Caccia e cinofilia: in montagna con i setter inglesi dei predatori marsicani  

Esiste il "cane da montagna" di cui spesso nel gergo dei cacciatori si sente parlare? Quali sono le sue caratteristiche? Oppure esiste più semplicemente un cane da caccia con morfologia e mentalità corrette e utili a cacciare in ambienti duri come anche la montagna lo è ? Tali caratteristiche si ripetono e si confermano nelle varie cucciolate in allevamento, oppure dalla teoria genetica si fa fatica a mantenere poi coerenza con la pratica e i risultati?  

Una costante tensione al miglioramento, al servizio della selezione zootecnica svolta a caccia e della ricerca scientifica, un mezzo di comunicazione con il mondo esterno, gli obiettivi fondamentali di una moderna cinofilia.

Sono queste alcune delle mie domande, dirette e leali a cui Giuseppe Oddi con altrettanta franchezza non si sottrae nel corso di un'intervista nata quasi per caso al termine di una giornata trascorsa insieme sulle montagne d'Abruzzo per il censimento estivo delle coturnici con i suoi setter inglesi. Con noi è presente Bruno Spino, appassionato cacciatore di montagna e utilizzatore dei cani in questione, i setter inglesi dei predatori marsicani, quindi testimone diretto del lavoro svolto da Giuseppe Oddi. A loro il merito e la gratitudine per aver accettato la mia proposta di verifica e confronto sul campo, su alcuni temi fra i più trattati e discussi troppo spesso davanti agli schermi o sui tavoli ufficiali, ma poco affrontati con gli scarponi ai piedi e i cani davanti a risalire le cime.  

Parliamo a uomini e cani che pur custodendo nell'anima la passione antica e inguaribile per la caccia, quindi per la scoperta e la sfida con la natura e il selvatico, nel 2026 declinano questi sentimenti in modo sostenibile con il mondo che cambia e richiede risposte adeguate davanti a domande ed esigenze che non possono limitarsi alla predazione, ma esigono un contributo culturale e anche scientifico. In questo caso oltre al censimento di una specie, la coturnice, per la valutazione della densità della sua popolazione al fine di valutarne la possibilità del prelievo, si parla di una cinofilia venatoria che non può limitarsi alla capacità di un cane di riconoscere e cercare l'emanazione di un selvatico, ma di farlo in un modo che rappresenti la sua razza di appartenenza. Si parla di contribuire alla selezione di cani che non siano semplicemente da caccia, ma riconoscibili setter inglesi, pointer, kurzhaar e ogni altra razza capace di emozionare proprio per le sue caratteristiche espressive, morfologiche, caratteriali chiunque li osservi in azione di caccia distinguersi per standard specifici provenienti da secoli di studio e lavoro svolti.

Essere cacciatori ed essere soprattutto cacciatori cinofili oggi non può prescindere dalla ricerca di questi elementi qualitativi che fanno la differenza fra andare a caccia ed essere invece conoscitori, cultori e fruitori della natura e della cinofilia, quindi cacciatori.  

 Tradurre la prestazione atletica in azione di caccia significa per il cane la capacità di usare i mezzi fisici adeguati con andatura e metodo efficaci su terreni e selvatici diversi mantenendo un collegamento naturale con il conduttore e mettendolo in condizione di concretizzare l'incontro, sia esso soltanto per avvistamento, oppure a caccia con i meritati e giusti abbattimenti. 

La differenza è sostanziale e necessaria per immaginare un futuro in cui queste attività avranno sempre maggiore bisogno dell'evidenza di valori dimostrabili ad una società ormai lontana da un certo tipo di reale sensibilità fatta di concreta conoscenza ma molto facilmente suggestionabile e riluttante contro ciò che non conosce e non condivide a priori. Anche per questo, oltre al valore intrinseco che la cinofilia riveste, quale strumento di selezione e miglioramento delle razze dei cani, va riconosciuto anche un suo fondamentale ruolo comunicativo e di tramite fra il mondo della caccia e quello esterno che osserva da lontano la natura e la vorrebbe immobile e inviolata, senza aver mai percepito quali e quanti equilibri vengano difesi dai cacciatori con e per i propri cani perchè ciò che cercano insieme fra boschi e montagne non finisca mai.   

L'abbattimento non rappresenta la priorità per chi pratica cinofilia, ma al fine di ottenere cani coerenti con la propria natura e degni rappresentanti degli standard di razza, mai la selezione dovrebbe discostarsi dalle attitudini venatorie. 

Selezione del cane da ferma in montagna

Passando all'aspetto più propriamente tecnico e pratico del nostro argomentare abbiamo cercato di chiarire dopo aver visto in azione i setter inglesi dei predatori marsicani, quali fossero gli aspetti fondamentali per un cane impiegato nella caccia alla tipica selvaggina di montagna, in un ambiente quindi arido in estate, impervio e rigido in inverno, caratterizzato da rocce e dislivelli che richiedono resistenza alla fatica, predisposizione al sacrificio, quindi avidità nella ricerca per esplorare ampi spazi aperti ed equilibrio nel momento dell'incontro per non sciupare occasioni duramente guadagnate. Componenti diverse e tutte importanti e per questo molto difficilmente riscontrabili in un unico soggetto. Ma proprio qui si trova lo stimolo della sfida e la ricerca del miglioramento per chi alleva cani e svolge selezione concreta.

Riuscire a valorizzare e confermare aspetti positivi presenti nei cani e diminuire la percentuale dei difetti richiede grande capacità di osservazione critica nei confronti del proprio lavoro, predisposizione al cambiamento e al confronto anche con altri colleghi allevatori e cacciatori che possono dare un contributo essenziale al reperimento di cani dalle caratteristiche complementari in fase di accoppiamento. Niente è poi frutto di calcoli matematici certi, ma di auspicabili risultati altamente probabili, fino a quando si arrivano poi ad ottenere nel tempo delle caratteristiche consolidate e ricorrenti che possono offrire all'allevatore alcune delle certezze che da tempo ricercava. Quali sono? Parlando del setter inglese ma non solo e limitandoci ad alcuni aspetti della morfologia si potrebbero citare oltre alla linea dorsale e alla giusta angolazione del gomito e della spalla del cane che ne determinano il galoppo e la resistenza di cui molto si parla, impossibile dimenticare la fondamentale importanza del collo, vero timone anteriore, passando poi al piede e ai polpastrelli, imprescindibili per importanza nella resistenza su terreni impervi... Da qui continuare con i requisiti mentali e caratteriali che determinano ovviamente la resa effettiva del cane a caccia andando a tradurre la prestazione atletica in azione di caccia. Cosa significa? Pretendere dal cane la capacità di usare i mezzi fisici con andatura e metodo efficaci su terreni e selvatici diversi mantenendo un collegamento naturale con il conduttore e mettendolo in condizione di finalizzare l'incontro.

Ignorare o minimizzare questi passaggi negli accoppiamenti significa tentare la sorte che difficilmente darà risultati affidabili per i principi di necessità che regolano la selezione naturale stessa. Per questo, cani che possano avere stile coerente con lo standard di razza, resistenza alla fatica, solidità nella ferma, collegamento con il conduttore, completezza nelle varie fasi di caccia dalla cerca al recupero e riporto del selvatico, restano un mosaico molto complesso difficile da vedere nel suo splendore completo, ma aggiungere tessere che facciano intuire il tema, i colori e la tensione al raggiungimento dell'opera d'arte sono parte dell'opera e dell'arte stessa che forse proprio nel suo continuo divenire dimostra il volto più vero e affascinante. Una continua tensione al miglioramento, accettando la sfida dell'assenza della perfezione delle cose umane e naturali. Se non è questo il positivo progresso, vogliamo forse cercarlo nella tecnica artificiale che vorrebbe sostituire ogni possibilità di errore cancellando anche la natura unica e il contributo originale di ogni essere umano? Siamo sempre sicuri che la caccia e la cinofilia siano retaggi del passato lontane dalle attuali questioni e non delle possibili lenti critiche da cui guardare in modo diverso e costruttivo anche altri aspetti ed equilibri del futuro?