Caccia, cinofilia e territorio: il ritorno al fagiano naturale, un esempio di allevamento non intensivo in Toscana  

Parlare di cinofilia oggi in Italia significa nella maggior parte dei casi e dei luoghi, attendere per i nostri cani l'arrivo di flussi migratori che possano dare la speranza di incontrare selvaggina naturale di passaggio o svernante.

L'alternativa quando questo non accade è quasi ovunque quella di ripopolamenti nel migliore dei casi nel periodo tardo invernale o addirittura estivo con la speranza che la selvaggina allevata possa sopravvivere e ambientarsi in territori e condizioni sempre meno ospitali.

Un tempo le campagne italiane per la varietà degli ambienti erano sinonimo di biodiversità che l'agricoltura intensiva di oggi non concede più.

Una vista dall'alto delle voliere coltivate e irrigate dell'Azienda Altieri dove crescono i fagiani e le pernici rosse. 

Dove si stanno facendo delle attività di ripristino di aree rurali i risultati positivi arrivano, ma occorre una solida volontà non solo da parte delle politiche di gestione ma anche dei cacciatori, di scegliere una caccia e una cinofilia autentiche, seguendo il concetto di caccia conservativa, volta a creare e mantenere popolazioni naturali di selvatici sul territorio e impossibili da paragonare ai capi lanciati senza progettualità stagione dopo stagione.

Questo è possibile valorizzando un tipo di allevamento non intensivo, attento alla qualità dei selvatici prodotti, capace di immettere nel territorio selvaggina sana, capace di procurarsi e il cibo, difendersi dai predatori e riprodursi in contesti naturali che lo permettono.

Abbiamo visitato con l'associazione AB che sostiene queste realtà, l'allevamento di Francesco Altieri in Toscana e vi portiamo a conoscere i principali aspetti della sua azienda agricola che seleziona fagiani e pernici rosse.

La Scienza della sopravvivenza

Dal punto di vista scientifico, il successo dell’irradiamento naturale del fagiano e altri selvatici dipende da tre fattori critici: vigoria fisica, capacità di difesa dai predatori e competenza alimentare.

Studi etologici dimostrano che i fagiani allevati in batterie intensive subiscono un "imprinting" ambientale errato. La mancanza di esercizio di volo in ampi spazi impedisce lo sviluppo del muscolo pettorale, rendendo l'uccello una facile preda. Inoltre, un'alimentazione basata esclusivamente su mangimi pellettati non prepara il sistema digerente (in particolare il ventriglio) alla triturazione di semi coriacei e bacche presenti in natura.

L'allevamento di Francesco Altieri in Toscana

In Toscana, terra di radicata cultura rurale, l’allevatore Francesco Altieri segue una rotta differente. Il suo metodo non punta particolarmente ai numeri, ma alla qualità biologica.

I fagiani allevati in modo non intensivo, con ampi spazi e alimentazione varia, riescono poi una volta liberati in natura a cercare cibo, adattarsi alle situazioni ambientali esterne con maggiori possibilità di sopravvivenza e riproduzione nel territorio. 
  • Voliere Coltivate: A differenza dei capannoni sterili, le voliere di Altieri sono veri e propri ecosistemi in miniatura. La presenza di mais coltivato all'interno dei recinti permette ai fagianotti di apprendere la ricerca del cibo naturale (insetti, germogli, sementi) fin dalle prime settimane. La coltivazione permette poi al suolo di rigenerarsi ed evita lo sviluppo di parassitosi. Altro aspetto fondamentale delle voliere Altieri è l'irrigazione, che permette lo sviluppo nei fagiani della ghiandola uropigea; una ghiandola sebacea situata alla base della coda degli uccelli, sopra l'ultima vertebra che secerne una sostanza oleosa, distribuita col becco dagli uccelli sul corpo e fondamentale per impermeabilizzare le penne, mantenerle flessibili e agili nel volo, proteggerle da batteri e funghi. L'irrigazione estiva evita poi la formazione degli acari presenti nella polvere. Assolutamente deleteri per lo stato di salute dei fagiani.
  • Diffidenza e autosufficienza: Lo spazio e la vegetazione garantiscono il "mimetismo" e il distanziamento sociale tra gli animali, riducendo lo stress e il rischio di patologie, eliminando la necessità di trattamenti antibiotici massicci.
  • Adattamento ai Predatori: Crescere in un ambiente semi-naturale stimola l'istinto di "rimessa" e la prontezza al frullo, doti indispensabili per sfuggire a volpi e rapaci una volta liberati, così come può fare la differenza l'abitudine dei fagiani di passare la notte su posatoi che in natura saranno sostituiti da cespugli o alberi di basso fusto.

Il risultato auspicato e spesso raggiunto ci dice Francesco Altieri è quello di un animale che si integra nel territorio, colonizza i bordi dei boschi e, cosa più importante, ha le risorse fisiologiche per arrivare alla stagione degli amori e riprodursi con successo.

Caccia e Cinofilia: un ritorno all'autenticità

Sostenere questo tipo di allevamento significa fare un passo determinante verso il futuro della cinofilia venatoria nel nostro paese. Un cane da ferma non può esprimere o migliorare il suo corredo genetico e la sua intelligenza su un animale apatico; ha bisogno di un selvatico capace di difendersi e quindi di selezionare le sue qualità.

I cacciatori che intraprendono la cinofilia e la caccia come uno stile di vita autentico e positivo, volto al bene dell'ambiente e non al semplice prelievo di un capo di selvaggina, non vogliono la semplice immissione di uccelli, ma cercano di restituire un'anima alle campagne che non accettano di vedere deserte. È questa la sfida del futuro: preferire incontri autentici rispetto a catture artificiali. Il lavoro attento e competente di professionisti come Francesco Altieri dimostra che la qualità è l'unica via da seguire per ottenere questi risultati. Solo attraverso animali sani, forti e "istruiti" alla vita selvatica possiamo sperare in un'Italia dove il canto del fagiano torni a essere la colonna sonora naturale delle nostre albe, e non il risultato di un rilascio temporaneo, nella speranza che arrivi un migratore dal mare a dare un senso alla caccia e alla cinofilia nei nostri territori.