Le prime pistole da difesa moderne in calibro 9 Parabellum: Walther P38 e Smith & Wesson Modello 39 

Lo sgancio del caricatore della P38 è a slitta alla base dell’impugnatura e corrispondeva ai desideri militari dell'epoca.

Negli anni Sessanta del secolo scorso, le pistole in calibro 6,35 mm Browning (.25 ACP) erano proposte dal mercato come armi per la difesa personale mentre quelle in calibro 7,65 mm Browning (.32 ACP) erano considerate armi da servizio a tutti gli effetti, adatte per le forze dell'ordine. Le pistole in calibro 9x19 mm, invece, erano considerate armi militari, o al massimo corpi speciali antisommossa o squadre SWAT dell'epoca: per gli utenti privati, sembravano sovradimensionate sotto ogni aspetto. Inoltre, per quanto riguarda l’Italia, fino al 1980 (con la catalogazione del 9x21) le munizioni da pistola calibro 9 erano di fatto vietate. Tuttavia, dove ne era consentito legalmente l’uso, c'erano anche molti civili che si affidavano al 9x19 per la difesa personale. Vediamo due delle pistole che avrebbero potuto portare: una è tedesca e di derivazione militare, l’altra statunitense e progettata per un uso di servizio e sono accomunate dal sistema di scatto ad azione mista. Signore e signori, ecco la Walther P38 e la Smith & Wesson Model 39.

Probabilmente ricorderete la scena del film “007 licenza d’uccidere” in cui appare per la prima volta sul grande schermo l’agente 007. Siamo nella sede dei Servizi Segreti britannici e un signore, chiamato semplicemente Q, entra nella stanza e spiega a James Bond i vantaggi della sua nuova pistola d'ordinanza: una Walther PPK in calibro 7,65 mm. Nelle avventure successive, essa diventa la fedele compagna dell'eroe cinematografico, il suo marchio di fabbrica, per così dire, con cui anche i suoi avversari lo riconoscono. "C'è solo un uomo che porta con sé una Walther PPK", dicevano addirittura, con esagerazione cinematografica. In realtà, l'elegante pistola era già sul mercato da più di trent'anni, accompagnando agenti delle forze dell'ordine, soldati e agenti di sicurezza - in Germania, ma anche all'estero, dove le prime consegne furono effettuate già negli anni Trenta.

Negli anni '60 e '70, la Walther PPK era considerata la pistola da difesa personale per eccellenza.

La particolarità di questa pistola era lo scatto anche in doppia azione. Proposto per la prima volta nel 1929 sulla semiautomatica Walther PP, la sorella maggiore della PPK, lo scatto in doppia azione permetteva all'arma di essere immediatamente pronta a sparare e allo stesso tempo sicura da usare. Di fatto era "Simile a un revolver", come veniva affettuosamente definita nei corsi di addestramento e come piaceva dire agli istruttori di tiro. Il comune calibro 7,65 mm Browning non lasciava adito a dubbi circa la sua destinazione d'uso. Era perfettamente in grado di fermare un sospetto in fuga con un colpo alla gamba o un aggressore con un colpo al petto. La letalità di un proiettile di una Walther PPK è stata dimostrata migliaia di volte, oppure si può semplicemente credere alla sconcertante dichiarazione del già citato armaiolo Q che nel film “007 licenza di uccidere” definisce questa cartuccia: "...con una penetrazione come quella di un mattone attraverso una finestra". Alla Walther l'idea della doppia azione del grilletto fu trasferita anche nella nuova pistola militare da sviluppare per la Wehrmacht del Reich tedesco. La Walther P38 fu la prima pistola d'ordinanza in calibro 9 mm Parabellum a essere disponibile con lo scatto ad azione mista singola/doppia, un'idea che ebbe un grande successo. Circa 1,3 milioni di P38 furono consegnate alla Wehrmacht. Anche le forze armate tedesche, la Polizia Federale di Frontiera e la polizia antisommossa degli Stati tedeschi si affidarono al modello del dopoguerra con il fusto in alluminio.

Rispetto alla PPK, la P38 (qui una pistola prodotta a Zella-Mehlis durante la Seconda Guerra Mondiale) è quasi ingombrante. Portarla nascosta sotto i vestiti può essere una vera sfida.

L'idea di dotare una pistola semiautomatica in calibro 9 mm Parabellum di fusto in alluminio e scatto ad azione mista fu accolta con favore anche altrove nel mondo, ad esempio presso il produttore di armi da fuoco statunitense Smith & Wesson di Springfield, nello Stato del Massachusetts. Nel progetto di base della pistola M39, S&W seguì alcuni elementi della Colt M1911 A1 dell'esercito americano aggiungendo però lo scatto in doppia azione, la sicura manuale con abbatticane e il fusto in alluminio presi di peso dalla Walther P38. Già negli anni Trenta Walther offriva su richiesta il fusto in alluminio per le pistole più piccole PP e PPK. Si dice che ci siano stati fatti anche tentativi con la P38 per l’esercito, ma evidentemente i tempi e la tecnologia non erano ancora maturi. Di fatto la P38 con impugnatura in alluminio non fu prodotta in serie fino ai tempi della Repubblica Federale Tedesca.

Una Walther P 38 modificata da Georg von Stavenhagen negli anni Sessanta del Novecento. È stata recentemente messa in vendita dalla casa d’aste Hermann Historica.

Con la pistola semiautomatica Modello 39, in fase di sviluppo fin dal 1949, Smith & Wesson aveva quindi combinato elementi di design provenienti dagli Stati Uniti e dalla Germania con materiali moderni e leggeri. Dopo i primi tentativi con un telaio in acciaio, Smith & Wesson utilizzò l'alluminio. L'attenzione dell'azienda era chiaramente rivolta al mercato governativo, o più precisamente a quello militare. All'epoca l'idea era quella di sostituire la grande e pesante M 1911 A1, che disponeva di scatto in sola singola azione. Tuttavia, l'esercito americano non arruolò mai la nuova pistola Smith &Wesson e anche le forze dell'ordine statunitensi tardarono ad adottarla. Tuttavia, per la Modello 39 si sviluppò lentamente ma inesorabilmente un buon successo sul mercato civile. La nuova pistola fu ben accolta e gli appassionati di armi erano ansiosi di acquistarla, non solo negli Stati Uniti, ma in tutto il mondo, compresa la Germania, dove però l'elevato tasso di cambio del dollaro americano ebbe un effetto frenante nei primi anni. Spesso veniva acquistata anche la Walther P38, che era disponibile come pistola surplus militare della Seconda Guerra Mondiale a prezzi molto contenuti e poteva essere acquistata nuova di zecca o quasi.

La doppia azione e il calibro 9 mm Para hanno reso la Walther P38 e la S&W M39 un successo

Negli anni '70, la Carl Walther GmbH di Ulm offrì una versione ridotta della P38 che mostrava dettagli del modello P4, come il cane ridotto e l’abbatticane.

Cosa ha reso queste pistole un successo? Sicuramente la combinazione di doppia azione e cartuccia. Il 9 mm Parabellum era stato introdotto in Germania nel 1902 e con la Pistole 08 delle forze armate tedesche, si affermò definitivamente in Europa. Durante la Seconda Guerra Mondiale, era utilizzato come cartuccia per le pistole semiautomatiche e i mitra dell'esercito tedesco contro altri calibri ampiamente utilizzati in Europa. L'esperienza bellica dimostrò che anche nei combattimenti a distanza ravvicinata, è necessaria una grande potenza della cartuccia per rendere immediatamente inoffensivo il nemico. Era quindi più o meno ovvio scegliere un calibro che si fosse dimostrato più valido, nonostante questo fosse di fatto l’ordinanza dell’esercito che era uscito sconfitto dalla Seconda guerra mondiale. A metà degli anni Sessanta non c'erano state grandi variazioni: le cartucce con palla blindata erano standard, ma erano disponibili anche quelle espansive, con camiciatura parziale, anche se queste ultime, non erano del tutto prive di problemi in termini di affidabilità funzionale. Le munizioni erano anche relativamente economiche: la produzione di massa per le forze armate di tutto il mondo lo rendeva possibile.

Le ultime P 38 prodotte Ulm, come la P4 qui raffigurata, erano dotate di una culatta rinforzata (1), di un ampio collare (2) attorno alla camera di cartuccia e di un'impugnatura rinforzata da traversino esagonale in acciaio (3).

La Walther P38 era anche favorita dall'aura di successo dei suoi precedenti bellici. La pistola, che fu introdotta ufficialmente nella Wehrmacht solo nel 1940 dopo intensi test e un gran numero di modifiche di dettaglio, era considerata una pistola estremamente affidabile. Grazie alla sua canna a rinculo rettilineo e alla semplice chiusura a blocchetto oscillante, era di fatto meno suscettibile alle variazioni di potenza delle munizioni e sparava senza problemi anche le cartucce con bossolo in acciaio. Dopo la guerra, la reputazione della P38 la aiutò certamente a essere scelta come dotazione della Bundeswehr e della Guardia di Frontiera Federale. Pochi anni dopo la ripresa della produzione da parte dell'azienda Carl Walther, trasferitasi a Ulm, nel 1957, la P38 divenne disponibile anche per il mercato civile. La pistola Smith & Wesson Modello 39 era già disponibile sul mercato civile dal 1955. Tuttavia, le vendite non ebbero un impulso significativo fino a quando il corpo di polizia dell’Illinois ne fece la sua nuova arma d'ordinanza, sostituendo per la prima volta negli USA (correva l’anno 1967) un revolver con una pistola semiautomatica.

Smith & Wesson M39: scheda tecnica

Produttore:Smith & Wesson
Modello: 
M39
Calibro: 
9mm Luger (9mm Parabellum, 9x19)
Capacità caricatore:
8 + 1 cartucce
Dimensioni (LxLaxA): 
192x33x136 mm
Lunghezza canna: 
102 mm
Linea di mira: 
150 mm
Finestra tacca di mira: 
3,27 mm
Lunghezza mirino: 
3,2 mm
Peso dello scatto (SA/DA): 
1400 g /4500 g
Peso:
790 g 
Prezzo:
n/a (arma usata)
Note: fusto in alluminio, sistema di chiusura Browning, sicura con abbatticane

Rispetto alle altre pistole da autodifesa dell'epoca, la Walther P38 e la S&W M39 si distinguono per le loro dimensioni

Ciò che distingueva la P38 e il Modello 39 dalla massa delle pistole civili utilizzabili per difesa dell'epoca erano le dimensioni notevoli. La Smith & Wesson 39 è lunga 192 mm, alta 136 mm e larga 33 mm. Ma grazie all'utilizzo di un telaio in alluminio, il peso a vuoto è di soli 790 grammi. Le dimensioni della P38 sono ancora più sontuose: 216 mm di lunghezza complessiva, 138 mm di altezza e una larghezza massima di 37 mm, misurata in corrispondenza della leva di sicura/scatto. Anche il fusto della Walther, realizzato in lega leggera Dural, offre vantaggi in termini di peso: con i suoi 780 grammi la P38 di produzione civile del dopoguerra è più leggera di ben 170 grammi rispetto alla P38 militare della Seconda Guerra Mondiale con impugnatura in acciaio.

Il meglio dei due mondi: La S&W M39 è visivamente basata sulla Colt Government, ma offre anche lo scatto ad azione mista e il fusto in alluminio della P38 del dopoguerra.

Per fare un confronto, le dimensioni della Walther PPK, che all'epoca era considerata la pistola da autodifesa per eccellenza sono: 155 mm di lunghezza, 26 mm di larghezza e un'altezza di 111 millimetri con il caricatore esteso (107 millimetri con il caricatore a filo). Il peso della PPK in 7,65 mm era di 590 grammi. Chi la voleva più leggera poteva acquistare la PPK-L con telaio in alluminio e in questo caso il peso a vuoto scendeva a 480 grammi. Ciò che il confronto delle nude cifre non riesce a trasmettere, tuttavia, è l'impressione nella realtà. Il Modello 39 e la P38 appaiono massicce e ingombranti. Sono senza dubbio pistole di grandi dimensioni che non nascono per il porto occulto. Quando Walther progettò la P38 le pistole d’ordinanza P08 venivano portate alla cintura in una fondina di robusto cuoio che conteneva anche un caricatore di riserva e piccoli attrezzi per la manutenzione. La P38 poteva fare a meno degli attrezzi, ma la fondina in cuoio con uno scomparto per il caricatore di riserva era ancora utilizzata. Anche se nel corso della guerra la Wehrmacht passò a fondine più semplici, l’insieme rimase di dimensioni impressionanti. La Smith & Wesson M39 non era così grande.

La S&W M39 un tempo veniva fornita con un caricatore di riserva nella classica scatola di cartone blu. L'alto tasso di cambio del dollaro le rendeva molto costose in Europa.

Le fondine utilizzate dall'esercito degli Stati Uniti non racchiudevano completamente l'arma, né avevano in genere uno scomparto per il caricatore di riserva. Questi ultimi venivano invece trasportati in un'apposita custodia, che consentiva di distribuire in qualche modo il carico. Anche le fondine destinate all'uso da parte della polizia non avevano uno scomparto per il caricatore di riserva. Tuttavia, non erano nemmeno piccole. In linea con l'aspetto dei poliziotti statunitensi dell'epoca, i revolver e le pistole venivano portati in modo visibile alla cintura, come segno di potere statale. Tali soluzioni non erano adatte all'uso civile. Portare una pistola di grandi dimensioni in una fondina visibilmente sopra i vestiti era al massimo concepibile nel campo della caccia, ma anche lì non era molto apprezzato. Per questo motivo è stato necessario sviluppare fondine adatte a portare queste pistole di grandi dimensioni alla cintura sotto gli abiti esterni. A causa della domanda limitata, anche l'offerta era inizialmente scarsa. Tuttavia, esistevano: semplici fondine da cintura per pistole di grandi dimensioni, alcune persino con una clip a molla, fondine da spalla in cui potevano essere alloggiate le pistole di grandi dimensioni e fondine cross draw. Una fondina di questo tipo per la Walther P38 ha trovato persino un apprezzamento cinematografico. Nel film “Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo!” (1971) un negoziante porta chiaramente una P38 in una fondina di questo tipo, come protezione contro le rapine. Il fatto che poi venga aggredito proprio per essere derubato della sua pistola è stato probabilmente più di un capriccio dello sceneggiatore. A volte l'effetto sorpresa di una pistola nascosta ha la meglio sull'effetto deterrente di una portata in modo visibile.

Le versioni ridimensionate della Walther P38 e della S&W M39

Nel corso del tempo si è resa disponibile sul mercato una gamma accettabile di fondine utilizzabili per il porto occulto di pistole di grandi dimensioni, che in inglese vengono chiamate “full size”. Ma le due pistole di cui vi stiamo parlando subirono anche modifiche al fine di renderle più utilizzabili come armi da difesa personale. Questo includeva miglioramenti allo scatto, alle mire e alle impugnature, oltre a un ridimensionamento generale dell'arma. Negli anni Sessanta gli armaioli Detlev Joniskeit e Georg von Stavenhagen offrirono indipendentemente sul mercato europeo pistole compatte basate sulla Walther P38, accorciate e modificate per la difesa personale. L'azienda americana Devel, agli inizi degli anni Settanta ridusse la Smith & Wesson Model 39 a dimensioni molto più maneggevoli, accorciando fusto e carrello e modificando il cane. Alla fine, anche i principali produttori di armi da fuoco recepirono l'idea di pistole compatte DA/SA in calibro 9 mm Luger: Walther, all'inizio un po' sottotono, con la P38 K, mentre S&W, in modo piuttosto ambizioso, presentò il Modello 469 Minigun. Le versioni compatte di queste pistole conobbero alterna fortuna e rimasero in linea di principio piuttosto ingombranti. Gettarono però le basi per le “wondernine” che sarebbero arrivate negli anni Novanta, pistole compatte, potenti e dalla grande capacità di fuoco. Ma di questo parleremo in una prossima puntata…

Smith & Wesson ha presentato per la prima volta una M39 in scala ridotta simile alle Custom di Devel all'inizio degli anni '80, chiamandola 469 Minigun. Ecco la sua versione moderna, la M3913 "Ladysmith".
Grazie alla produzione di massa, le armi Smith & Wesson in scala ridotta erano notevolmente più economiche delle versioni fatte a mano dal preparatore Devel.

Informazioni sulle attuali pistole da difesa e su altre armi dei due produttori qui trattati sono disponibili sui siti web della Carl Walther e sulla homepage in lingua inglese di Smith & Wesson.

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