ovviamente, non sarebbe una grande novità, ma la vera chicca è che il numero di matricola è riportato proprio su questo telaio e unʼapposita finestra nella plastica dell’impugnatura permette di vederla, e in questo modo l’impugnatura stessa diventa una semplice componente dell’arma, come può esserlo un grilletto o una molla e può quindi essere sostituita, modificata e acquistata come ricambio: chi ha dovuto rottamare una polimerica per aver rovinato in qualche modo l’impugnatura sintetica, su cui è riportata stabilmente la matricola, potrà apprezzare il vantaggio offerto dalla P250. 

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Smontaggio avanzato

Anche l’organizzazione meccanica della P250 è semplicissima, priva di sistemi di disconnessione e formata da pochi e robusti pezzi: un grilletto, il comando del blocco al percussore e una leva laterale che alza e rilascia il cane, ovviamente privo di cresta ma ben visibile, il che offre una sensazione aggiuntiva di controllo sullo stato della pistola; il cane, poi, non può essere armato manualmente e rimane sempre a filo con il carrello. Le molle necessarie al funzionamento dello scatto sono solo due.

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Si intravede la molla a filo che comanda il ritorno del grilletto e della leva di scatto, mentre quella del cane, doppia, rimane al suo interno, in puro stile Tokarev

Una è quella a filo che serve il grilletto, posta sull’estremità posteriore della leva di trasmissione, l’altra è quella che offre la spinta al cane, ospitata al suo interno e formata da due molle elicoidali ad andamento opposto, inserite una nell’altra: proprio questa soluzione consente di avere uno scatto veloce e secco pur a fronte di uno sforzo ridotto di trazione, il che aiuta non poco a centrare il bersaglio pur sparando in doppia azione. Per il sistema di chiusura si è fatto ricorso a quello reso famoso proprio dalle SIG-Sauer: un Browning modificato che lavora su piani inclinati e con chiusura sul bordo della finestra di espulsione; l’elemento che provoca l’alzarsi e l’abbassarsi della canna è un robusto perno fissato al telaio anziché un blocchetto prismatico come si trova su altre pistole della casa.

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Il caricatore in lamiera è capace di ben 15 cartucce, nonostante le dimensioni compatte dell’allestimento DCc. Del tutto particolare il sistema per fissarvi il fondello

Sempre sul telaio è spinato il comando dell’hold open, ambidestro, servito da una sua piccola molla elicoidale. Anche il carrello, in effetti, presenta alcune particolarità tipiche di questo modello, come la tacca di mira che fa parte integrale della piastrina di ritegno delle minuterie interne e quindi non può essere spostata lateralmente. Molto classico, al contrario, il sistema di estrazione e di blocco automatico al percussore, sicurezza passiva ormai obbligatoria su qualsiasi arma corta, mentre un’altra particolarità la troviamo nel sistema di fissaggio del fondello del caricatore, basato su due appendici elastiche che vanno a fare presa nei fianchi del caricatore.

SIG-Sauer P250
SIG-Sauer P250

Dicevamo sopra della modularità del progetto: nelle intenzioni della casa dovrebbero essere rese disponibili varie lunghezze di canna e carrello e varie “misure” di impugnatura, in modo da poter adattare l’arma alle più disparate esigenze. In realtà, almeno in Italia, l’unica configurazione disponibile è quella denominata DCc, ossia quella fotografata, allestimento compatto che si presta egregiamente, per dimensioni e caratteristiche, al ruolo di difesa personale e domestica.

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Rosata ottenuta con la SIG P250 alla distanza di 15 metri

Abbiamo provato a fuoco la P250 DCc in tunnel e alla distanza di 15 metri e, sparando a tutta velocità e senza troppo mirare come in una situazione di emergenza, abbiamo ottenuto un discreto raggruppamento, anche se forse con il centro di rosata spostata in alto, dimostrazione, se ancora ce ne fosse stato bisogno, che lo scatto DAO, al di là delle sue positività, richiede un costante allenamento.