Caccia e cinofilia: il bracco italiano nella caccia moderna

Una presa di punto in pieno stile, collo teso e testa alta protesi verso la direzione dell'emanazione, arti lievemente flessi e coda tesa a conferma della sicurezza della presenza del selvatico. 

Le origini del Bracco si perdono nei secoli, citate già da Senofonte e celebrate nel Rinascimento dalle famiglie Medici e Gonzaga. Selezionato per la caccia che avveniva con le reti e solo successivamente con il fucile, il Bracco è stato plasmato per essere un cane polivalente, capace di lavorare soprattutto in pianura e in collina.

La selezione storica ha puntato poi su una struttura potente e una psiche equilibrata capaci di adattarsi a tanti terreni diversi con un’andatura specifica: il trotto spinto e veloce. Non è una scelta estetica, ma funzionale: il trotto permette al Bracco di coprire il terreno con una resistenza metodica, mantenendo una giusta concentrazione, il naso sempre "nel vento" a guidarlo in quel discernimento olfattivo che ha fatto di lui un cane di successo dotato appunto di  concretezza, quella capacità di guidare l'azione del cacciatore con sicurezza verso il selvatico, tanto da sostenere a ragione che, di fronte alla ferma di un bracco italiano c'è sempre qualcosa.

Statisticamente, pur non avendo i numeri dei cani inglesi, il Bracco mantiene ancora oggi una base di appassionati. Le iscrizioni ai libri genealogici in Italia si attestano mediamente intorno ai 600-800 soggetti l'anno, una nicchia di qualità che cerca di preservare l'attitudine al lavoro nonostante la sua estetica faccia una certa pressione verso le esposizioni.

La sfida moderna: i territori e la selvaggina

Il Bracco è nato in un’Italia molto distante dal nostro 2026, fatta di pianure e colline dolci, ricche di starne dove il passo equilibrato e il metodo di cerca di questi cani favorivano la conclusione di incontri con selvatici ovunque presenti e abbondanti. Oggi il cacciatore nei territori ancora rimasti disponibili alla caccia si trova ad affrontare ambienti molto cambiati, sempre più spesso caratterizzati da vegetazione molto fitta e terreni incolti, fra rovi, ungulati sempre più presenti e selvaggina stanziale per gli stessi motivi molto rarefatta e spesso sostituibile soltanto con l'attesa dell'arrivo della migratoria nei boschi.

La mole del Bracco per quanto la selezione abbia lavorato molto a favore di una maggiore agilità, resta comunque imponente e limitante per alcuni territori troppo impervi o con temperature elevate. Un cane di 35 kg dissipa il calore con più difficoltà di un epagneul. Il cacciatore deve essere quindi consapevole che il bracco italiano richiede un allenamento costante per ottenere prestazioni adeguate a caccia e un monitoraggio attento del peso per non gravare sulle articolazioni. Resta comunque il carattere un punto di forza del bracco e il suo metodo meticoloso di cerca aiutato da una potenza olfattiva e una capacità di discernimento del selvatico che lo ha reso proverbiale nella sua sicurezza.

Consigli per il cacciatore neofita: addestrabilità, carattere e salute del cane

Il legame fra il cacciatore e il bracco italiano è profondo ed evidente nell'azione di caccia. 

Il Bracco Italiano è un cane rustico, ma la sua morfologia imponente e la selezione storica portano con sé alcune criticità genetiche e strutturali che il proprietario deve conoscere. Uno dei pericoli più temuti è la Torsione dello Stomaco data la conformazione del torace profondo; per questo è importante suddividere i pasti (almeno due al giorno) ed evitare sforzi fisici intensi dopo l'alimentazione del cane. Sul piano genetico, la Displasia dell'Anca e del Gomito può colpire i soggetti più pesanti; qui la prevenzione si fa soprattutto negli accoppiamenti e al momento dell'acquisto, scegliendo cuccioli da genitori certificati con radiografie ufficiali. Non va sottovalutata l'Entropion (il rovesciamento all'interno della palpebra), che può causare irritazioni croniche durante il lavoro nello sporco. Infine, le lunghe orecchie sono soggette a otiti batteriche o da forasacchi: un controllo meticoloso e una pulizia settimanale con prodotti specifici sono il miglior modo per evitare infezioni che potrebbero compromettere l'udito e l'equilibrio del cane a caccia. I cacciatori e allevatori fin qui conosciuti sono concordi nell'affermare che il Bracco Italiano non si "addestra", si costruisce. Il Carattere: è un cane sensibile, quasi permaloso. Una correzione troppo dura può "chiuderlo" per giorni. Cerca il contatto visivo, ha bisogno di sentirsi parte della famiglia. L'Addestrabilità: apprende velocemente ma richiede coerenza. La sua ferma è solida e innata, ma il recupero e il riporto (spesso spontanei) vanno coltivati con dolcezza.

La caratteristica distintiva dei bracchi in azione di caccia è la cerca al trotto: un’andatura diagonale, ampia e continua, che gli permette di mantenere il tartufo alto, costantemente investito dalla corrente d'aria. Al contatto con l'emanazione del selvatico tipica è la guidata morbida e accorta nei movimenti fino alla ferma solida e sicura. Il collegamento con il cacciatore è viscerale: il Bracco caccia con l'uomo e per l'uomo, mantenendo un contatto visivo costante che lo rende ideale per chi ama un ausiliare che non scompare all'orizzonte, ma che batte il terreno in simbiosi con il passo del conduttore, che poi è il suo compagno di vita, perchè questi cani non possono considerarsi semplicemente cani da caccia, ma dalle corti dei nobili, passando per le case rurali dei cacciatori contadini hanno saputo sempre ritagliarsi un posto centrale all'interno della famiglia.

Una scelta di tempo: la filosofia del braccofilo

Il recupero e il riporto sono fra le attitudini naturali del bracco italiano che nonostante la sua mole, dimostra solitamente delicatezza nella presa del selvatico. 

Scegliere un Bracco Italiano oggi è un atto di resistenza culturale. È decidere che il carniere non è l'unico metro di misura della giornata.

Chi caccia con il Bracco accetta una scommessa sul metodo: preferisce vedere un trotto diagonale perfetto, una filata di naso che dura venti metri e una guidata felina, piuttosto che una corsa frenetica contro il tempo. È una caccia "lenta" nel senso nobile del termine; è la capacità di godersi l'attesa.

In un mondo che ci spinge a consumare tutto e subito, il Bracco ci impone il suo ritmo. Non è un cane fuori dal tempo, ma un cane che ci regala una prospettiva diversa sul tempo: quella della pazienza, della meticolosità e dell'intesa profonda tra uomo e animale. Quando quel profilo elegante si staglia in ferma e si volta a guardarti come venuto fuori da un quadro rinascimentale, capisci che non stai solo cacciando, ma prendendo parte ad un rito antico che non ha alcuna intenzione di estinguersi.