Cacciatori: un popolo con tanto cuore, passione incrollabile ed etica venatoria. Valori nobili da preservare nel tempo.

A tutti gli amici cacciatori che avranno voglia e tempo per leggere questo modesto articolo, dico di guardarsi intorno nel quotidiano. Di osservare come nel tempo, si sono persi per strada valori importanti come la solidarietà, l’amicizia, l’educazione e il rispetto in generale per il prossimo. In questo contesto di degrado direi anche pilotato da interessi “tossici” che mirano a indebolire l’uomo sottraendo ad esso, i punti di riferimento che regolano una società sana e prosperosa, fino a renderlo incapace di reazioni e quindi facile da manovrare. In questo evidente declino di valori, noi cacciatori siamo tra i pochi a resistere impavidi a questo scempio, con la convinzione ma mai presunzione, di chi si sente dalla parte giusta.

La nostra è una passione che affonda le radici nelle origini dell’uomo e con essa si è evoluta senza lasciarsi mai avvolgere e coinvolgere totalmente nella morsa velenosa del serpente travestito da falso progresso.

Un bel tegame di spezzatino di cinghiale in preparazione con passata di pomodoro dell'orto, olio EVO di casale, cipolle di Cannara e tanto altro. Questo piatto come altri di selvaggina diventa solo un pretesto per condividere momenti ludici tra amici anche non cacciatori.

Nelle nostre vene e nei nostri cuori scorre il sangue di impavidi combattenti. Di coloro che ogni giorno si svegliano prima dell’alba e ne osservano estasiati i suoni e i colori come in una tavolozza dell’artista più capace del mondo. Di coloro che ogni giorno debbono misurarsi con le insidie della vita. Apparentemente sembra un paragone improprio, quasi blasfemo, ma se riflettete bene non è così. La caccia è tra le poche attività a mantenere ritmi, schemi e comportamenti ben delineati a dispetto del tempo, un tempo che inesorabilmente attraversa le stagioni in un susseguirsi di azioni convulse e vertiginose al pari dei pit stop di una gara della Formula 1.

Il rapporto con la natura e gli animali che la popolano, quindi non solo selvaggina, la perfetta conoscenza dei cicli biologici naturali, il rispetto e l’interazione sociale con gli altri soggetti presenti sul territorio (allevatori, agricoltori), la perfetta simbiosi e la complicità con il proprio cane, non solo ausiliario ma fedele compagno di vita, la giusta gratificazione della preda catturata che da trofeo, diventa immediatamente fonte alimentare tra le più genuine, sono tutti tratti caratteristici e identitarie di noi cacciatori.

Questi valori, li coltiviamo nel tempo, li preserviamo gelosamente come un bene prezioso, li trasferiamo speranzosi alle nuove generazioni certi che anche loro poi faranno altrettanto.

Il tempo ha solo introdotto una tecnologia diversa fatta di accessori più performanti e perché no anche più eleganti, sul mercato ora è possibile trovare armi anche sofisticate ed accessori che aiutano nella cattura delle prede. Mi riferisco alle ottiche di un certo livello, ai visori notturni, telemetri, ecc.

Per carità tutto aiuta, ma il vero potenziale di un cacciatore che davvero si rispetti, sta principalmente in quella che comunemente viene chiamata etica venatoria ossia, l’insieme dei comportamenti che qualificano il soggetto, non solamente nella sua azione di caccia, ma soprattutto nella piena consapevolezza del suo ruolo di uomo e cittadino.

Si tratta di regole di buona norma, spesso acquisite perché tramandate da padri, nonni ecc. Un insieme di comportamenti anche eseguiti inconsciamente perché profondamente radicati nel nostro modo di essere, al pari di un germe di grano, pronto a dare nuova vita.

Due leprottini salvati dalla mietitrebbia e rilasciati in una zona dove poi la madre potrebbe averli ripresi con sé. Questo non è certo perché l'odore umano, potrebbe indurre la madre ad abbandonarli. In questo caso, diventeranno un facile pasto per i predatori. Questa è la natura…….

Siamo consapevoli di praticare la nostra passione con un’arma potenzialmente lesiva anche per noi stessi o i nostri compagni, ma è proprio per questo che la soglia di attenzione e di sicurezza è sempre altissima, tanto è che gli incidenti di caccia ed io intendo quelli gravi, sono veramente pochi al netto delle narrazioni di comodo che ci dipingono come pericolosi sparatori che tirano sempre ad ogni foglia mossa dal vento o ad ogni ombra che si muove tra i cespugli. I numeri parlano chiaro e se qualcuno volesse verificare, constaterebbe che ogni anno muoiono più persone sui maledetti monopattini, in bicicletta, tra le mura domestiche, che nel corso dell’intera stagione venatoria.

Siamo i primi a tutelare l’ambiente ed anche un semplice gesto ovviamente dovuto, come quello di raccogliere i bossoli sparati (personalmente se non trovo il mio, ne raccolgo altri o magari mi porto in auto una bottiglia di plastica lasciata in aperta campagna da chissà chi…). Eh sì, cari amici, perché i terreni dove pratichiamo la caccia NON SONO A NOSTRO USO ESCLUSIVO e i maleducati - credetemi - sono dappertutto.

Amiamo e curiamo amorevolmente i nostri cani, in alcuni casi affrontando anche spese veterinarie importanti, oltre al mantenimento alimentare che nel corso della stagione venatoria dovrà essere integrato e completo per compensare il maggiore sforzo agonistico, soprattutto per quei soggetti di alto livello che ruotano nel giro delle gare cinofile. Queste spese confluiscono poi in un indotto economico molto più complesso e articolato che genera posti di lavoro e benessere per il paese.

Siamo anche atleti fisicamente a posto, perché la caccia quella vera, non ammette cedimenti fisici ma forza e determinazione. Personalmente pratico la caccia alla lepre e ho sempre con me un orologio per il monitoraggio dei vari percorsi. Vi dico che una uscita anche di sola mezza giornata non è meno di 10 km con relativo dispendio energetico e quindi con ricaduta salutare per mente, muscoli, cuore, intestino e tutto il resto di benefico che una bella camminata comporta. Da tenere in conto, che la caccia viene esercitata in un contesto unico e di estrema qualità ambientale e non certamente in un parco cittadino degradato da smog e rifiuti.

Un cacciatore difficilmente esce in singolo e questo perché la caccia è soprattutto strategia da porre in atto con almeno un altro compagno di avventura. Che si vada a rastrello nel numero consentito, che si rimanga di posta oppure che si esplori un fossato su entrambi le sponde, è di per sé una condivisione che presuppone fiducia reciproca con il proprio compagno, ma che inevitabilmente sfocia nello sfottò goliardico di fine giornata.

La tavoletta per "arricciare" gli gnocchetti tirati a mano, con semola, sale, zafferano il tutto poi, ulteriormente reso succulento, da una generosa dose di ragù e spolverata di parmigiano o di pecorino.

È praticamente impossibile trovare un cacciatore che non ama la buona cucina. Per cucina ovviamente intendo quella rustica casareccia fatta di succose pappardelle o perché no, di gnocchetti conditi generosamente da un superbo ragù di lepre o di cinghiale, tirati a mano nella spianatoia di casa. 

Questo perché il cacciatore ha sì nel suo DNA la cattura, ma anche lo scopo primordiale che è quello dell’alimentazione genuina. Anche questa è ETICA perché non si sopprime la selvaggina solo per il gusto di farlo ma il tutto è poi finalizzato a chiudere il cerchio con una bella e gustosa e conviviale mangiata. 

Ho amici non cacciatori ai quali fa piacere ricevere un bel coscio di cinghiale o un fagiano di quelli veraci. La maggior parte preferisce mangiare la selvaggina da me e questo perché le carni vanno sapute lavorare e cucinare a mestiere. Questo non è alla portata di tutti come, ad esempio, la corretta frollatura e la conseguente marinatura.

Nella maggior parte dei casi, i cacciatori hanno tratti comuni nei confronti di temi come la religione, la identità nazionale, la famiglia, l’educazione, il rispetto delle regole.

Non è assolutamente mia intenzione dipingere la nostra categoria come un insieme di soggetti casti e puri, ma una cosa è certa: siamo identitari e portatori di valori importanti dei quali andare fieri e che il tempo non è riuscito a scalfire se non marginalmente, lasciando integro il cuore pulsante di una passione atavica che niente e nessuno riuscirà mai a scalfire.

Se ne facesse una ragione chi denigra la nostra categoria con accuse pretestuose e infondate. La caccia è nata e semmai dovesse finire, sarà solo e quando l’umano sarà estinto, con buona pace di chi ci vorrebbe alla gogna, mentre invece siamo esempio fulgido e lampante di chi preserva nel tempo una tradizione millenaria.

Uno splendido esemplare di coltello "Arburesa" realizzato nella bottega artigiana della famiglia Pusceddu in Arbus, laddove Giulia, giovane donna capace e preparata, prosegue la tradizione tramandata dal padre e dallo zio Paolo. Sullo sfondo il meraviglioso Golfo del Leone, corollario perfetto per questo connubio di tradizione e natura selvaggia.

Alcuni denigratori definiscono la caccia come una pratica “anacronistica e crudele” mentre noi pensiamo fermamente che la nostra passione così ancestrale e antica, sia una delle rare forme di conservazione di ciò che l’uomo è stato realmente in passato, ergo tedoforo di tradizione.

Ci sono stati esperimenti in Amazzonia dove ad alcune tribù che vivevano di caccia, sono stati forniti alimenti alternativi; ebbene, dopo poco tempo in queste popolazioni sono insorte complicazioni fisiche tale da dover desistere in questa sperimentazione. Questo perché cacciare e mangiare le proprie prede - che siano un serpente, una scimmia o impala - rappresenta la chiusura di un cerchio non esclusivamente alimentare bensì un insieme di comportamenti identitari e culturali.

Non arrendetevi mai a coloro che ci contrastano, ma nello stesso tempo, cercate di arricchire questa etica venatoria con comportamenti nobili che fanno del cacciatore non solo un soggetto degno del massimo rispetto, ma anche e soprattutto un gentiluomo.

Il nostro rapporto con la natura è un legame profondo, viscerale. Ti fa sentire parte dell’ecosistema, attore principale e mai secondario. Siamo come feti nel loro liquido amniotico, come molecole di ossigeno nell’atmosfera che ci circonda, come un arcobaleno dopo la pioggia, come il mare per delfino. Un binomio indissolubile che si rigenera ad ogni stagione in un contesto di dare e avere. Siamo cacciatori, senza nulla di cui vergognarsi ma consci di essere depositari nel più antico metodo di sostentamento che ha permesso il progresso dei popoli e che ancora oggi, con il giusto approccio scientifico, è uno strumento indispensabile per lo sviluppo armonioso della fauna.

Orgoglio e determinazione: queste sono le principali caratteristiche di un vero cacciatore, non dimentichiamolo mai.

 “L’Etica deve formarsi nelle menti a partire dalla coscienza che l’uomo è allo stesso tempo individuo, parte di una società, parte di una specie“. (Edgar Marin)