Le specie selvatiche non cacciabili stanno scomparendo dalle campagne italiane. A dimostrarlo, i dati della stessa LIPU

Gli uccelli selvatici stanno gradualmente ma drasticamente diminuendo in modo costante nelle campagne italiane. Lo si legge in una recente notizia diffusa dal sito Fanpage.it in cui vengono comunicati i dati trasmessi dalla LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) che attestano un drastico e drammatico calo della piccola avifauna terrestre nelle campagne italiane. In soli 25 anni stando ai dati diffusi sono scomparsi circa il 23 % degli uccelli presi in esame, soprattutto nelle zone di pianura particolarmente interessate da agricoltura intensiva e utilizzo di prodotti letali per le abitudini alimentari dei piccoli volatili. Gran parte delle specie interessate sono infatti insettivore come il pigliamosche, il torcicollo, il pettirosso, ma anche passeriformi come passera mattugia, verdone, averla piccola e si vedono minacciate da diversi fattori; prodotti utilizzati in agricoltura, repentini cambiamenti paesaggistici e climatici. La rarefazione degli habitat, la continua erosione di ambienti salubri e utili alla nidificazione, l'inquinamento generale del suolo hanno contribuito nelle campagne e nelle periferie dei centri abitati alla proliferazione di specie opportuniste, animali spazzini e predatori come i corvidi mentre hanno condannato al declino la piccola avifauna selvatica.

La lista delle specie in declino con abitudini terricole comprende una sola specie cacciabile, l'allodola.

Una situazione, va sottolineato, da tempo annunciata e denunciata dai cacciatori che frequentano e osservano il territorio in modo costante ma quasi mai presi in considerazione come dato scientifico e imparziale. Fa pensare però come delle tante specie minacciate facenti parte dell'elenco soltanto l'allodola (per le stesse ragioni ambientali delle altre) fa parte delle specie cacciabili, fra l'altro con numeri strettamente ridotti e regolamentati. Anche questo dato e questo appello all'attenzione richiamato sempre dai cacciatori va ricordato; c'è una totale e riscontrabile differenza fra lo stato di conservazione delle specie cacciabili, in piena salute e costantemente monitorate dai cacciatori e dagli studi del mondo venatorio rispetto alle altre non oggetto di caccia. Queste ultime, come dimostra la piccola avifauna, lontane dall'interesse e dall'osservazione dei non addetti ai lavori presi dalla lotta ai soli cacciatori sono state condannate silenziosamente al declino. Manca un piano dedicato alla conservazione degli habitat di queste specie e un concreto intervento volto al ripristino degli equilibri e la riduzione dei selvatici opportunisti e dei predatori. Forse questa triste analisi dei dati può offrire un' occasione utile per un cambio di approccio da parte del mondo che si definisce ambientalista nell'impegno su problemi condivisibili con il mondo venatorio? Staremo a vedere, i cacciatori come sempre si faranno trovare pronti e predisposti a qualsiasi collaborazione a favore di un ambiente migliore, tutelato e ricco di biodiversità.