Quel cannone di Punta Falcone…

Il promontorio di Punta Falcone a Piombino (Li) è un luogo da cui è possibile controllare con lo sguardo un ampio settore che va da Punta Ala a Capraia, Isola d’Elba compresa. Tale valore strategico fu ben chiaro già all’epoca del Granducato di Toscana che all’interno del suo complesso difensivo costiero aveva previsto qui l’edificazione di un ridotto difensivo conosciuto   nelle carte dal 1821 come “Casotto del Falcone”. Esso ospitava un manipolo di militi appartenenti al Corpo dei Cavalleggeri della Costa che si occupavano della difesa del litorale e di lotta al contrabbando. Il presidio fu abbandonato con l’Unità d’Italia. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Piombino come altre città portuali e industriali italiane dovette essere difesa dalle possibili incursioni dei sommergibili austroungarici.

Storia della Batteria Sommi Picenardi a Punta Falcone

Una delle piazzole dove erano posizionati i pezzi da 152/45.
La parte finale del promontorio di Punta Falcone dove si scorge la cosiddetta “Casamatta” il locale protetto per fotoelettrica di scoperta navale. Fatta saltare in parte dai guastatori tedeschi in ritirata nel giugno del 1944.
Il cippo commemorativo posto in memoria degli artiglieri caduti per la patria.

A Punta Falcone fu così posizionata una batteria costiera con due cannoni 87B appartenenti al 2° Reggimento Artiglieria da Costa di La Spezia. I pezzi erano posizionati in piazzole campali collegati con brevi tratti di trincea. 

A ostilità concluse la batteria perse di importanza fino a quando tra la fine degli anni 20 e i primi degli anni 30 il peggioramento delle relazioni diplomatiche con la Francia la zona Elba-Piombino assunse nuovamente un rilevante ruolo strategico e fu edificata la “Batteria navale del Falcone” poi ribattezzata "Regia Batteria Galeazzo Sommi Picenardi” (in onore del Comandante Medaglia d’oro al Valor di Marina Galeazzo Sommi Picenardi, eroe della Grande Guerra) dotata di quattro cannoni navali da 152/45  Schneider 1911 disposti su piazzole ancora visibili come visibili sono  le relative riservette; i cannoni a Punta Falcone avevano una gittata di 17mila metri (17 km) e potevano essere usati per difendere le rotte delle navi sull’Elba. 

C’erano poi mitragliatrici e altri armamenti utilizzati anche in funzione contraerea. La batteria era servita da circa 80 soldati ed era provvista di una centrale telemetrica di tiro che nel 1975 fu trasformata in osservatorio astronomico. Al 10 giugno del 1940 la batteria si trovava in piena efficienza operativa che però non venne quasi mai testata fino ai mesi successivi all’Armistizio dell’8 settembre.

Il braccio di mare tra Piombino e l’Isola d’Elba che la batteria teneva sotto tiro. 
Il cippo commemorativo intitolato ai marinai d’Italia.
L’ingresso del rifugio antiaereo per il corpo di guardia della batteria scavato nel periodo dell’occupazione tedesca.

Già il 12 la Batteria venne occupata da elementi provenienti dal 616° Reparto Artiglieria della Marina da Guerra Germanica (616 Marine Artillerie Abteilung) e munita di un radar di scoperta e tiro navale del tipo Freya. I cannoni da 152/45 entrarono in azione nel giugno del 1944 per contrastare l’operazione Brassard, con la quale le truppe del Corpo Coloniale Francese cercavano di occupare l’Isola d’Elba. 

I Francesi per aver ragione del fuoco che la batteria indirizzava sulle loro posizioni sull’isola dovettero ricorrere al bombardamento aereo e al tiro di controbatteria di alcune batterie pesanti schierate per l’occasione. Nonostante ciò, e i gravi danni subiti dalla batteria, i vecchi cannoni da 152/45 continuarono a sparare fino a quando con gli americani della V Armata USA alle porte di Piombino i marinai tedeschi non decisero di abbandonare la posizione dopo aver sabotato i cannoni stessi (giugno 24 giugno del 1944). 

Successivamente, sui pochi resti lasciati intatti dai tedeschi alla loro partenza, gli inglesi posizionarono una batteria antiaerea leggera con cannoni automatici Bofors da 40/56. Alla partenza del reparto inglese, nel Dopoguerra, il complesso difensivo di Punta Falcone fu nuovamente ripreso in carico dalla Marina Militare Italiana ma declassando la batteria a polveriera. 

L’ingresso di una delle riservette.

Ancora oggi presenti sul promontorio di Punta Falcone sono tre altre strutture che facevano parte della batteria: la Casamatta, sulle scogliere, sede della fotoelettrica; il deposito dell’acqua ora seminascosto dalla vegetazione; quello che rimane della polveriera, fatta brillare dai tedeschi in fuga così vasta da poter accentrare tutte le munizioni delle altre batterie in opera sul Promontorio di Piombino

L’unico cannone ancora presente in loco è un Ansaldo da 90/53 modello 1941, costruito negli stabilimenti di Genova nel 1942 con matricola 29477, e donato dall'Associazione Nazionale Artiglieri d'Italia, sezione di Piombino, che lo ha ricevuto dall'Arsenale di Piacenza alla fine degli anni '90. 

La ricostruzione storica è veritiera perché in effetti nell'inverno 1943-1944 tre esemplari di cannone contraereo da 90/53, requisiti alle FFAA italiane e designati 9,0 cm FlaK 41(i), furono utilizzati a Punta Falcone dalla Kriegsmarine per proteggere la batteria dai bombardamenti alleati sempre più frequenti. Gli ultimi cannoni di questo tipo furono dismessi dall'Esercito Italiano negli anni Settanta. 

Oggi la riservetta 3 della batteria ospita un piccolo museo storico dove sono stati raccolti i vari reperti bellici trovati dai volontari dell’Associazione Microcosmo che si sono occupati di ripulire dalla vegetazione e rendere nuovamente visitabile il sito dopo la sua definitiva dismissione dalle autorità militari.

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Video: Quel cannone di Punta Falcone…