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Riforma dei Poligoni privati: tempi duri(ssimi) per i tiratori

Il giorno 18 aprile si è avuto presso il Ministero dell’interno un incontro il cui tema principale è stata la riforma dei poligoni privati. A questo incontro hanno preso parte il Comitato Direttiva 477, rappresentante dei detentori di armi, e l’Associazione Nazionale Poligoni Privati congiuntamente con le altre associazioni di categoria (AssoArmieri, ConArmi FIDTS, FITAV, FITLD e FIDASC).

Gestione dei campi da tiro o poligoni

Fucile sul rest
La "riforma dei poligoni privati" pare in realtà l'ennesimo attacco gratuito e ideologico al mondo delle armi.

Per comprendere appieno il tema della suddetta riunione, non possiamo esimerci dall’analizzare quella che è stata l’evoluzione, in termini temporali, di questa discussione e di questo tema apparentemente tanto caro alla nostra classe politica la quale, troppo spesso, dimentica che i veri problemi di questo Paese sono ben altri ed estremamente più urgenti.

Facciamo un passo addietro. Nel marzo del 2017 gli uffici del Ministero dell’Interno presentano quella che era una bozza di Decreto del Presidente della Repubblica recante “Modifiche al regio decreto 6 marzo 1940 n.635, recante il regolamento per l’esecuzione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931 n. 773” con allegato uno schema di regolamento per l’apertura, o la gestione dei campi da tiro o poligoni.

Tiratori
L'applicazione della riforma sui poligoni e campi di tiro significherebbe la morte immediata del Tiro Dinamico.

C’è immediatamente da notare come lo schema di regolamento, allegato alla bozza di decreto del Presidente della Repubblica, si muova in modo diametralmente opposto a quelli che dovrebbero essere concretamente i fini di “semplificazione e snellimento degli adempimenti burocratici” dichiarati dal Governo nella relazione di accompagnamento dello schema di decreto legislativo trasmesso al Senato il 18 giugno 2013. Un primo punto sul quale è possibile soffermarci è certamente quello relativo alle modalità di rilascio della licenza per aprire un poligono privato che si prevedeva avvenisse attraverso l’assunzione di responsabilità da parte del richiedente, ad una proposta che prevede la valutazione da parte delle autorità di pubblica sicurezza, quindi questori e, in prevalenza, sindaci dell’esistenza delle condizioni dettate da complicatissime ed inapplicabili misure, previsioni e prescrizioni tecniche contenute nello stesso regolamento.

Poligono di tiro
Anzichè snellire la burocrazia, la riforma dei poligoni pare volerla appesantire senza alcun motivo logico.

Tale applicazione, del tutto irragionevole ed esagerata, comporterebbe diverse problematiche. 

Prima fra tutti l’impossibilità materiale di poter avviare un nuovo poligono e, conseguentemente, la chiusura di quelli già esistenti. Ricordiamo che la gestione del settore privato nell’ambito del tiro sportivo ha, in questi ultimi anni, generato una diretta ed interessante fonte di occupazione per migliaia di addetti al settore e che, in particolare, l’esiguo numero di incidenti al di fuori delle strutture dimostra che le prescrizioni in tema di sicurezza sia a livello amministrativo che infrastrutturale, hanno dato dimostrazione di come effettivamente i poligoni ed i campi da tiro siano stati correttamente gestiti dagli addetti al settore.

Tiratore con pistola
La selva di prescrizioni richieste dal regolamento di fatto rende impossibile aprire nuovi campi di tiro.

Moltissime delle prescrizioni, previste nel regolamento, obbligherebbero i titolari di poligoni alla realizzazione di interventi di carattere infrastrutturale con conseguente aggravio sia a livello economico ed organizzativo. In particolare è da notare come la realizzazione di manufatti di carattere architettonico ed ingegneristico siano competenza degli uffici del genio civile e, da nessuna parte risulta un interpello del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per l’espressione di un parere più o meno favorevole riguardo i suddetti interventi. 

Altro aspetto è sicuramente quello relativo al non indifferente aggravio, in termini organizzativi ed economici, gravante sui comuni e sui sindaci chiamati, in quanto autorità di pubblica sicurezza, a predisporre l’attività istruttoria volta al rilascio delle licenze. Da nessuna parte, inoltre, risulta che sia stata interpellata l’ANCI riguardo i maggiori oneri organizzativi ed economici ai quali dovrebbero essere sottoposti i Comuni. Per ultimo, è mancata l’individuazione delle coperture finanziarie necessarie ai comuni per l’aggravio di cui abbiamo appena parlato. 

Tiratori e bersagli
Ci chiediamo se in questo delicato momento fosse davvero una priorità boicottare i campi di tiro privati.

Tale mancanza, a livello prettamente giuridico, compromette la validità del Decreto del Presidente della Repubblica.

Tornando ora alla riunione che si è avuta il 18 aprile di quest’anno è impossibile non sottolineare come, purtroppo, l’operato del Viminale sia stato caratterizzato da scarsa trasparenza, in particolare facciamo riferimento a quel comunicato di due associazioni di categoria, il Comitato Direttiva 477 ed Associazione Nazionale Poligoni privati, nel quale si sottolinea come queste due associazioni non abbiano, ad oggi, ancora avuto modo anche solo di leggere la bozza di regolamento con le relative modifiche. 

Amici tiratori, purtroppo anche quella che doveva essere una riforma volta al miglioramento e allo snellimento delle lungaggini burocratiche è stato gestito, come si suole dire, del tutto all’italiana. 

Rimane il fatto che, come sempre, il mondo della politica oggi sembra concentrarsi più sulla pagliuzza nell' occhio altrui, non vedendo la trave conficcata nel proprio… i problemi dell’Italia, quelli veri, sono quelli della corruzione, dell’evasione fiscale, della disoccupazione giovanile e della criminalità organizzata. Non si risolleva un paese immerso in un pantano di fango fin sotto il naso modificando la costruzione dei poligoni di tiro o le modalità per ottenere la licenza… attendiamo speranzosi.

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