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Confagricoltura Toscana: modificare la 157/92 per incrementare gli abbattimenti di ungulati

Da Confagricoltura Toscana. Per quanto riguarda il problema della fauna selvatica, con gli ungulati vero tormento degli agricoltori, problema tra l'atro acuito dalla siccità, è stato messo in evidenza durante l'assemblea annuale di Confagricoltura Toscana come la Toscana sia la regione che per densità di ungulati è seconda solo all’Austria che è la nazione europea a detenere il record sulla presenza di ungulati con un assetto ambientale assai diverso. In Toscana sarebbero presenti (secondo le stime della Regione al 2016) oltre 450.000 capi, di cui 160.000 cinghiali, 178.000 caprioli, 110.000 daini, 4.500 cervi, 2.500 mufloni.

Non si salva nulla tra le coltivazioni, dai vigneti alle ortive, dai cereali al bosco ceduo, sugli oliveti vengono distrutti a seguito del loro passaggio terrazzamenti e muri a retta, persino i giardini degli agriturismi e delle civili abitazioni poste in area rurale non sono al sicuro dal pascolamento di tali animali – ha spiegato il presidente di Confagricoltura Toscana - Queste densità spaventose sono una grave minaccia oltre che per l’agricoltura e l’ecosistema anche per l’ordine pubblico con tantissimi, troppi incidenti stradali l’anno che in alcuni casi costano la vita a persone”.

Emergenza ungulati

Nel dibattito è emerso come il numero di ungulati continui a crescere e come a detta degli agricoltori siano inutili anche le recinzioni elettrificate (non ammesse ovunque per l’impatto paesaggistico). 

A più di un anno dall’approvazione della nuova legge sulla caccia, è stato evidenziato come siamo ora di fronte ad un importante momento di verifica:  i dati sugli abbattimenti per la specie cinghiale ad agosto 2017 riportano 15.842 capi abbattuti (articolo 37 e selezione) manca il dato relativo alle braccate; i piani di prelievo vedono assegnati 35.000 capi per la specie capriolo e 4.632 per il daino (i dati ufficiali saranno diffusi a gennaio 2018), nell’anno 2016 sono stati abbattuti 93.306 capi tra caccia di selezione, articolo 37 e braccate. 

Numeri insoddisfacenti, per gli agricoltori, perché ben lontani dall’obiettivo di sostenibilità ambientale che prevedeva soglie prossime allo 0 di ungulati nelle coltivazioni (aree non vocate) e di 2,5 ungulati ogni 100 ettari per quelle vocate (boschi).

Le consistenze numeriche non calano, anzi incrementano come le richieste di risarcimento dei danni alle coltivazioni da fauna selvatica, che nel 2016 sono stati calcolati in oltre 3 milioni di euro, in aumento rispetto agli anni passati. 

Al problema degli ungulati si aggiunge poi quello della presenza del lupo, un fattore limitante l’esercizio di attività di allevamento, sia ovino che bovino, in particolare in alcune aree sensibili localizzate nel grossetano, nel Mugello, nel senese e nell’aretino. Confagricoltura chiede quindi una revisione della legge n. 157/92 ormai vecchia di 25 anni che introduca il principio di una sostenibilità ambientale ed economica nella gestione della fauna selvatica.


11/11/2017

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