Chi scrive è reduce dall’ennesima presenza in trasmissione a “La Zanzara”. Dove, come sempre, mi sono ritrovato a litigare con “l’animalato” di turno – solito “morto di fama” reduce dal Grande Fratello – che provava da un lato a sminuire il sottoscritto (auguri, cocco!), e dall’altro a prendersela con la categoria nel suo insieme.
Nei suoi sproloqui, un grande classico (lo riporto nella forma originale, ovvero nel “barbarico” in cui il tizio solamente riusciva a esprimersi): “Zarà megl’ ch’appulite e ottich’ di vosht’r accarabbine, che v’ammazzat’ più a tra voi che i scinghial’’”
Credo si capisca…
Beh, anche in questo caso – come in tutti gli altri – non solo errori e sviste e sfondoni d’ogni genere, ma panzane vere e proprie. Checché continuino a farneticare (e sperare, cosa gravissima) i nostri nemici, infatti, in verità pare proprio che non solo i cacciatori siano sempre più attenti e consapevoli, ma assolutamente sempre più colti e preparati nello svolgere la loro attività. Tanto che gli incidenti di caccia, di anno in anno, sono sempre molti, molti di meno.
I fatti: lo studio dell’Università di Urbino

Ce lo rivela uno studio prodotto dall’Università di Urbino, dal titolo “Relazione sulla rilevazione delle vittime dell’attività venatoria 2025-2026”.
Una Università – non “a mmiocuggino” o al “al bar si dice” – che scientificamente ha potuto esprimersi solo dopo un’accurata analisi relativa agli incidenti occorsi in ambito venatorio nel periodo che va dal 1° settembre 2025 al 30 gennaio 2026, prodotta dopo aver filtrato gli episodi legati a malori, cadute, atti intenzionali o attività di bracconaggio (che rappresenta un illecito e non è ascrivibile alla attività venatoria in quanto tale).
Or bene, lo studio evidenzia un totale di 45 incidenti, di cui 8 con esito mortale. Numeri nel complesso nettamente inferiori rispetto alla stagione precedente, che aveva registrato 62 incidenti, di cui 14 mortali. Stagione che, a sua volta, presentava già numeri nettamente migliori di quella precedente ancora e così via, a dimostrare un chiaro trend che possiamo riassumere con una frase di cinque semplici parole: i cacciatori si stanno evolvendo!
Numeri che in ogni caso, sono a meno della metà dei 20 morti di media a stagione che – purtroppo – si rilevano anche in attività affatto prive di armi come lo sci alpino.
Su base annua, invece, il 2025/26 si conclude con 37 feriti, mostrando un lieve aumento rispetto ai 34 contati nell’anno precedente.

A dire bene, ma non benissimo. Dato che l’obbiettivo – ideale fin che si vuole, ma assolutamente da perseguire – è quello dello zero!
Per questo, già da adesso, a stagione appena finita, è necessario gettare le basi per quella a venire.
Il metodo sarà il solito, ma perseguito con ancora più tenacia, forza e passione, tramite corsi e campagne di sensibilizzazione che vedranno anche questa testata in prima linea: il tutto, per portare la sicurezza al primo posto dei pensieri di ogni cacciatore.
Via quindi a parlare ancora e poi ancora di gestione delle armi ed alta visibilità, attenzione e cura delle attrezzature, trigger diligence e prudenza estrema in ogni caso e situazione.
Per noi, ovviamente, ma non di meno per i nostri fratelli delle foreste, come per ogni figlio o padre, moglie o marito, che a casa aspettano sempre chi è andato a vivere le sue passioni, e non vedono l’ora di riabbracciarlo secondo l’adagio di R. L. Stevenson: "È tornato il marinaio dal mare, il cacciatore dalle colline".
Sì, tutti dobbiamo ritornare. Tutti. …Sempre!










