Per quanto mi riguarda, scrivere di caccia è più che altro un modo del tutto personale, di raccontare il percorso della mia vita come cacciatore e come uomo, senza presunzione alcuna di voler insegnare a chicchessia, aspetti venatori tantomeno di vita, che per la maggior parte dei casi, attengono a esperienze intime quindi del tutto soggettive e in alcuni casi anche contrapposte (il mondo è bello proprio perché è vario…).
Devo essere sincero e affermare, che in me ha sempre covato la voglia di potermi esprimere liberamente e marcatamente sul mondo caccia in generale, contestualizzandola anche e soprattutto sotto l’aspetto politico, ma che finora non l’ho mai fatto per diversi motivi. In primis perché ritengo la caccia una passione distintiva, al contrario della politica, la quale oggi più che mai non ha nulla di nobile e anziché essere da esempio formativo e comportamentale per il popolo, si dimostra esattamente l’opposto creando confusione, malcontento a false aspettative in chi nei rappresentanti politici, ripone le speranze per vedere realizzate il proprio ideale di società o quantomeno comportamenti e azioni razionali e comprensibili. L’astensionismo dilagante ne è la prova concreta, segno di un popolo che non si sente affatto rappresentato dai politici in generale ai quali come arcinoto, interessa più, tenere le terga saldamente incollate allo scranno in quel limbo di persone che fanno o non fanno sia bene che male, ma che di fatto costituisce, come disse qualcuno più titolato di me, una vera e propria casta.
Trovo sia arrivato il momento di chiamare a raccolta tutti quanti i cacciatori, ma anche i sostenitori a tutti i livelli possibili, affinché si possa fare fronte comune e contrastare chi attacca deliberatamente la nostra categoria per puro interesse di bottega (spesso elettorale seppur senza alcuna vera convinzione) e aggiungerei di cadrega e visibilità, denaro connesso. Alcuni politicanti (come li definisco io) predicano bene e razzolano male e questo è un vizio diffuso in particolare nel mondo sinistroide. La confusione nelle loro menti regna sovrana; per loro non ci sono mai problemi procurati dalla fauna e se ci sono, trovano soluzioni bizzarre nella maggior parte inapplicabili. Vorrebbero tutto sotto la classica campana di vetro e quindi per loro i piccioni che razzolano sui tavolini di alcuni centri commerciali, rubando letteralmente un cornetto o tramezzino in attesa di essere consumato, è cosa normale così come è normale avvistare branchi di cinghiali nei parchi cittadini e in pieno giorno (e chi se ne frega di toxoplasmosi e malattie varie veicolate da questi animali in esubero e non).
Ormai siamo alle strette, perché questi pseudo animalisti hanno deciso da tempo che il nostro mondo venatorio è il nemico numero, uno da combattere e contrastare in ogni modo possibile e in ogni sede, spesso non ammettendo l’ovvio ossia ad esempio, che una popolazione di ungulati in esubero o presente in zone non vocate, debba essere ridotta se non addirittura eradicata. Oggi da quanto sembra, l’orientamento e le preferenze politiche degli italiani hanno virato decisamente in una direzione più razionale per quanto riguarda il mondo della caccia, ma non solo. Se non altro, si tenta di dare un senso razionale alle scelte in campo venatorio. Questo perché, dietro la difesa a prescindere di alcuni aspetti come la protezione dell’ambiente e/o delle specie animali, si celano in realtà interessi non sempre limpidi e oggettivamente sostenibili.

Stanno crollando luoghi comuni e istituzioni come, ad esempio, il sindacato cosiddetto dei lavoratori, i quali come evidenzia il vistoso calo dei tesseramenti, con tanti cittadini che non si sentono più rappresentati da coloro i quali prima introducono norme che penalizzano il mondo del lavoro e poi come se niente fosse, indicono un inutile referendum a spese degli italiani, per contraddire loro stessi, confidando sulla memoria corta di una parte degli italiani che purtroppo esiste.
Potrei citare tanti altri episodi e personaggi che vorrebbero proteggere l’agnellino nel periodo pasquale e che poi degustano astici e aragoste come se la loro vita non valesse al pari di un succoso maialino arrosto. Siamo alla totale ipocrisia ma tanto è, che sono gli stessi o gli amici che hanno pagato ragazzi per stare comodamente seduti al divano davanti alla TV, magari deridendo pure quelli come mia moglie invalida al 100%, che percepisce una pensione di poco superiore ai 300€., denaro che spesso non riesce nemmeno a coprire le esigenze primarie di vita quotidiana.
Per non toccare poi il tasto della immigrazione con i loro paladini muniti di stivali ai piedi, pronti sì ad accogliere tutti, ma soprattutto a trarne un profitto personale perché a loro, non interessa la causa in se stessa, la cosiddetta inclusione spesso sostituita da una carità pelosa, bensì la lievitazione del loro conto in banca, ma anche il semplice ruolo di paladino degli ultimi finalizzato poi a entrare tra i primi ossia in quella élite di persone, che come è già accaduto, possono anche assumere ruoli istituzionali importanti senza avere alcuna specifica competenza.
Ormai è un dato di fatto. In un modo o nell’altro, come accade nel mondo del calcio, anche nella società siamo tutti o quasi schierati da una parte. Chi lo fa per mero interesse personale, chi per vicinanza a quelli che dovrebbero essere i valori anche morali di un individuo o di una collettività, chi invece per senso di appartenenza a una determinata categoria che ripone in alcune ideali e azioni politiche intese come atti legislativi concreti, la difesa, la protezione ma anche solo un approccio banalmente non ideologico ma razionale, nei confronti del mondo venatorio e di una passione come quella che abbiamo noi cacciatori, che a me piace ripetere di essere un diritto regolamentato ma pur sempre una libertà da rispettare al pari di altri sport o passioni che siano.
Io mi sento di appartenere a questa ultima categoria. Qualcuno penserà o affermerà che i politici si scelgono per come intendono affrontare temi ben più importanti della caccia e questo in parte è vero. Ma ditemi voi cosa dovremmo fare noi cacciatori, per poter salvaguardare una tradizione ancestrale, un mondo che racchiude in se cultura e gastronomia; una passione a stretto contatto con la natura che da essa ne raccoglie i frutti ma che con essa vive il susseguirsi delle stagioni negli aspetti più veri e non con le chiacchiere da salotto dei soliti fighetti con la pochette e la erre moscia…
Nello scegliere i nostri rappresentanti politici, consiglio sempre di optare per il male minore, visto che la categoria in Italia (ma anche altrove) non pullula di nobili statisti, quindi state perlomeno attenti a quelli che oltre al RDC, sempre pronti a elargire anche a chi sano e forte potrebbe procurarsi un suo reddito attraverso un lavoro nobile e dignitoso, espone nel proprio programma politico, una chiara avversione nei confronti della caccia. Spesso se non sempre, queste sparute ma agguerrite frange, sono spalleggiate dai media i quali non dare informazioni senza alcuna obiettività, distorcono a loro tornaconto, una palese realtà. Così accade di leggere che ora si può sparare liberamente sulle spiagge, nei parchi e vicino alle abitazioni quando nulla di più falso si può dire, ma l’obiettivo è sempre lo stesso: far cadere nella loro trappola il solito beone che non accende la materia grigia perché come dice un mio amico napoletano: tiene a capa per spartere le recchie (ha la testa solo per dividere le orecchie).
Ai più attenti invece, capiterà sovente di notare come una certa stampa, apertamente schierata e connivente con questi ambienti sinistri e pseudo ambientalisti da salotto, tenta di propinare baggianate assurde. Roba da sbellicarsi dalle risate nel vedere ad ogni articolo o servizio TV coincidente con l’argomento del momento, le solite foto di archivio o immagini di repertorio del tutto ridicole in quanto non attinenti lo specifico (almeno fate lo sforzo di cambiarle ogni tanto e se non le avete ve le inviamo noi).

La recente Legge di revisione sul tema caccia, introdotta dal Governo attuale, introduce alcune novità importanti oltre ad un maggiore equilibrio su alcuni aspetti finora affrontati con un approccio marcatamente ideologico anziché razionale e soprattutto tecnico.
Tutto questo per dire che il nostro mondo è a serio rischio di estinzione in parte per un discorso fisiologico legato al flebile legame che oggi unisce nel concreto l’uomo all’ambiente che lo circonda e in parte, perché le lobby ambientaliste a mio parere non sono contrastate adeguatamente nelle varie sedi e nelle diverse occasioni. Come ho detto, sentire che la nuova Legge sulla caccia consentirebbe (è tuttora oggetto di discussione in apposita Commissione) di sparare liberamente in spiagge e parchi, dovrebbe suscitare una pronta e decisa replica da parte di chi ne ha la competenza, argomentando nel giusto modo, le novità introdotte che non sono certo quelle propinate in maniera distorta da chi vuole instillare nell’opinione pubblica il concetto che il cacciatore è un essere rude, ignorante, pericoloso e assassino. Alla faccia di questi sinistri o pseudo tali che predicando e razzolando male, magari sono pure favorevoli all’aborto e sì perché per loro ci sono individui di serie A e di serie inferiori. Ovviamente loro sono l’élite del mondo e chi più di loro, potrebbe avere a cuore le sorti dell’ambiente, dando inopportunamente etichette a chi non la pensa alla stessa maniera.
Per non parlare poi di libertà e democrazia tutte belle parole ma solo quando interessano a questi individui meschini. La caccia in Italia è un diritto sancito da norme ecc. I cacciatori sono una categoria degna del massimo rispetto sotto ogni profilo e le norme che la regolano, sono ben chiare e forse anche particolarmente restrittive rispetto ad altri Paesi Europei. Solo pochi giorni fa un amico cacciatore mi ha chiamato dicendomi di essere stato privato di armi e permesso in quanto la ex moglie isterica, ha fatto non una denuncia di minacce, ma una segnalazione alle autorità per una presunta ma ovviamente falsa minaccia. Il mondo è fatto di potenziali delinquenti ai quali poco importa se per fare del male utilizzano un’arma oppure un altro attrezzo. Ciò che io non tollero, è l’equazione tra cacciatore/arma/minaccia. Se così fosse e se andassimo ad analizzare razionalmente i dati statistici, vedremo che nella categoria degli automobilisti, ad esempio, ci sono più individui che commettono reati anche gravi e morti conseguenti a fronte di episodi legati ad alcol, droga, ecc. Non per questo, tutti gli automobilisti sono potenziali delinquenti così come non lo sono i cacciatori solo perché dispongono di un’arma. Volendo anche andare un po’ più a fondo, posso affermare senza timore di smentita, che ci sono reati anche pesanti legati alla immigrazione incontrollata ma io invece direi “organizzata” che dovrebbe coinvolgere i politici seri senza distoglierli da falsi problemi e/o da nemici creati ad arte solo per avere un obiettivo da colpire diventando paladini poi di una sparuta minoranza salottiera.
Sia ben chiaro, esercitare la caccia sarà pure una passione ma fintanto che sarà anche un diritto, a nessuno sinistro può essere consentito di dare dei criminali ai cacciatori.
Come ormai dicono in tanti, viviamo in un mondo al contrario nel quale, la scala dei valori è totalmente stravolta in quanto deliberatamente propinata per ragioni di parte e non con quell’equilibrio che invece dovrebbe essere alla base di argomenti così delicati.
Termino sul solco di come avevo cominciato. Siamo una categoria costantemente sotto attacco più che altro ideologico e quindi, a serio rischio di scomparire, a causa delle innumerevoli pastoie normative fatte di lacci e lacciuoli creati ad arte solo per mettere i bastoni tra le ruote.
Le nuove strategie contro di noi, sono ben chiare. Non più chiedere la chiusura totale della caccia, bensì introdurre norme sempre di limitanti e costi sempre maggiori, tali da creare tra i cacciatori un senso di frustrazione e quindi di abbandono. Nella migliore delle ipotesi e qui torniamo in piena ipocrisia, chiuderci in riserve a pagamento dove il fine è quello di ghettizzare un mondo che al contrario ha uno spirito libero come solo quelli che amano stare a stretto contatto con la natura possono avere.
Quanto trovo fastidioso che ad ogni inizio di stagione venatoria, si assiste al solito e scontato teatrino del ricorso al TAR così che, chi ha pagato per avere la possibilità di fare una preapertura (personalmente non mi interessa), vede negato un diritto sacrosanto; eppure, ogni anno il rituale è sempre quello. Ovviamente lo si fa perché vuoi che non si trovi un giudice contro la caccia e quindi meno obiettivo…
Per non parlare poi di app dedicate che fanno sorridere me, figurarsi i cacciatori di un tempo come lo era mio padre o i miei zii. E’ certo, chi oggi non ha uno smartphone? Ma se dove sei non c’è copertura, oppure ti si guasta, lo perdi, lo dimentichi a casa, poi cosa accade?

Stiamo stravolgendo tutto, e mi tocca dire che stavamo meglio quando si stava peggio. La caccia non è immune da questo concetto. Sono appena rientrato dal mio quarto Cammino di Santiago. Ho percorso oltre 1.000 km in 35 giorni tra natura e persone semplici come me ed altri compagni di viaggio. Tutti - e dico proprio tutti - nelle nostre interminabili discussioni post cena conviviale o al riposo su una comoda amaca nel giardino dell’ostello, abbiamo condiviso che il mondo è andato troppo avanti nel senso che ha superato quelle che sono le vere esigenze della persona. In apparenza sembra che abbiamo tutto e di più invece, ciò che regna è l’insoddisfazione dilagante che in molti casi sfocia in sofferenza e depressione.
La vita di un individuo è fatta di cose semplici e non di artefici complicati. Le esigenze quelle primordiali di nutrirsi e condurre una vita sana, oggi sembrano pura utopia. Ci stiamo facendo del male da soli e per di più sembriamo anche contenti di soffrire per questo.
Fermiamoci tutti a riflettere un attimo su dove ci porterà questa deriva. Io come altri nostalgici, potremmo anche non assistere alla fine di questa meravigliosa passione, beandoci almeno nei piacevoli ricordi, delle esperienze passate e dei momenti gioiosi trascorsi in mezzo alla natura con gli amici di sempre e in compagnia dei nostri amati cani.
Il vero problema lo avranno le future generazioni. Ragazzi che assisteranno ancora al sorgere di un nuovo giorno, ma con la nebbia nel cervello per una notte di sballo passata in discoteca tra fiumi di alcol e droghe varie.
Per fortuna e nonostante il bombardamento consumistico e l’appiattimento culturale, i giovani motivati e integri ci sono ancora e su di loro che dobbiamo contare. Per questo esorto agli amici cacciatori a mantenere alta la guardia. Proviamo a dare fiducia a chi non è contrario al mondo venatorio. Diamogli comunque credito ma teniamoli anche sotto osservazione stretta perché le “sòle” come dicono qui a Roma sono dietro ad ogni angolo e fidarsi ciecamente di qualcuno non è mai una decisione saggia.
Chi meglio di noi può sentire il sospiro di un bosco, chi meglio di noi riesce a trovare il giusto equilibrio tra uomo e natura? Chi meglio di un cacciatore può conoscere e trarne vantaggio dai preziosi frutti che la terra ci offre? Se non vogliamo rischiare che di questo passo, la caccia torni ad essere come era un tempo, appannaggio di una sola classe benestante, fatta di ricchi viziati contornati da servitù festante e amici di comodo, tiriamo fuori le cosiddette palle e - anche turandoci il naso se dovesse servire - diamo credito ai governi e ai politici che NON considerano i cacciatori al pari di trogloditi assassini e predatori con un’arma in mano. Diamo fiducia a coloro che non fanno la solita equazione di cacciatore/assassino, andando contro alle libertà sancite democraticamente dalla nostra Costituzione e da Leggi specifiche.
È ora di dire basta e di fare quadrato a difesa della nostra passione. Sentiamoci famiglia e popolo unito nel nome di un’etica che oggi non rappresenta più una parola carica di significato ma che per noi cacciatori suona ancora come una dolce parola pronunciata da padri e da nonni.
Per troppo tempo, siamo stati oggetto di attacchi deliberati solo per giustificare l’esistenza di una contro parte che altrimenti non avrebbe motivo di esistere. E sì, ditemi voi se alcuni personaggi più o meno noti, non prendessero a bersaglio noi cacciatori, quale sarebbe il motivo della loro esistenza sulla scena politica. Siamo o spero eravamo, una categoria esposta in maniera ingiustificata ma come sempre, l’ipocrisia e le falsità vengono al pettine come vengono i nodi.
Spero in un mondo futuro fatto di razionalità, di equilibrio e di libertà VERA, nel rispetto delle diversità che sono un valore ma non un motivo di scontro e di accanimento insensato.
È nel DNA di noi cacciatori, l’attesa e la speranza in un giorno migliore. Osservando l’alba di un nuovo giorno, sia prima di sciogliere i nostri amati compagni scodinzolanti, che ai margini di un chiaro, oppure dietro un albero aspettando lo zirlo di un tordo bottaccio, la gioia di andare incontro alla migliore delle nostre giornate di caccia, rappresenta la determinazione dell’uomo verso la vita e la voglia di vivere in armonia, nonostante tutto e tutti.
“Per non arrendersi ci vuole passione. Per vivere ci vuole passione.”
Oriana Fallaci










