Caccia alla beccaccia in Puglia: sorprese sui monti Dauni

Abbiamo conosciuto, accompagnati da AB, l'azienda faunistico venatoria Terlizzi ad Orsara di Puglia, dove agricoltura attenta e allevamento non intensivo favoriscono la sosta di migratori e la riproduzione di selvaggina stanziale. 

La strada scorre fra i campi e i profili austeri e del tutto estranei delle pale eoliche in lontananza mentre percorriamo i chilometri che ci portano verso il comune di Orsara di Puglia. Ampie pianure ancora gradite alle quaglie e alle allodole costeggiano la carreggiata per interrompersi quasi improvvisamente mentre prendiamo a salire verso un paesaggio collinare, meta del nostro viaggio fin qui. Arriviamo nel punto più alto della zona cedendo spesso il passo a cani da guardiania e animali al pascolo che attraversano la strada fra i prati. Le colline intorno avvolte dal silenzio danno l'immagine di un tempo che qualcuno volutamente vuole vivere e godere lentamente seguendo i ritmi di stagioni che sembrano ormai ricordi e che invece qui corrispondono al passo delle greggi al pascolo e ai terreni coltivati rispettando una rotazione che lascia il tempo alla terra e agli animali di trovare nutrimento.

In poche ore di caccia pomeridiane riusciamo a incontrare due beccacce fermate dai cani e dopo qualche colpo di scena centrate anche da noi. 

Le tracce delle lepri appena si accede a un campo o un prato non tardano a farsi notare, come quelle dei tanti cinghiali e infine lo confermano le beccacce che anche in stagioni avare come quella in corso, qui ci dicono difficilmente mancano all'appuntamento. È dicembre e le stoppie dei cereali sono ancora nei campi inerbiti e ricchi quindi di cibo per selvatici stanziali e migratori che poi nelle colline e nei calanchi coperti da macchie e rimboschimenti trovano anche sicuro rifugio durante le ore del giorno. Mentre mi guardo intorno aspettando l'arrivo del proprietario penso che soltanto la sensibilità di un cacciatore può regalare la vista di una campagna così rigogliosa in pieno inverno, poi vedendo arrivare Pasquale Terlizzi perfettamente equipaggiato nell'abbigliamento e pronto ad accompagnarci a caccia ne ho l'immediata conferma. Fiero nel suo portamento, l'anziano agricoltore e allevatore gestisce nelle sue proprietà anche un'azienda faunistico venatoria. Mi trovo qui con Nicolò Fabbriziani che vuole mostrarmi come esistano in Italia realtà che, seguendo i principi di sostenibilità e biodiversità difesi dall'Associazione AB, riescano a creare e mantenere le condizioni ideali per la convivenza fra agricoltura e caccia, un binomio un tempo scontato e di cui si sta recuperando il valore.

L'ambiente misto di boschi custoditi, prati e campi coltivati con rotazione lenta è ideale per la presenza e la permanenza dei selvatici. 

Ci racconta orgogliosamente di aver trascorso qui con la sua famiglia tutta la sua vita Pasquale, fra il lavoro nei campi e stagioni di caccia memorabili nella sua giovinezza. Non c'è però rammarico o rassegnazione nelle sue parole perché qui dice i selvatici ci sono ancora e tanti, sono addirittura aumentati e arrivati negli ultimi anni a diventare un problema, come i cinghiali che da circa un decennio sono arrivati numerosi ad abitare i boschi delle sue colline, tanti da diventare fra i selvatici da lui maggiormente cacciati. A me e Niccolò, Pasquale mostra i campi dove sono soprattutto le lepri e i fagiani a beneficiare del suo lavoro lento che lascia sempre risorse alimentari, ma ci indica anche dei pascoli e dei boschi solitamente frequentati dalle beccacce che qui trascorrono la stagione invernale. Siamo ormai alla metà di dicembre e ci restano poche ore di luce prima del tramonto, così decidiamo con Nicolò di seguire i consigli di Pasquale e compiere il percorso che ci ha suggerito. C'è un'ampia valle che degrada di fronte a noi attraversata da un torrente che decidiamo di seguire in risalita compiendo un ampio giro fra le pinete e la macchia spontanea che lo costeggiano. La pioggia caduta abbondante nei giorni precedenti non facilita il cammino, ma procediamo con passo attento e tranquillo senza troppe aspettative nei confronti di una stagione piuttosto mite e quindi in molte zone anche avara di arrivi di selvatici da nord.

Il bestiame allo stato brado ha creato fortunatamente dei sentieri fra la vegetazione spontanea che altrimenti sarebbe impenetrabile e ha reso le radure nel bosco ideali rimesse per le beccacce. Passano i minuti e mentre ci soffermiamo spesso con Nicolò a commentare la particolarità dell'ambiente selvaggio e silenzioso, sono i nostri cani a richiamarci alla realtà, con il beeper di Vasco che ci guida di corsa verso la sommità di una pineta in cui la sua espressione al nostro arrivo lascia pochi dubbi, ci chiede di stare pronti all'involo di una beccaccia che sta cercando di allontanarsi fra il fitto sottobosco davanti a lui. I cani e le beccacce riescono a rendere poetico e indimenticabile l'angolo più remoto del mondo... Non esistono stagioni senza beccacce, soltanto luoghi inospitali ed evitati da questi selvatici, sono questi i pensieri che mi accompagnano nel cammino fino al tramonto, fra ferme, frulli, distrazioni e recuperi impensabili.