Alchimia d’emozioni nel nome del fagiano
Lo confesso – sarà magari che sono un sognatore, un maledetto emotivo, ma proprio non ci posso far nulla - la notte prima dell’apertura ancora non riesco mai a dormire decentemente! Decenni di licenze ma l’alchimia emozionale che mi pervade è sempre la stessa, con passione intatta. Non ce l’hanno fatta asfalti e cementi, divieti e soprusi, “animalari” e tempi moderni. Il fuoco sacro che prese ad ardere nel mio “paleolitico” – quando non sapevo ancora leggere e scrivere e ad attizzarlo c’era solo l’epica oralità dei racconti dei miei “avi” - brucia ancora sfavillante. Sono poi venuti i primi passi in campagna e con essi la mia età delle fionde e dei sassi, un “neolitico” d’innocenti, primitive “cacce” solitarie e contemplazione (mai preso niente!). Poi finalmente la licenza e dunque la mia terra, seguita da “cieli nuovi e terre nuove”, con miriadi di ali fruscianti sotto tutti i cieli del mondo. Solleoni e secche, brume e nebbie, pioggia e neve, ghiaccio e galaverne, paludi e mangrovie; fuoco ed acqua che inzuppa i panni e sciaborda sugli stivali, fuoco ed acqua che in forma di sudore scorre lungo la schiena e sugli occhi quando nel pieno della mia “età del ferro”, con in mano il freddo dell’acciaio ed in bocca il gusto dell’avventura, consacrai tutto me stesso a questa follia che con orgoglio chiamiamo ancora caccia.
Sì che di tempo ne è passato e più che di fatti ci si nutre di sogni (…ma non è sempre stato così?).

La caccia non è più “quella di una volta”, ma niente lo è più, e solo la nostra capacità d’emozionarci e appassionarci ancora danno un senso al nostro essere cacciatori. Trasformando così le nostre vite in una filosofia esistenziale differente, realmente “ermetica” per un mondo ignorante che, come un matto, prova come sempre a gettarsi nell’abisso. In fondo non chiediamo tanto, ci bastano un po’ di natura, qualche selvatico degno di tal nome, ed un pizzico di libertà…
Ecco perché per me, in quelle ore di vigilia che separano da una nuova stagione di caccia, è sufficiente immaginarmi coi miei amici, i miei cani ed una covata di fagiani che esploda all’unisono dinnanzi, per cancellare in un niente rabbie e delusioni e ritornare bambino ancora ad ascoltare il verbum dimissum dei miei avi.
I cani sono fermi, ci avviciniamo a servirli, frullano tutti assieme: fagiani che schizzano dal roveto in cui hanno passato la notte. Sembrano nascere dalla terra. Nuvole d’acqua vaporosa sprizzano dalle penne delle ali turbinanti umide di guazza. Sono già lanciati a cavalcare l’aria mentre imbracciamo. Un maschio stupendo grida il suo inno alla vita mentre vola verso il sole con colori di fuoco.

Ancora una volta gli elementi alchemici - terra, acqua, aria e fuoco - che concorrono a formare, per chi ha occhi per vedere, il senso di una vita. Quella “bella e vagabonda” del cacciatore. So che capiterà poche volte a stagione. Conosco la fatica che dovrò fare per propiziare tali eventi. Ed è mia la consapevolezza che fallire in tali occasioni può significare compromettere un’intera stagione di caccia. Non me ne do pena tuttavia: la certezza che chi la dura la vince non mi abbandona mai. La fatica non mi spaventa. E credo fermamente poi, che approfondite coscienza e conoscenza di quel che si sta facendo possano far giungere ad eccellenti risultati quasi tutti. Bastano fiducia, tenacia e tanto lavoro.
Come quello che compio costantemente su me stesso: per cercare di essere all’altezza di tutte le situazioni venatorie che mi si possono parare dinnanzi (esercizio fisico, cura dell’alimentazione ed allenamento al tiro compresi). Il medesimo di studio e tarda diligentia, quando da solo o con gli amici mi metto a ragionare su dove andare, come affrontare le battute ed i terreni diversi, quali strategie mettere in campo per sferrare il nostro attacco al fagiano. Intendendo con quest’ultimo termine solo i cosiddetti fagiani veri; ossia quegli uccelli nati selvatici o da tempo ben ambientanti in una landa rurale, che per abitudine, scaltrezza o semplice istinto abbiano saputo trasformare nel loro feudo inespugnabile. Sorta di “fortezza” i cui masti sono rogare spaventose, e il cui campo di Marte è la campagna circostante. Fra mura e bastioni (con tanto di fossati!) fatti di scogli e pareti rocciose ricoperti anziché da capperi e parietaria da intrichi di vitalbe, ellere, ginepri e siepi spinose, alternati a scope e falaschi su cui svettano boscose “palizzate” delle più svariate essenze ancora in foglia.
Tecnica e strategia di caccia al fagiano
Venendo ora alla bruta tecnica, dico solo che è mio costume non mettermi come un deficiente a dare consigli: tanto i “vecchi”, non ne hanno bisogno, ed i giovani per natura, non li ascoltano. Pur tuttavia in questo frangente mi sento proprio di raccontare come sono uso muovermi personalmente per mandare a segno il maggior numero possibile di “attacchi” al colchico che stagione per stagione vengo a “sferrare”: non foss’altro per smentire una volta per tutte le mille boiate che più volte mi è capitato di leggere al riguardo! Affermo dunque che determinante, da sempre e in tutte le mie cacciate, è stato il fattore tempo; nella sua duplice accezione semantica di periodicità e condizioni climatiche. Se infatti è vero che per “puro culo”, all’apertura qualche fagiano lo possono trovare tutti, di lì in poi la storia cambia e manco poco, facendo sì che carnieri ragguardevoli (e dunque soddisfazioni venatorie) siano appannaggio esclusivo di “sapienti assatanati”, capaci di trasformarsi in abili strateghi in grado di prevedere – man mano che la stagione avanza, ed in base ai vari scenari climatici - le mosse del loro “nemico” (il fagiano) e dunque averne ragione. È impensabile, in effetti, sperare di avere successo nei confronti di fagiani smaliziati senza conoscerne nei minimi dettagli i costumi, rapportati poi al particolare ambiente in cui li andremo a cercare e alle condizioni meteorologiche che caratterizzano il teatro di caccia.
Il comportamento del fagiano

In linea generale, dunque, si sappia che il fagiano sino a tutt’ottobre (ma se la stagione è “buona” anche oltre), al levar del sole è uso portarsi nei luoghi di pastura; e sono sempre i campi e i prati (specie a gerbido) vicino ai siti più boscati ove a trascorso la notte non di rado all’appollo (quelli veri, fan così!) e dai quali mai o quasi mai tende a discostarsi.
Ragione vorrebbe che mai prima delle 8,00-8,30 si cominciasse la battuta, per far sì che l’azione dei cani possa trarre vantaggio dal razzolare dell’uccello in pastura, che per quell’ora avrà di certo lasciato una sicura usta dietro di sé. Ciò, tuttavia, è assai difficile da realizzarsi, vista la folle mania (Dio solo sa quanto controproducente!) dei più, di voler sciogliere sin dai primi lucori che si appalesano da Oriente; che spinge quasi tutti a sveglie da fornaio, mossi in ciò dal “sacro terrore” che gli altri possano arrivar prima e fregargli le prede. Errore da principianti…
Il fagiano: modi, tempi e luoghi
Personalmente, infatti, non me ne curo ed anzi ringrazio, visto che sa solo il Padreterno (assieme ai miei amici a due e quattro “gambe”!) quanti sono i fagiani che ho pizzicato passando un paio d’ore dopo sulle peste di esagitati corridori dell’alba. Non di meno non posso esimermi dall’affermare – quanto meno in termini di squisita cinotecnica - che trattasi di costume assolutamente errato.
Il fagiano, infatti, o ancora non è uscito dal bosco. O se invece per qual si voglia ragione ha dormito in loco, è ancora al covo. Ovvero, non ha avuto modo di pasturare e quindi lasciare uste odorose attorno a sé.
In ogni caso, si sappia che in primis è sempre bene il cacciatore conduca con calma e lentamente i suoi ausiliari nei pressi di coltivi, nei terreni liberi non discosti dai boschi, prestando particolare attenzione nel battere fossati, vigne, granturcheti, sorghi e tutte quelle vallatelle e fossatelli nei pressi di stoppie, medicai e persino maggesi se fittamente ricoperti di quel cespugliame spinoso in grado di offrire ricovero ad un animale che si senta braccato. Soprattutto nel periodo dell’apertura e giornate susseguenti, con stagioni “estreme” di siccità o piogge abbondanti, nel primo caso si cerchi presso tutte le possibili sorgenti d’acqua – lì saranno i fagiani, e sempre lì si potranno di tanto in tanto ristorare i cani -; nel secondo si opti invece per tutti gli sporchi scoscesi dell’universo, specie quelli fittamente tappezzati di ginestre, cardi e macchiette, in grado d’agire da veri e propri scolatoi.
…Ma la vera caccia al fagiano comincia quando ottobre già strizza l’occhio a novembre e in giro per le campagne – causa tordi e palombe – specie nelle ore del meriggio pieno c’è meno gente. Dico del periodo in cui è terminata pressoché ovunque la raccolta dell’uva, dei granturchi, dei girasoli e del sorgo, ed i fagiani – specie quelli “arroccati” all’interno di aree protette - sono costretti a ricercare nuove pasture giungendo così in territorio libero.
È il tempo in cui il bosco inizia a perdere e foglie e le erbe appassiscono. Ed è quando le bacche ivi reperibili son quasi le ultime risorse, e per questo i fagiani vi si inoltrano condividendo l’ambiente con le prime beccacce. E’ in questo momento che inizia una caccia vera che può farsi entusiasmante. Quella che potremmo definire a fagiani di bosco tra le foglie d’autunno. Da i migliori risultati se esercitata a partire dal mezzodì e per tutto il pomeriggio, quando la concorrenza è a tavola ed i fagiani sono satolli (e più trattabili) dopo ricca pastura.
I luoghi d’elezione sono i peggiori! Quelli cioè più sporchi e pieni di rovi. “Bastioni” e “trincee” dove il “colchico” può sfuggire facilmente di pedina e dove quindi sarà necessario andare muniti di tutta l’attrezzatura giusta.
Dove per “attrezzattura” leggi subito: cani all’altezza della situazione.
Senza i quali, non fai niente…
Cani: fermatori e… dintorni!

Per “attaccare” il fagiano specie nei macchioni più intricati, servono cani davvero “con le palle”.
Se fermatori, van bene tutte le razze, purché dotate di raggio d’azione iper dinamico di certo on fase di cerca, ma mai esagerato in termini d’allungo: i fagiani smaliziati, infatti, non reggono ferme di ore ed ore, anzi. Prediligendo, se possibile, sagaci fughe di pedina che li portano o a sparire, o a frullare spesso e volentieri coperti e fuori tiro.
Che siano poi soggetti vocati per il fitto e per lo sporco. E c’è un solo modo per far sì che siano tali: portali sin da cuccioli e cuccioloni in ambienti di tal fatta.
Capaci poi di un equilibrio in guidata e negoziazione, tale da tenere il fagiano “attaccato al naso”, ma senza mai metterlo in ala troppo presto. E qui parliamo d’intelligenza sposata all’esperienza. Doti che si sviluppano solo tramite diuturna, inesausta pratica.
Dotati infine di capacità di riporto e recupero perfette, perché spesso i capi frullano al limite del tiro e non di rado vanno a cadere in rogare e botri da paura. E qui, o il cane ci va con entusiasmo e sagacia, o tal volta si rischia di perdere malamente degli animali che meritano invece l’onore della tavola. Sempre.
Nota bene: grandi risultati in questa caccia, li si ottengono anche con springer di gran genealogia e ben addestrati. Cacciano sempre vicini, e con il loro tipico atteggiamento di caccia prima ne segnalano la presenza al cacciatore con un’azione che si fa circospetta e nevrile, che dunque si fa capace di togliere il tempo al fagiano di mettere in alto le sue strategie di fuga di pedina costringendolo al frullo, e quindi rendendolo repentinamente disponibile al fucile.
Già, il fucile…
Fucile e munizioni per il fagiano

Semiautomatico: se sarà in calibro 12 o 20 con canna da 66 cm e strozzatura fra le tre e le quattro stelle, giocandosela con le cartucce ci servirà egregiamente per tutta la stagione. Lo ripeto: se leggero, quindi uno di quelli concepiti per la caccia vagante, sarà assai meglio sia per il trasporto che per il tiro.
Se per sperare di aver ragione di fagiani già invernali arroccati fra inespugnabili fortezze vegetali come abbiamo visto servono cani straordinari, viceversa in termini di armi possiamo dire che il perfetto fucile sarà arma media che più media non si può. Meglio, tuttavia, se in versione leggera.
Mi spiego.
Doppiette e sovrapposti: 12 o 20 sempre come calibro, con canne da 66/68 e strozzature cilindrica e tre stelle o quattro e due, saranno in ogni caso perfetti. Anche qui, specie nei sovrapposti, adattissimi tutti quelli con bascule in ergal concepiti per la caccia vagante.

Cartucce: ad inizio stagione prime canne piombo 7 o 7 e mezzo e dosi medie senza contenitore, per arrivare poi a seconde ed eventuali terze che siano buone corazzate con contenitore armate da piombo 5 nei basculanti, e 6 e 5 con contenitore in semiauto.
A stagione già avanzata, sempre mantenendo prime canne con borra bior o feltro senza contenitore e per le altre come sopra, scendere serenamente di una numerazione di pallini e il gioco è fatto. Quindi: piombo del 6 sempre di prima canna, e a seguire 5 e 4 in semiauto e un buon 4 o 5 in basculante. Dosi standard dei calibri di riferimento, mi raccomando, che Magnum etc. qui non servono a nulla e anzi, possono dar danni, rischiando di sciupare animali troppo vicini o causare invereconde padelle a più o meno tutte le distanze.
Lo so, di norma il tiro al fagiano non è difficilissimo, ma fatica, emozione e uno sbagliato rapporto arma/munizione possono portare o a sciupare un prezioso selvatico, o alle più clamorose padelle.
Meglio fare le cose nel modo giusto, no?
Come anche in termini di abbigliamento…
Vestiario per la caccia al fagiano
Rovi e macchie, richiedono abbigliamento anti-spino.

Non solo. È norma di legge quasi ovunque, ma buona pratica sempre, come ormai tradizione per la caccia alla beccaccia o al cinghiale, quella di adoperare capi ad alta visibilità.
Quindi, in base a come progredisce la stagione e alle tipologie di habitat che si frequenteranno, è buona norma avere sempre addosso come minimo dei pantaloni del tutto anti-rovo (sempre), e sopra, almeno un paio di capi che ci evidenzino nel bosco mettendoci al riparo da qualsiasi incidente.
Altre “armi” per insidiare il fagiano
La faccio spiccia e qui concludo: con cani da ferma di gran classe, avidi e che “camminano”, l’uso di beeper o satellitare per poterne seguire tutte le evoluzioni nel folto, è assolutamente indispensabile.
Fate il vostro gioco!
E ora, in attesa di approfondire ancora l’argomento (anzi, gli argomenti!), un caro saluto e BUONA VITA A TUTTI.





