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Zastava M21

Fucile d'assalto Zastava M21 calibro 5.56 NATO al tiro

Zastava M21, fucile d’assalto, in 5.56 NATO. Nuovo e vecchio al tempo stesso, visto che la base è quella del Kalashnikov, ma con caratteristiche e variazioni che lo rendono attualissimo. Grande attenzione è stata posta alla precisione dell’arma

Roberto Allara
Vista laterale dellʼarma con relativo lanciagranate
Vista laterale dellʼarma con relativo lanciagranate
Vista laterale dellʼarma con relativo Lanciagranate Zastava M25
Vista laterale dellʼarma con relativo Lanciagranate Zastava M25

Anche un fucile ormai leggendario, come il Kalashnikov, può essere migliorato. Non certo nell’affidabilità, caratteristica che ne ha visto produrre milioni di pezzi. I dati disponibili non sono precisi: c’è chi dice settanta milioni e chi cento, ma la seconda stima è la più probabile. Verosimilmente, la decisione russa di non distribuire largamente il Nikonov, vincitore dell’ormai  mitico concorso di Abakan, non è solo dovuta alle difficoltà economiche, ma anche ad altri aspetti. Da quello dell’addestramento, con milioni di persone addestrate all’uso dell’AK, a quelle psicologiche. Non è detto che togliere a un soldato un’arma di cui si fida sia una buona mossa, specialmente se non si ravvisa una vera necessità. Il fucile d’assalto, al giorno d’oggi, non è certo l’arma dirimente. Ha ancora un suo ruolo, visto che chi davvero controlla il territorio è il fante, ma le guerre si combattono con ben altri mezzi. Un fucile con possibilità di tiro a raffica e una cartuccia intermedia è ancora attuale, pur se progettato mezzo secolo fa, purché consenta di lanciare granate. Con un vero e proprio lanciagranate e non con la necessità, che si verificava con la bomba Energa, dell’uso di cartucce speciali.

Una vista dellʼM21. Questo è il lato sbagliato per guardarlo
Una vista dellʼM21. Questo è il lato sbagliato per guardarlo
Il lanciagranate a caricamento frontale può anche assumere una configurazione stand-alone
Il lanciagranate a caricamento frontale può anche assumere una configurazione stand-alone

Nel caso del fucile serbo siamo in presenza di un AK riprogettato e migliorato, pur se la cartuccia intermedia dei Paesi dell’ex Est Europa, cioè la 7,62x39, non è quella impiegata su quest’arma. Qui la munizione adottata è la SS109, calibro 5.56. Una cartuccia precisa ma ben lungi dall’essere veramente efficace tanto che il Nikonov, il cui progettista si era posto il problema, fu creato per raffiche di due colpi di cui il secondo sparato durante il rinculo del primo. Un tiratore addestrato, con il Nikonov, riesce a fare un singolo foro a 100 m con la raffica di due colpi. La cartuccia 5,45x39 continua a non essere sufficientemente efficace, al pari della nostrana .223, ma due colpi ne raddoppiano l’effetto terminale.


D’altra parte la SS109 è la munizione standard Nato, diffusa universalmente nel mondo. Il vantaggio è quello di poter usare munizioni del nemico. Se la dottrina sovietica si basava sul presupposto di impedire al nemico l’uso delle armi che eventualmente avesse catturato, con la simmetrica impossibilità di usare le armi catturate al nemico, la dottrina attuale, più pratica, tiene conto del fatto che se il nemico ha preso le nostre armi vuol dire che in quel momento è più forte. Quindi la sua logistica funziona. Non ha bisogno delle nostre munizioni perché ha le sue, che gli giungono in tempo. 

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