Pacchetto sicurezza 2026: una nuova crociata contro i coltelli sta per incominciare! 

Le norme del disegno di legge in tema di sicurezza contenute nel cosiddetto “pacchetto sicurezza” per il 2026 ripropongono un tema caro ai nostri governanti, a prescindere dall’allineamento politico: non essendo in grado di risolvere un problema, si cerca di assicurarsi il consenso spostando l’attenzione dal soggetto che compie il reato all’oggetto utilizzato.  

Questa volta il ragionamento si pone in questi termini: in Italia troppi ragazzi girano con il coltello in tasca e si rendono protagonisti di fatti di cronaca più o meno gravi? Vietiamo i coltelli (il cui porto senza giustificato motivo peraltro è già vietato, vale la pena ricordarlo) e come per magia tutti i “maranza” si trasformeranno all’istante in Giovani marmotte che, invece di darsi coltellate, aiuteranno le vecchiette ad attraversare la strada… Che idea geniale!  

Il pacchetto sicurezza prevede il divieto assoluto di portare “strumenti con lama flessibile (sic), acuminata e tagliente di lunghezza superiore a 5 centimetri, a scatto o a farfalla, di facile occultamento e di frequente utilizzo” 

Purtroppo, le cose non funzionano così e oltre che discutibile, l’idea non è nemmeno originale. Già nel 2012 l’allora sindaca di Napoli, la democristiana Rosa Russo Jervolino, vietò la vendita di coltelli in città per contrastarne l'uso da parte di bande giovanili e della criminalità. Ignoriamo quale siano stati gli effetti del provvedimento, ma così a occhio saremmo pronti a scommettere che non abbiano prodotto risultati memorabili. Probabilmente i membri dell’attuale Governo non se lo ricordano, e si accingono a riproporre questa non-soluzione a livello nazionale. 

Fatto sta, che nel giro di pochi mesi siamo passati dall’apprezzabile DDL proposto dal deputato Gianluca Vinci di Fratelli d'Italia, che mirava a eliminare licenze, registri e tracciabilità per produzione, importazione, vendita e collezionismo di lame, spade, pugnali e baionette, semplificando l'iter amministrativo per aziende, appassionati e collezionisti (sia chiaro: mantenendo il divieto di porto, dunque senza creare un rischio sociale) a una stretta draconiana sulla vendita di coltelli che farebbe la gioia del più demagogo tra gli anti-armi dell’opposizione.

Rimane in vigore il divieto di porto senza giustificato motivo, di altri coltelli e strumenti dotati di lama affilata o appuntita di lunghezza superiore a 8 centimetri. 

Ma vediamo più nel dettaglio quali sono i punti del pacchetto sicurezza che riguardano i coltelli.  

Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Adnkronos, la bozza del pacchetto sicurezza prevede il divieto assoluto di portare “strumenti con lama flessibile (sic), acuminata e tagliente di lunghezza superiore a 5 centimetri, a scatto o a farfalla, di facile occultamento e di frequente utilizzo”, che sarà punito con la reclusione da 1 a 3 anni; rimane in vigore il divieto di porto senza giustificato motivo, di altri coltelli e strumenti dotati di lama affilata o appuntita di lunghezza superiore a 8 centimetri;  in questo caso la pena prevista va da 6 mesi a 3 anni di reclusione. In entrambi i casi è prevista un'aggravante specifica, che prevede l’aumento di un terzo della pena, se il reato è commesso in prossimità di banche, parchi, stazioni ferroviarie e della metropolitana. Il questore potrà anche optare per ulteriori sanzioni amministrative come la sospensione della patente, del passaporto e del permesso di soggiorno. Nel caso in cui il reato sia commesso da un minore, questo potrà essere comunque arrestato in flagranza di reato e i genitori dovranno pagare una multa di mille euro.

Ma non è tutto: il pacchetto sicurezza prevede anche altre norme che completano un futuro molto difficile per chi produce o vende coltelli: 

Divieto di vendita (diretta e online) ai minori di 18 anni di strumenti da punta e da taglio (armi improprie). Il compito di monitorare le piattaforme di vendita online e di sanzionare le violazioni ricade sull’AGCOM, ovvero l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. 

Sanzioni pecuniarie: la vendita a minorenni comporta multe da 500 a 3.000 euro, che possono salire a 12.000 euro in caso di recidiva. 

Istituzione di un registro elettronico: i commercianti dovranno tenere un registro aggiornato quotidianamente con le operazioni di vendita. La mancata tenuta del registro comporta sanzioni tra 2.000 e 10.000 euro. 

Chiusura attività: in caso di violazione, l'autorità competente può disporre la revoca della licenza commerciale.  

La vendita diretta e online ai minori di 18 anni di strumenti da punta e da taglio sarà vietata. Vigilare in rete sarà compito dell’AGCOM. 

Ora, è evidente che in Italia c’è un problema di sicurezza legato alla criminalità giovanile, ma forse sarebbe bene studiare un po’ quello che hanno fatto gli altri Paesi e vederne i risultati pratici. In Inghilterra, ad esempio, il divieto di portare coltelli con lama più lunga di tre pollici (7,62 cm) e con blocco in apertura, non ha avuto alcun effetto nel ridurre il numero di accoltellamenti (che dal 2016 al 2025 sono invece aumentati del 64%), a dimostrazione del fatto che i criminali se ne infischiano di quello che è consentito e soprattutto di quello che è vietato. Anche in Germania, la recente stretta sul porto dei coltelli, con l’istituzione di zone “vietate” in prossimità delle stazioni – seguita all’accoltellamento fatale di un agente a Solingen, nel 2024 - non ha avuto alcun effetto e nel 2025 si è contato il record di 79 accoltellamenti al giorno.   

Siamo d’accordo che deve essere impedito ai minorenni di girare con i coltelli in tasca, ma il metodo ci sembra sbagliato. Il crimine si dovrebbe combattere cercando di ridurre il numero dei criminali, con educazione, prevenzione e pene certe, non introducendo norme di difficile applicazione pratica. Creare un esercito di nuovi pregiudicati, per poi lasciarli andare a casa indisturbati dopo l’eventuale arresto, non serve a nulla. 

Il problema, in sintesi è proprio questo: in Italia non mancano le leggi, ma la capacità di applicarle. Se gli agenti delle Forze dell’Ordine si trovano ad arrestare sempre gli stessi soggetti, per poi vederli puntualmente a piede libero nel giro di poche ore, è inutile prevedere nuove pene e divieti, per giunta di difficilissima applicazione pratica, se non si fa nulla in termini di certezza della pena. 

Se a portare il coltello è un minore, questo potrà essere comunque arrestato in flagranza di reato e i genitori dovranno pagare una multa di mille euro.

Siamo poi particolarmente curiosi di vedere come sarà gestito il registro elettronico delle vendite di coltelli, e ci vengono in mente tante domande: cosa succederà ai coltelli, o più genericamente agli strumenti da taglio in vendita nella grande distribuzione? Dobbiamo aspettarci una registrazione dell’acquisto ad ogni cassa dell’Esselunga e del Brico? Sarà in grado l’AGCOM di impedire che un sito di eCommerce (che ha appena incassato un fiasco colossale nel tanto sbandierato tentativo di impedire l’accesso senza identificazione alle piattaforme della pornografia) possa vendere un coltello a un minorenne? Sarà necessario mettere un numero di matricola su taglierini e multiuso? Che cosa impedirà a un minorenne malintenzionato di chiedere a un amico maggiorenne di comprare legalmente un coltello e cederglielo sottobanco? Che cosa impedirà a un aspirante assassino di prendere un coltello dal cassetto della cucina dei genitori e di portarlo a scuola? Niente. Ed è esattamente quello che è accaduto nell’ultimo, tragico fatto di La Spezia. 

Ma soprattutto, ammesso che si riesca a impedire la vendita, cosa impedirà allo squilibrato di turno di scegliere un utensile altrettanto efficace fra quelli rimasti in commercio, come un cacciavite acquistato in ferramenta? 

Se uno dei maggiori rischi per le guardie carcerarie è proprio l’accoltellamento, all’interno di un luogo dove evidentemente non ci sono né i negozi di coltelli né quelli di casalinghi, le cartolerie o i ferramenta, come possono certi provvedimenti risultare efficaci nel mondo reale? 

Noi ovviamente non abbiamo le risposte a queste domande. La cosa sconcertante è che non sembrano averle neppure i nostri politici, che evidentemente intendono portare avanti un altro provvedimento inutile e che comprime la libertà dei cittadini onesti, contando che a forza di ripetere che “è efficace e aumenta la sicurezza”, la gente se ne convinca. 

Vi lasciamo con una battuta: tempo fa qualcuno disse, pensando di scherzare: “Vogliamo combattere l’obesità? Vietiamo i cucchiai”. Ebbene, visto l’andazzo, potrebbe essere il prossimo passo.