Principi ispiratori dell’agire amministrativo nella disciplina delle licenze di porto d’armi

I principi cardine dell’agire amministrativo

Materia: diritto amministrativo e diritto delle armi e di pubblica sicurezza

Ambito: analisi dei principi ispiratori dell’agire amministrativo

Normative di riferimento: art. 699 codice penale, artt. 11e 43 TULPS, art. 3, 97 Cost. legge 241 del 1990

Quando si tratta di diritto delle armi, dobbiamo innanzitutto partire da un presupposto. Il diritto delle armi rientra nella branca del diritto Amministrativo, in quanto la disciplina relativa al rilascio delle autorizzazioni in materia di armi rientra nel novero di quei poteri che la legge riconosce all’Amministrazione. In particolare, e questo lo abbiamo oramai imparato, la legge impone che sia proprio l’Amministrazione (Questura e Prefettura) a valutare l’affidabilità di un soggetto che richieda un porto d’armi, o comunque di poter possedere armi.

Rientrando quindi il diritto delle armi nella materia più ampia del diritto amministrativo, anche il diritto delle armi deve essere basato su tutti i principi che sono, a loro volta, la base del diritto amministrativo. Vediamo insieme quali sono.

I più importanti sono sicuramente i principi di buon andamento ed imparzialità dell’azione amministrativa. Vediamoli insieme.

  1. Principio di imparzialità: col principio di imparzialità la legge impone che l’azione amministrativa sia esercitata nel pieno rispetto della giustizia, evitando che le scelte dell’Amministrazione siano portatrici di gravi discriminazioni. Nell’ambito del diritto delle armi, questo principio viene rispettato nel momento in cui, ad esempio, la valutazione circa l’affidabilità di un soggetto non viene basata sul credo religioso o la nazionalità, o ancora la situazione economica.
  2. Principio del buon andamento: il principio del buon andamento è un altro principio cardine dell’agire amministrativo. Questo principio impone che la macchina amministrativa, quando pone in essere la propria azione, svolga il proprio lavoro in maniera tale che l’obiettivo sia raggiunto senza che vi sia un dispendio eccessivo di risorse economiche, in maniera efficace, affinché le posizioni di interesse legittimo su cui l’azione stessa andrà ad incidere non siano eccessivamente inficiate. Vi deve quindi essere un equilibrio tra le risorse di cui l’Amministrazione può disporre e l’obiettivo che questa si prefigge. Nel diritto delle armi, un esempio di rispetto di questo principio è sicuramente quado l’Amministrazione, nel porre in essere la propria istruttoria su di un soggetto richiedente un porto d’armi, nel fare ad esempio ricerche su questo soggetto, non impieghi troppe risorse, in maniera eccessiva, per valutare il soggetto. Volendo fare un esempio abbastanza estremo, ma che comunque è calzante e serve a far capire al lettore di cosa stiamo parlando, la Questura non metterà mai in moto i servizi segreti per comprendere se Tizio, cacciatore avanti con gli anni, pensionato, possa o meno essere affidabile per un rinnovo di porto d’armi.

Gli altri principi

Vi sono inoltre altri principi cardine, che sono comunque  principi ispiratori dell’intera materia del diritto amministrativo, e del diritto delle armi. Vediamo insieme quali sono questi principi, ed in che modo trovano impiego nell’azione dell’Amministrazione quando si tratta di licenze di porto d’armi.

  1. Principio del giusto procedimento: altro principio fondamentale è quello del giusto procedimento. In questo principio troviamo la tutela relativa alla garanzia, che la legge riconosce a tutti gli interessati all’azione amministrativa di poter partecipare alla stessa, affinché l’azione stessa sia  svolta in maniera imparziale e democratica. Un esempio nel diritto delle armi è, sicuramente, la possibilità che la legge riconosce al cittadino di presentare delle memorie ove l’Amministrazione ad esempio dinieghi un rilascio o un rinnovo. Nel principio del giusto procedimento rientrano tutta una serie di altri principi che vediamo adesso.
  • Principio della collaborazione e buona fede: entro questo principio rientrano alcuni aspetti peculiari del diritto delle armi. L’Amministrazione deve infatti concludere un eventuale procedimento in maniera chiara, trasparente ed esplicita, ed è obbligata a motivare le proprie scelte. Un diniego di licenza di porto d’armi deve essere infatti emesso alla fine di un procedimento, e deve essere basato su motivazioni che siano chiare, esplicite e soprattutto certe.
  • Principio della semplificazione: in questo principio rientrano alcune scelte del legislatore affinché l’azione dell’Amministrazione sia snella e veloce. Si pensi alla possibilità introdotta di poter spedire via PEC la denuncia di acquisto armi.
  • Principio di pubblicità e trasparenza: questo principio garantisce che l’azione amministrativa sia trasparente, e controllabile dal cittadino. Il cittadino deve infatti poter accedere a quei documenti, prestabiliti dalla legge, che lo riguardano, e che comunque saranno alla base, ad esempio, di un ritiro del porto d’armi.
  • Principio di economicità, efficacia, ed efficienza: secondo il principio dell’economicità, l’Amministrazione deve disporre in maniera ragionevole delle proprie risorse. L’esempio che abbiamo fatto nel paragrafo precedente è calzante. L’efficacia invece risponde all’esigenza di soddisfare pienamente, ad esempio, la tutela dell’interesse tutelato. Si pensi all’interesse alla pubblica sicurezza. Il potere che l’Amministrazione ha di negare un porto d’armi, o di vietarne il possesso, è a garanzia della tutela di questo interesse, quindi serve a che l’azione dell’Amministrazione sia pienamente efficace. L’efficienza invece riguarda la valutazione circa i risultati ottenuti e le risorse impiegate.   

Video: Principi ispiratori dell’agire amministrativo nella disciplina delle licenze di porto d’armi


Corrado Maria Petrucci 

Esperto in Diritto delle Armi e della Caccia 

Responsabile rubrica legale  All4shooters.com  /  All4hunters.com      

email: legalall4shooters@gmail.com