Caccia, cinofilia e ambiente: perché la quaglia attraversa l’Italia ma nidifica sempre meno

A differenza di altri migratori che seguono rotte e destinazioni rigidamente prefissate, la quaglia adotta una strategia di migrazione nomade. La sua biologia ottimizza il successo riproduttivo in funzione della disponibilità di cibo e della copertura erbacea. Le quaglie possono compiere più nidificazioni nello stesso anno in luoghi diversi. Un individuo può riprodursi in Nord Africa a marzo e risalire verso l'Europa centrale a maggio per una seconda covata. La specie è sensibile ai microclimi e predilige habitat aperti, praterie e colture cerealicole, dove l'umidità del suolo permette lo sviluppo di insetti, essenziali per lo svezzamento dei pulcini.

Perché la vediamo ma non resta?

La lavorazione più lenta delle stoppie di cereali e l'attenzione al ripristino delle bordure erbose nei campi sarebbero delle misure già sufficienti a garantire la sosta e la nidificazione delle quaglie. 

I dati degli inanellamenti confermano che l'Italia rimane un corridoio migratorio fondamentale. Tuttavia, il territorio è passato da essere "scalo e nido" a semplice via di transito. Le ragioni scientifiche risiedono nel mutamento strutturale del paesaggio agrario: in passato, l'agricoltura italiana era un mosaico di piccoli appezzamenti: grano, erba medica, siepi dominavano la vista nelle colline e in pianura dove oggi resta la monocoltura intensiva. Le grandi estensioni di mais o soia non offrono la protezione né la diversità alimentare necessaria alla nidificazione.

Uno altro dei fattori critici è il timing agricolo. La raccolta meccanizzata dei foraggi e dei cereali avviene oggi con macchinari velocissimi e in periodi che coincidono esattamente con il picco della nidificazione. Le covate a terra vengono distrutte e gli adulti, sebbene mobili, non trovano più rifugio nei campi che rimangono spogli in poche ore. La quaglia necessita di un suolo fresco. L'inaridimento di molte aree di pianura e collina, unito alla gestione idrica industriale, rende in estate il terreno troppo duro per la ricerca di cibo e privo di quella rugiada mattutina vitale per i pulcini.

Possibili soluzioni per un ritorno: ripristinare la sosta

Per invertire la tendenza e trasformare nuovamente l'Italia in un territorio di nidificazione, sono necessari interventi di miglioramento ambientale volti a creare e mantenere Zone di Rifugio: Creazione di fasce incolte (buffer strips) ai margini delle colture, dove la vegetazione non venga sfalciata fino a tarda estate. Incentivare la coltivazione dell'erba medica, che rappresenta l'habitat d'elezione per la quaglia grazie alla sua densità e alla ricchezza di insetti. Sfalcio Dissuasivo: Adottare tecniche di taglio che partano dal centro del campo verso l'esterno, permettendo ai selvatici di fuggire verso i bordi e le siepi laterali. Il monitoraggio della specie tramite il canto dei maschi indica che laddove si mantengono piccoli appezzamenti di agricoltura tradizionale, la specie risponde immediatamente, tornando a popolare il territorio in tempi sorprendentemente brevi. La quaglia non ci ha abbandonato; sta solo aspettando che le nostre campagne tornino a essere accoglienti. L'ibridazione tra la quaglia comune (Coturnix coturnix) e la quaglia giapponese (Coturnix japonica) rappresenta infine una delle minacce più insidiose e sottovalutate per l'integrità genetica e il comportamento migratorio della specie selvatica.

Mentre il cambiamento dell'habitat agisce in modo visibile, l'inquinamento genetico lavora nell'ombra, alterando la biologia che permette a questo piccolo galliforme di sopravvivere.

La Quaglia giapponese: una parentela pericolosa

La Coturnix japonica è la specie comunemente utilizzata negli allevamenti intensivi per la produzione di uova e carne e, purtroppo, spesso impiegata per i ripopolamenti o per l'addestramento dei cani, data la sua facilità di riproduzione in cattività. Sebbene le due specie siano distinte, sono interfeconde: possono accoppiarsi e generare prole fertile.

Il danno principale non è solo morfologico, ma etologico con la Perdita dell'istinto migratorio. La quaglia selvatica è un migratore obbligato o facoltativo. La quaglia giapponese (e i suoi ibridi) è invece una specie stanziale. Gli ibridi presentano un "impulso migratorio" drasticamente ridotto o assente. Gli ibridi che tentano la migrazione spesso partono nel momento sbagliato o non hanno le riserve di grasso adeguate, morendo durante il tragitto.

Dati e studi scientifici sull'ibridazione

Uno dei pericoli che minaccia l'etologia e l'istinto migratorio delle quaglie selvatiche sono le immissioni delle quaglie allevate che hanno caratteristiche fisiche e comportamentali molto differenti e inadeguate alla vita selvatica.

La ricerca scientifica, in particolare quella condotta in Francia e in Spagna, ha fornito dati allarmanti. Studi genetici condotti su popolazioni selvatiche nel bacino del Mediterraneo hanno rilevato che tra il 5% e il 15% degli individui catturati in natura presenta marcatori genetici tipici della quaglia giapponese.Uno studio fondamentale svolto da Barilani nel 2005 ha dimostrato che il rilascio di quaglie giapponesi o ibridi durante il periodo riproduttivo porta i maschi domestici (più aggressivi e vocali) a "disturbare" i corteggiamenti dei selvatici, accoppiandosi con le femmine di Coturnix coturnix e inquinando il pool genico locale in una sola stagione. Ricerche biometriche indicano che gli ibridi hanno un rapporto ala/peso meno efficiente. Mentre la quaglia selvatica ha ali lunghe e appuntite per il volo trans-sahariano, l'ibrido presenta ali più arrotondate e una muscolatura pettorale meno resistente, rendendo impossibile la traversata del Mediterraneo.

L'impatto sulla cinofilia

Per il cinofilo appassionato, l'ibrido è un "falso amico". Sebbene permetta ai giovani cani di incontrare animali in aree dove non ce ne sono, danneggia la qualità dell'addestramento e della selezione in quanto l'ibrido ha difese scarse, pedina meno e spesso "frulla" lentamente o si lascia catturare dal cane. Questo può generare nel cane difetti e comportamenti sbagliati a discapito del discernimento della giusta emanzione e della solidità della ferma a distanza di sicurezza. Molte regioni italiane hanno già vietato l'immissione di quaglie per scopi di ripopolamento, limitandone l'uso (spesso con obbligo di abbattimento immediato o recupero) solo in zone dedicate all'addestramento cani. Preservare la purezza genetica della quaglia significa preservare l'essenza stessa della migrazione.