Specie selvatiche e periodo riproduttivo: il possibile ausilio dei visori termici per salvare le femmine e i piccoli

La primavera e l’estate rappresentano il momento più delicato per la continuità delle specie selvatiche. In questo periodo, dove la vegetazione alta offre il riparo dai predatori espone però al rischio i piccoli nati e le femmine in cova con l'arrivo delle macchine agricole per lo sfalcio e il raccolto estivo. Ecco come la tecnologia e la collaborazione tra attori del territorio possono cambiare questo scenario.

Quali sono i rischi per alcune specie?

Per comprendere l'importanza della prevenzione, bisogna guardare al comportamento istintivo, dunque l'etologia di alcune specie chiave:

  • Il Capriolo (Capreolus capreolus): Nelle prime settimane di vita, il piccolo di capriolo non ha l'istinto della fuga. Di fronte a un pericolo, la sua strategia è il "freezing": si schiaccia al suolo, immobile, confidando nel mimetismo del suo mantello pomellato. Questo lo rende invisibile all'occhio umano sopra un trattore, ma purtroppo non alle lame rotanti.
  • La Lepre (Lepus europaeus): Anche i piccoli di lepre (leprotti) vengono lasciati dalla madre in piccoli avvallamenti del terreno. Restano immobili per ore in attesa del ritorno della femmina per l'allattamento, diventando estremamente vulnerabili durante le operazioni meccaniche.
  • Il Fagiano (Phasianus colchicus): Le femmine in cova sono incredibilmente tenaci. Spesso abbandonano il nido solo all'ultimo istante, rischiando la vita insieme alla nidiata. Anche i pulcini appena nati, non ancora in grado di compiere voli efficaci, possono rimanere intrappolati nell'erba alta.

La svolta tecnologica: i visori termici

Attraverso il monitoraggio preventivo effettuato nelle prime ore del mattino con i droni e con visori termici, monocoli o binocoli, è possibile individuare immediatamente e salvare i selvatici presenti nei campi coltivati e nelle bordure.

Fino a pochi anni fa, l'unica forma di prevenzione, dove messa in atto, consisteva nel percorrere i campi a piedi con i cani, un metodo lento e spesso parziale. Oggi, la tecnologia dei visori termici montati su droni o utilizzati manualmente può rivoluzionare la tutela faunistica.

Come funziona l'intervento

  1. Segnalazione: L'agricoltore avvisa i cacciatori, le guardie venatorie o gli operatori faunistici del piano di sfalcio imminente 24/48 ore prima.
  2. Monitoraggio: Gli operatori sorvolano l'area con droni dotati di termocamere o perlustrano i bordi con visori termici.
  3. Salvataggio: Una volta individuato il piccolo, lo si può allontanare delicatamente (usando guanti e ciuffi d'erba per non lasciare l'odore umano, che porterebbe la madre ad abbandonarlo) o segnalare la zona esatta all'agricoltore affinché lasci una piccola isola di erba o cereali non tagliati del raggio di almeno 5/ 10 metri.

Va sottolineato che si tratta di un approccio a "impatto zero" che non disturba l'animale se non per il tempo strettamente necessario a metterlo in salvo.

Il rilevamento termico

Il principio è la differenza di calore: la sagoma termica di un capriolo o di una nidiata di fagiani risalta nettamente rispetto al suolo più freddo, specialmente nelle prime ore del mattino.

Il monitoraggio dovrebbe avvenire preferibilmente nelle ore dell'alba (4:00 - 7:00) o al crepuscolo. Attraverso l'utilizzo di droni dotati di camera termica si possono sorvolare le superfici mentre con l'impiego di visori termici portatili è possibile la perlustrazione dei bordi e delle zone a maggiore densità di copertura soprattutto nei terreni collinari.

Messa in Sicurezza e raccolta dati.

Ogni intervento, puntualmente registrato in un database digitale potrebbe a fine stagione fornire dei dati molto interessanti, utili al territorio, alla sua gestione e, anche a dimostrare come il costante impegno e la cooperazione sul territorio degli addetti e degli appassionati possono essere determinanti a favore della biodiversità.

Casi di successo e agricoltura virtuosa

L'idea di una collaborazione tra agricoltura e ambiente non è solo un auspicio, ma una realtà in crescita:

I piccoli di capriolo che restano immobili mimetizzati nell'erba alta sono fra i più esposti al pericolo di morte nel periodo degli sfalci primaverili.
  • In Alto Adige: In Trentino-Alto Adige, l'uso di droni con termocamere prima degli sfalci primaverili ha salvato oltre 1.500 cuccioli di capriolo nel 2024, prevenendo la morte causata dalle falciatrici. Volontari, cacciatori e agricoltori collaborano per monitorare i prati al mattino presto, individuando e mettendo in sicurezza i piccoli nascosti nell'erba alta (fonte Rai news)
  • Progetti in Belluno: La Provincia ha avviato sperimentazioni che coinvolgono Polizia Provinciale e Coldiretti per mappare i prati a rischio prima del taglio. La Provincia di Belluno ha attivato un innovativo progetto per il 2025/2026 volto a salvare i cuccioli di capriolo durante lo sfalcio dei prati, impiegando droni dotati di termocamere. Questa iniziativa nasce dalla collaborazione tra l'amministrazione provinciale,Coldiretti, Federcaccia e l'Associazione Cacciatori Bellunesi, mirata a ridurre la mortalità accidentale della fauna selvatica (fonte Corriere delle Alpi)
  • In Svizzera: L'associazione "Salvataggio Caprioletto Svizzera" gestisce una rete capillare di piloti di droni che intervengono su chiamata degli agricoltori salvando migliaia di animali selvatici.

Un riconoscimento per chi tutela

Per rendere questo sistema strutturale, è necessario considerare incentivi economici. Alcuni bandi regionali (come quelli legati ai PSR - Piani di Sviluppo Rurale) stanno iniziando a prevedere premi per l'agricoltura "wildlife-friendly". Riconoscere un indennizzo o un marchio di qualità all'agricoltore che accetta di rallentare i tempi di lavoro per permettere il monitoraggio è la chiave per trasformare la tutela della biodiversità in un valore condiviso e non in un onere esclusivo.