
EOS 2026 è appena terminata con un grande, enorme successo. Un successo che, tra l’altro, rappresenta una completa, totale controtendenza rispetto all’andamento generale dell’economia e dell’intero sistema-Paese.
Se tutto, infatti, sembra ristagnare o addirittura andare indietro, il mondo della caccia, in termini di cultura, passione, lavoro e relativo indotto, c’è e va avanti con un incredibile entusiasmo…
Che dire, se non una vera e propria boccata di aria fresca sotto ogni punto di vista? Economico, sociale, culturale.
Tutto bene, quindi?
No, perché, come “logico” (si fa per dire), ecco che, dinanzi a questo, gli anti-tutto, nemici giurati di ogni forma di benessere e di umana felicità - rabbiosi custodi della “poraccitudine” e dello “sfighismo” come modo di stare al mondo, anti-italiani per statuto - proprio su EOS e tutto quello che rappresenta si gettano a corpo morto con una pletora di panzane, una peggio dell’altra, al solo fine di ritagliarsi un po’ di fama a buon mercato e, magari, assieme a questa, cogliere l’occasione per spargere letame e livore sull’intero Paese.
Oltre che su un’intera parte di bravi cittadini, colpevoli solo di lavorare con successo e di vivere appieno le proprie passioni nella natura e al servizio della natura: i cacciatori e l’indotto che li rappresenta.
I fatti…

Primo, un post di Natalino Balasso, simpatico comico degli alterni successi in quel di Zelig, che, per non finire nel dimenticatoio, adesso svolge un’incessante attività di “volontariato opinionista” ad alzo social. Pubblicando spesso anche cose intelligenti, devo ammetterlo.
Non è questo il caso, anzi. Due giorni dopo la chiusura di EOS, ecco infatti con che cosa se ne viene fuori sul suo profilo Facebook.
Cito alla lettera; e chi legge non me ne voglia per il turpiloquio e l’uso disinvolto dell’italiano, copyright al 100% made in Balasso…:
“Rompete il cazzo per le scene di sesso nei film, frantumate lo scroto per le parolacce nelle canzoni. Anche se siete ignoranti come capre volete dire la vostra sui contenuti artistici e sull’arte della finzione. Quando si tratta della realtà di tutti i giorni però, siete i peggiori. Ci fosse stato un coglione che si è scandalizzato per la recente fiera delle armi a Parma, con biglietti per le scolaresche e ingresso gratuito per i minori di 12 anni. Chi è dunque il corruttore della gioventù? Leggere che sono stati sparati 60.000 proiettili con l’enfasi dei grandi successi, mi fa rabbrividire per il livello di degrado mentale che abbiamo raggiunto. Dopo aver sparato siamo pronti per celebrare la sofferenza di Cristo. Gli sciacalli sono al lavoro di mattina presto. Il sesso nei film non va bene, perché corrompe i giovani; promozionare la morte presso i minorenni è invece benedetto dai nuovi preti del consumo.” Natalino Balasso.
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Ho sottolineato e posto in grassetto le principali idiozie. E ora vengo a smantellarle una per una…
A Parma NON si è tenuta nessuna “fiera delle armi” in quanto tale, ma EOS — acronimo di European Outdoor Show, ovvero Fiera Europea dell’Outdoor (vita all’aria aperta, bushcraft, caccia e cinofilia, tiro sportivo, etc.).

E infatti le armi — all’80% da caccia e, per il restante 20%, di tipo sportivo, relativamente alle varie discipline fra liscio e rigato — erano solo in parte al padiglione 5, con i restanti padiglioni dedicati a calzature e abbigliamento, elettronica e mangimi per cani, mercatini e agenzie di viaggi di caccia, automotive dedicato, etc…
E, ribadisco, erano soprattutto armi da CACCIA: attività ultrapacifica, del tutto legale quanto ancestrale, indicata dalla Comunità Europea come fonte primaria di gestione e promozione della biodiversità; affiancate dalle armi sportive, ovvero quelle da trap e skeet, sporting e long range shooting, quali attività addirittura olimpiche e alle quali dobbiamo la gran parte dei medalieri che coronano i successi italici nelle maggiori competizioni sportive al mondo, Olimpiadi in primis.
Caccia e sport, quindi; zero esaltazione della violenza o altre idiozie.
Balasso, è contro la caccia? Rispetto la sua posizione, anche se, come Thoreau, non la condivido, specie per quel che riguarda l’educazione giovanile: “Compiango il giovane che non abbia mai sparato un colpo di fucile. Non per questo sarà un uomo migliore, mentre possiamo dire che la sua educazione è stata tristemente trascurata” (H. D. Thoreau, da Walden, ovvero Vita nei boschi: bibbia dell’educazione outdoor e del pensiero più genuinamente ambientalista).
Balasso, ha qualcosa contro il tiro al piattello o il tiro di precisione con pistola o carabina? E perché? Cosa le hanno fatto campioni come Pellielo e la Rossi? Che c’è di male nell’attività praticamente zen di uomini e donne intenti a scavarsi dentro mentre competono contro altri uomini e donne, in fratellanza, spaccando qualche piatto di ceramica all’insegna dell’autodisciplina e dello sport? Mi potrebbe spiegare perché questa ricerca di equilibrio e performance sia diseducativa per i giovani? L’alternativa sarebbero i porno su OnlyFans? No, mi spieghi…
Ecco, questo, per me, è “corrompere la gioventù”: non permetterle di conoscere la natura per davvero; non fare in modo che possa familiarizzare con strumenti che richiedono intelligenza e rispetto per poter essere maneggiati, oltre che fedine penali immacolate e profonde conoscenze… Conoscenze che lei, mi permetta, Balasso, con l’idiozia dei “60.000 proiettili”, mi dimostra di non avere.

Si faccia aiutare. Il dato vero è quello delle 60.000 cartucce sparate alle varie linee di tiro proprio su piattelli di vario tipo, per testare armi e munizioni, vanto della produzione nazionale soprattutto (ma non solo). Cartucce a pallini. Tipo quelle da caccia alla lepre o al fagiano, per capirci. Car-tuc-ce! Avete presente quelle cose fatte da bossolo, composto da fondello, innesco e corpo, quindi riempite di polvere, borraggio e pallini? Non singolo proiettile: pallini. Che, nella gran parte di quelle usate in manifestazioni come EOS (e nei campi di tiro), sono in numerazione 7,5, dotati cioè di portata utile non oltre i 50 metri, a essere generosi.
Altra cosa il proiettile, meglio definibile in palla, soprattutto a ogiva, tipico nelle armi ad anima rigata, come pistole o carabine. Ecco, qualche cartuccia a palla, invero, s’è sparata, ma al Poligono di Tiro Nazionale di Parma, al chiuso, e in misura moooolto minore.
Capito, Natalino?
E adesso, allora, la chiudiamo…
Tutto questo in nessuna misura significa “promozionare la morte”, anzi.
La caccia (me lo faccia ripetere) è gestione e biodiversità, con la fase del prelievo che, per l’appunto, è una fase dell’intera dinamica e, per di più, prodromica all’alimentarsi, al mangiare, cioè alla vita!
Come vita, pura vita, è lo sport, nella sua dimensione di pacifica competizione degli uomini contro i loro simili e, in primis, contro sé stessi e i propri demoni.
Demoni che magari, visitando una bella fiera di gente sana e in gamba, potrebbe sconfiggere anche un comico mal in arnese, anziché starsene così, al chiuso, nella sua stanzetta del livore, a scrivere minchiate su cose che non conosce…
Secondo. Fonte: il Fatto Quotidiano su Facebook.
Titolo del pezzo: “Sorridete, gli spari sopra sono per noi” (citando Vasco Rossi).
Inizio: “È passata inosservata alle cronache nazionali la grande Fiera Eos (che sta per European Outdoor Show) a Parma dal 20 al 22 marzo scorsi, in tre padiglioni da 60 mila metri quadri, per trecento espositori (costruttori di pistole, fucili e affini) e 40 mila biglietti staccati. Non ha fatto troppa notizia, in quest’epoca di conflitti, in piena terza guerra mondiale a pezzi, perché il rumore dei colpi è attutito dalla normalizzazione in cui oggi armi e violenza sono inseriti, anche se riguardano minorenni, ragazzini poco meno o poco più che adolescenti. Etc…”
Autore: Giampiero Calapà.
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Ora, anche per ragioni di spazio, vi risparmio il resto dell’articolo (ma se v’interessa e siete masochisti, potete recuperarlo facilmente da soli). In ogni caso, riassumo: trattasi della solita serie di caxxate immani, qui rese ancor più gravi dall’accostamento, ancora più esplicito, di EOS — ribadisco, sport e outdoor — con dinamiche belliciste e orrori vari.
Punto saliente — dopo la castroneria sulle date (no, la fiera è stata nel weekend/lunedì successivi, dal 29 al 31 marzo) — il folle, ancor più folle, pretestuoso e falso, che in Balasso paragone-identità armi (quali siano) e guerra in quanto tale. Cioè: armi (a prescindere) e violenza.
Così, alla cavolo di cane. Il tutto con la solita enfasi sui giovani…

Prendendosela addirittura con quegli scriteriati degli insegnanti della locale scuola di cucina, per aver ivi condotto i loro allievi a imparare presso gli chef della Fondazione UNA (Uomo, Natura, Ambiente) quale sia il valore, in assoluto, della carne di selvaggina, e come valorizzare l’intera filiera dal produttore (il cacciatore) al certificatore (le istituzioni sanitarie preposte), sino al consumatore finale, servito da cuochi all’altezza della situazione. Il tutto secondo i dettami della nostra più antica tradizione culinaria, che ha nell’Artusi e nelle sue “lepri bravamente cacciate” uno dei cardini fondamentali.
Bene — anzi, malissimo — dato che per il Canapà (e il foglio che lo ospita) parlare di Uomo, Natura e Ambiente sotto il segno della più alta culinaria, il tutto all’insegna della sostenibilità e della biodiversità, all’interno di una fiera dedicata all’outdoor, vorrebbe dire fare “apologetica della guerra”!
Bene — anzi, ancora peggio — perché, per i medesimi, al netto di ogni verosimiglianza, insegnare ai giovani il rispetto per la natura e le sue dinamiche, il rispetto e la prudenza nell’uso delle armi sportive, l’amore e la passione per la più alta tradizione gastronomica mondiale, equivarrebbe a “normalizzare la violenza”!
Il tutto, al netto del “fatto” — non “quotidiano”, ma inequivocabile — che proprio quella della caccia e delle armi sportive è una delle poche filiere ancora in saldo attivo di bilancio, sia dal punto di vista economico-finanziario — rappresentando circa lo 0,8/0,9 del PIL nazionale —, sia da quello, non meno importante, della cultura in quanto tale, negli specifici ambiti della gestione delle risorse naturali, dello sport e, non ultima, della valorizzazione di un’intera filiera alimentare dall’altissimo valore biologico.
Quindi concludo: Balasso, Canapà, informarsi un po’ prima di (per restare in tema e usare il vostro linguaggio) “sparare cazzate a raffica”, no?
Lettori e “likatori” dei suddetti, fare altrettanto prima di “condividere” compulsivamente chiare fake news proprio non vi viene?
Un’ultima considerazione
“Houston, abbiamo un problema”. Beati voi, perché qui mi pare che ne abbiamo più di uno. Anzi, due, e belli grossi, per essere precisi.
Infatti, se patenti bufale come queste, strapiene di marchiani errori e create a un livello d’ignoranza dei reali fenomeni, possono avere decine e decine di migliaia di “like”, “commenti” (d’approvazione) e “condivisioni” (delle minchiate), significa che, da un lato, la gran parte del pubblico è del tutto ignorante sull’argomento e, dall’altro, che ancora c’è un immenso lavoro da fare per informare per davvero la cosiddetta opinione pubblica su chi siamo, cosa facciamo e quanto valgono il nostro lavoro e le nostre passioni.










