Beepers

Visto in effetti il gran numero di appassionati della beccaccia e considerati i cani sempre più spinti con cui la si caccia in ambienti sporchi, gli apparati di segnalazione acustica – dai tradizionali sino a quelli d’ultima generazione ‒ hanno avuto una diffusione straordinaria, sì che oggi c’è un vero e proprio “concerto nel bosco” che in tanti, non a torto, iniziano a suonare sin dall’apertura…

Beeper
Il collare elettronico è diventato un accessorio indispensabile a caccia: cacciatore e cane sono sempre in contatto tra loro

Il tentativo di avvalersi di sistemi di localizzazione acustica degli ausiliari nel folto, è antico quanto l’uomo cacciatore. In principio si trattò di sonagli e campanelli, che così come erano utilizzati in falconeria per poter rendere più facile il recupero di un pellegrino o un astore involatisi lontano, altrettanto venivano fissati al collo di veltri, levrieri e segugi – cani quindi corridori adusi a cacciare lontano dai propri conduttori ‒ per la medesima finalità, oltre a quella di poter meglio seguire (in aggiunta al coro della muta) le movenze delle varie fasi della battuta. A tale prassi faceva scientemente eccezione una branca della caccia col cane, vale a dire quella che prevedeva l’utilizzo di cani specificatamente da ferma. Gli è infatti che tali cani vennero concepiti ab ovo per cacciare soprattutto le pernici e le quaglie in campagna: vale a dire selvaggina estremamente elusiva, in ambienti aperti, in cui tutte le fasi del lavoro potevano essere espletate sotto l’occhio vigile del cacciatore. C’era un manipolo di specialisti tuttavia, che pur avvalendosi esclusivamente dell’ausilio di cani ferma – e che cani da ferma! ‒ sin dagli albori della loro specializzazione venatoria in quanto tale, non poterono far a meno di sistemi atti a conoscere sempre e comunque cosa stesse realmente succedendo tra le foreste durante le loro scorribande armate: parlo ovviamente dei beccacciari.

Cacciatori di bosco

Beeper
Dal campano al collare elettronico: la caccia si evolve, assumendo sempre più una veste moderna, ma l'essenza è sempre quella, tradizione

Il loro ambiente specifico era in effetti quello rispondente a quel concetto – in verità assai variegato – che i “profani” genericamente chiamano “bosco”. Vale a dire biotopi sempre caratterizzati da macchie di varie essenze ed altezze, che in ogni caso limitavano pressoché totalmente la possibilità di visualizzare – e soprattutto localizzare – il cane in tutte le sue fasi di cerca, presa di punto e ferma. Come si risolse dunque la questione? Semplicemente pensando che il campano, di varia foggia, dimensione e forma, fosse il mezzo più consono al conseguimento dello scopo che il “popolo beccacciaro” si prefiggeva: cioè riuscire ad arrivare più spesso possibile sul cane per incannare la beccaccia. E la cosa non avveniva senza ragione… Visto in effetti il gran numero di bestie al pascolo, tutte munite di campanacci, che anticamente si trovavano negli habitat normalmente frequentati dalle beccacce, il rumore emesso da uno analogo posto al collo (ma anche all’addome) dei cani consentiva a questi di accostarle tranquillamente, tanto che all’atto pratico per anni il sistema – pur col suo bassissimo contenuto tecnologico ‒ servì egregiamente alla bisogna, consentendo a generazioni e generazioni di specialisti di uscire speranzosi nelle fredde mattinate di novembre, potendo seguire con circospetta attenzione le invisibili – ma percepibili acusticamente ‒ evoluzioni del cane, per poi col cuore in gola iniziarne la ricerca verso il punto in cui il campano, d’improvviso, aveva cessato il suo ritmico tintinnio.

Beeper
Grazie al collare elettronico, oggi non si sentono più campani che suonano di continuo: a regnare sono i suoni della natura

…Attenti a non fare rumore in un bosco divenuto di colpo silente. …Con l’occhio che di lì in poi si faceva lo strumento principe per scorgere il quadro – sempre quello e sempre nuovo – di un grande cane in ferma tra le foglie d’autunno. L’attesa diveniva vibrante, spasmodica mentre si prendeva la posizione migliore per tirare. Un “silenzio assordante” –che presto sarebbe stato rotto da due suoni in rapida sequenza – regnava su tutto: dunque il frullo spettacolare di un uccello selvaggio, il tuono del fucile con cui si tentava di averne possesso. Variabili costanti che costituirono per un secolo e mezzo la sola, spartana colonna sonora della caccia alla beccaccia. Poi di colpo fu la modernità. Una manciata di lustri che cambiò in maniera radicale gli scenari naturali, facendo sì che tanta, tantissima selvaggina del cane da ferma sparisse o quasi (favorendo tuttavia il ritorno di altra anche se non proprio gradita), e l’intervento della tecnologia che prese a “invadere” ogni branca dell’umano consorzio con aggeggi, molti dei quali dall’utilità assai discutibile. Fra i tanti uno, apparso da noi per la prima volta alla fine degli anni ’80, iniziò a catalizzare l’attenzione dei beccacciari, talmente strano sì che in primis non si sapeva neppure come nominarlo (bip, bip bip, boh?).

Arriva il beeper

Beeper
Con l'avvento del beeper si è verificata una vera e propria rivoluzione, dove la tecnologia diventa parte integrante della caccia

Si trattava di una sorta di cilindro in materiale plastico, collegato ad un collare dalle tonalità fluorescenti, che apposto al collo del cane – a mo’ di borraccetta da san bernardo –prometteva di compiere miracoli in una caccia che diveniva sempre più difficile. In breve se ne videro comparire modelli sempre più sofisticati, che al pari dei telefoni cellulari più si rimpicciolivano di dimensioni, più aumentavano in funzioni e possibilità di personalizzazione. Il loro scopo era quello di fornire al beccacciaro un nuovo strumento in grado di facilitarlo in una caccia già dura di suo, che un ambiente cambiato, più sporco, con cani veloci e dall’ampio raggio d’azione, richiedeva che il principio del campano venisse rovesciato, facendo sì che il suono provenisse non solo dal cane quando era in cerca, ma soprattutto quando questi era già fermo magari a cento, duecento metri dal suo conduttore. Tramontava così l’era romantica e poetica del campanaccio, per far posto a quella più prosaica del beeper.

Due scuole di pensiero

Beeper
Il beeper, oltre alle funzioni di localizzazione, essendo silenzioso non lede all'udito del cane
Beeper
I collari elettronici sono spesso molto appariscenti sotto il punto di vista cromatico: le tonalità fosforescenti sono le più comuni

Il paragone col telefonino non paia azzardato, ché più d’una sono le analogie tra i due apparecchi. Non è infatti per caso se un cacciatore con quaranta e passa licenze all’attivo mi ha commentato l’avvento del beeper con parole siffatte: “per me la caccia alla beccaccia è finita da quando esiste un cane che fa i cavoli suoi e poi <ti chiama col cellulare> per dirti che l’ha trovata! …Così non c’è più bellezza, non c’è più pace, ma solo il suono fastidioso di un telefonino che ti dice dove devi andare per sparare ad una bestia!” È un’opinione come un’altra ed ho pensato giusto riportarla anche se non la condivido pienamente. Certo il beeper ha spoeticizzato la caccia nel forte, pur tuttavia l’ha resa praticabile in un ambiente oggidì assai sporco e nel quale i pericoli per i cani si sono moltiplicati a dismisura rispetto ad appena due, tre decenni or sono. Si è mai pensato infatti a come il beeper, oltre a farci ammazzare più beccacce e fagiani (cosa che è tutta da dimostrare) per certo ci aiuti a localizzare cani caduti in crepacci, presi ai lacci che qualche demente mette per bracconare, consentendoci di recuperare anche quelli perduti dietro le tracce degli immancabili caprioli? Senza poi considerare il fatto – non secondario se ci consideriamo cinofili nella più strettamente letterale accezione del termine ‒ che quello elettronico non lede – a differenza del campano tradizionale ‒ l’udito del cane. Tuttavia il fatto permane, e c’è sicuramente uno zoccolo duro di nostalgici che sdegna categoricamente il beeper in tutte le sue forme. De gustibus… Personalmente faccio solo una considerazione: anche il cellulare all’inizio veniva guardato storto; c’è oggi chi potrebbe farne a meno?

Per tutti i gusti

Beeper
I collari elettronici di ultima generazione sono un concentrato di tecnologia: affidabilità e resistenza alle sollecitazioni sono irrinunciabili in un beeper

Il mercato ormai ne presenta di varie fogge, forme e colori, tutti in tonalità fluorescenti che vanno dal rosso vivo, al giallo canarino passando per il classico orange ad alta visibilità. Dai primi “baracchetti” assai fragili, monotòni, dalle scarse o nulla possibilità di regolazione e dall’accensione assai complicata, si è passati ai veramente funzionali apparecchi contemporanei azionabili magneticamente. Pratici, robustissimi, tetragoni ad ogni maltrattamento e con possibilità operative che ci consentono di regolarli secondo quelle che sono le nostre esigenze generali e specifiche del momento. Il più “sfigato” dei beeper infatti, consente come minimo 4-5 varianti di suono regolabili in quanto a volume, tutte applicabili alla duplice modalità cerca/ferma o sola ferma. I migliori poi permettono addirittura di variare anche la cadenza dei suoni che indicano il cane in cerca, sino a quelli ultra sofisticati azionabili a distanza con telecomando e che permettono di gestire più ausiliari simultaneamente. I cani hanno dimostrato di saperli tollerare assai bene, specie poi quando si ha l’accortezza di regolarli sulla sola ferma facendo sì che il loro udito sia libero di seguire i nostri comandi e richiami. …E che si può volere di più? Semplice: il satellitare con annesso GPS!

On my way

Beeper
La localizzazione del cane attraverso il beeper consente al cacciatore non solo tiri efficaci, ma anche di ritrovare cani che si perdono o sono difficoltà

Personalmente, lo dico anche a costo di sentirmi dare del maniaco omicida, adoro il beeper e per più di una ragione. Ho infatti cani che tendono ad allargare ed il semplice campano mi si è spesso rivelato insufficiente. A ciò si aggiunga poi che sono kurzhaar, tutti fra il tonaca di frate e il roano con dominante marrone assai spiccata, cosa questa che li rende difficilmente individuabili nel bosco. Si consideri infine che con essi, o meglio esse, visto che trattasi di femmine, ho stabilito un rapporto che definire sentimentale è un eufemismo: sono le gioie della mia vita, e così come mi sento in dovere di spacciargli tutti gli animali che a caccia riescono a trovarmi (per il loro, oltre che mio divertimento), altrettanto mi sento in animo di fare tutto quel che posso per la loro incolumità. E nel beeper ho trovato al riguardo veramente un prezioso alleato; …come quella volta che una mia giovane, in Croazia, mi era finita dentro un canalone e riuscii a ritrovarla e recuperarla solo grazie al suono del beeper, o quell’altra in cui feci in tempo ad intervenire su una vipera la cui vista aveva bloccato sul posto un’altra.

L’altra “campana”

Beeper
Ci sono ancora molti cacciatori che si dicono scettici sull'uso dei beepers, ma la tecnologia, con il passare del tempo, diventerà sempre più presente a caccia

Certo, i suoi denigratori dicono che priva di ogni poesia la caccia, e questo può essere vero; pur tuttavia non c’avevano già pensato a spoetizzarla – mi domando – le strade asfaltate, le bonifiche a tappeto, la cementificazione selvaggia? …Che danno c’è allora, nell’utilizzare, per una volta, un lato della tecnica che può divenirci amico, soccorrendoci nello scopo che ci prefiggiamo ogni volta che usciamo a caccia col cane: vale a dire aiutandoci a reperire la selvaggina?!? Dicono poi in molti che a parer loro il suono elettronico dei beepers impaurirebbe gli animali. Non è assolutamente vero, essendo invece che più di una volta ho avuto modo d’appurare come neppure la starna, se fermata da lungi, fugge al beeper, e neppure la quaglia o la lepre fermata al covo; tant’è che non esito ad usarlo sempre, anche quando sono a fagiani e sin dall’apertura, rinunciandovi solo per le cacce di padule dove posso sempre visualizzare l’azione dei cani. Le beccacce poi, neppure a dirlo, se intonse e tranquille lo tollerano magnificamente, almeno quanto con quelle “nervose” o smaliziate impaesate non c’è sistema che tenga, campano compreso.

Beeper
Nel folto del bosco, quando si perde il contatto visivo con il cane, il beeper diventa uno strumento eccezionale per conoscere l'esatta posizione del proprio ausiliare

La scelta amici cari è dunque tutta nelle vostre mani. E l’unico consiglio che mi sento in animo di darvi è che con cani di taglia medio grande, si preferiscano pure “campani elettronici” di dimensioni e peso un po’ più importanti, almeno quanto con ausiliari piccoletti, sarà bene affidarsi a quelli mignon e dalla grammatura contenuta. I selvatici sono pochi, le occasioni d’incontro rare, col beeper non potremo certo moltiplicarle quanto vorremmo, pur tuttavia qualche chance in più ce la regaleremo sicuramente. Le incognite e le variabili della caccia poi – siatene sicuri ‒ permarranno tutte. Sappiate non di meno che, così come non sarà il beeper a creare dal nulla gli animali, altrettanto non sarà certo “lui”‒ strumento dell’intelligenza umana ‒ né qualsiasi altro apparato che la scienza darà in mano ai cacciatori per praticare la loro sacrosanta attività, a determinare la fine delle beccacce o l’estinzione di altre forme di selvaggina; se questo succederà – stiatene certi ‒ sarà ancora una volta per l’avidità, la ricerca di ricchezze smisurate, l’egoismo di pochi contro l’interesse di molti, vorrei dire di tutti; insomma, ancora una volta per l’ennesimo trionfo di quella che – ahimè! – sembra essere da sempre caratteristica dominante dell’essere umano: l’imbecillità!

Diffusione e consigli utili

Beeper
La scelta su quale collare elettronico acquistare deve essere fatta con criterio: in commercio ne esistono tanti modelli che assolvono funzioni diverse

La più grande pubblicità (involontaria) per il beeper venne certamente da alcuni video girati in veri e propri paradisi venatori in cui si vedevano abbattere numerose (forse troppe!) beccacce per opera di “cacciatori famosi”, dotati certamente di grandi cani, che non avevano perso tempo nel voler metter alla prova quest’ennesimo ritrovato della tecnica che già da alcuni anni i “colleghi” francesi usavano con profitto e soddisfazione: fu un trionfo! …E com’era logico che fosse gli emuli si sono rapidamente moltiplicati e con essi le teorie e le disquisizioni. Orbene, dopo almeno dieci anni di beeper, qualcuno potrebbe aspettarsi finalmente i “pareri dell’esperto” da utilizzare quali “guida all’acquisto”. Mi dispiace deludervi ma non ci saranno; non foss’altro perché io stesso non finisco mai d’imparare, ed altrettanto perché per le cose di caccia ‒ penso ‒ è bene che ognuno si regoli secondo le proprie preferenze. Visto poi che i prodotti in questione funzionano veramente tutti in maniera egregia. Alcuni consigli tuttavia mi sento in animo di darli: 1) prima di acquistare un beeper accertatevi che il vostro modello prediletto sia in grado di produrre una gamma di suoni da voi ben percepita; 2) Consentite al vostro cane un paio d’uscite in azienda per abituarsi al nuovo strumento; 3) Con cani giovani e nevrili, dopo averli abituati al “campano elettronico” utilizzate la doppia funzione cerca/ferma (utile anche ad inizio stagione); 4) Con soggetti adulti, ben in mano, corretti, che sdegnano gli ungulati, prediligete tranquillamente il solo modo ferma (da preferirsi anche in tutte le cacce invernali). Se non altro per cercare di venire incontro al senso estetico di tutti quei poeti cui disturba un “cane suonante” in cerca nel bosco.