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CZ Scorpion EVO S1

CZ Scorpion  Evo

CZ EVO Calibro 9x21 "Scorpion": una recente arma con il nome di un animale mortale, usanza iniziata già nel quindicesimo secolo quando il nome “colubrina”, ovvero serpente, indicava le prime bocche a fuoco e mai passata di moda


Giuliano Cristofani

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CZ Scorpion Evo
Con l’arma sono forniti due caricatori in materiale sintetico traslucido capaci di venti cartucce. La presentazione è doppia ed il loro riempimento è molto comodo

Che differenza c’è tra “Skorpion” e “Scorpion”? Ovviamente la pronuncia è la stessa e nella scrittura l’unica differenza è nella consonante C al posto della K. Elementare. Ma nonostante la similitudine del nome, la CZ Skorpion e la CZ Scorpion sono due armi completamente diverse.


La faccenda sarebbe forse più chiara se si utilizzassero i nomi per esteso: la vecchia Skorpion, quella tristemente nota in Italia per i sanguinosi eventi degli Anni di Piombo, si chiama CZ 61 Skorpion, mentre la più moderna realizzazione è denominata “CZ Scorpion Evo 3”.


CZ Scorpion Evo
Il calcio è ripiegabile sul fianco destro: la sua forma non interferisce con l'espulsione dei bossoli e permette di utilizzare normalmente l'arma

Ma di cosa si tratta? Chiarito il mistero del nome, cerchiamo di andare a vedere.

Siamo davanti ad un’arma che può svolgere il ruolo di PDW, ossia Personal Defence Weapon, una via di mezzo tra una semplice pistola ed una pistola mitragliatrice.

Da quest’ultima categoria derivano dimensioni abbastanza cospicue anche se ben inferiori a quelle tipiche della specie (41 centimetri di lunghezza e poco più di due chili e mezzo di peso), nonché la possibilità di essere alimentata con caricatori ad alta capacità, mentre delle armi corte, in effetti, rimane ben poco.

Della Scorpion Evo esiste sia la versione automatica (EVO 3 A1) sia quella semiautomatica destinata ai mercati civili (EVO 3 S1): la prima prevede fuoco a colpo singolo nonché a raffica limitata a tre colpi e raffica libera, mentre, ovviamente, quella civile è strettamente semiauto e non esiste possibilità di trasformazione dei meccanismi di sparo.

CZ Scorpion Evo
Il calcio può essere rimosso, trasformando l'arma in un "pistolone" più facilmente occultabile

L’arma esaminata, inutile dirlo, è la versione semi-auto commercializzata anche in Italia e approvata, mediante classificazione, dal Banco di Prova. A proposito: nel bailamme nato dopo la soppressione del famigerato Catalogo, la nostra CZ EVO risulta classificata ben tre volte, ai numeri 20, 378 e 440 del 2013!

Una caratteristica dell’arma è il suo calciolo che può essere esteso, ripiegato o rimosso; quando è esteso la lunghezza sale a 66 centimetri e la CZ EVO diventa un’arma da spalla: le dimensioni del calciolo permettono una comoda imbracciata e la fruizione dei congegni di mira, cosa che non si può dire di tante altre PDW.

CZ Scorpion Evo
Lato destro della EVO: da sinistra si nota la leva della sicura a due posizioni, il grilletto, la leva di sgancio del caricatore e la testa del perno di smontaggio. In evidenza la scritta che omaggia il progettista slovacco

La ditta costruttrice è la famosa Česká Zbrojovka di Uherský Brod (CZ-UB), nota al grande pubblico per numerose armi di successo, ma le radici della nostra arma non sono ceche bensì slovacche, altra zona che negli anni ha dato i natali a vari geni armieri.

Di questa origine rimane solo una piccola traccia: sul lato destro del fusto polimerico si nota la scritta “designed by Laugo”, dove Laugo, forse il progettista, è appunto il nome utilizzato della ditta slovacca che ha messo a punto i prototipi, la ZVS, prima di cedere i progetti alla CZ.

CZ Scorpion Evo
L’otturatore prismatico estratto dal castello superiore. È di tipo molto tradizionale e solo un piccolo settore sopravanza la canna

A parte la caratteristica di sparare ad otturatore chiuso e di essere dotata di un cane interno, la struttura meccanica della CZ EVO è molto classica, simile a quella di un normale mitra della seconda generazione, con un otturatore posizionato posteriormente alla canna e che fa a meno del sistema “telescopico”, considerato utile per diminuire scuotimenti durante il tiro a raffica. Pensandoci bene ci hanno sempre detto che un’arma moderna a chiusura labile dotata di un otturatore di discreta massa deve per forza avere un otturatore fortemente telescopico, eppure negli ultimi anni è stato un fiorire di PDW dotate di masse mobili poste tutte dietro la camera di scoppio, come ad esempio l’HK USC, la cui struttura, con solo una piccola massa aggettante anteriore, ritroviamo sul nostro CZ EVO:  evidentemente basta poco per rendere l’arma controllabile e fruibile anche nel tiro a raffica senza inutili complicazioni.

CZ Scorpion Evo
Il lato sinistro della CZ EVO: in evidenza, accanto all'anello metallico per la cinghia, la testa del perno prigioniero che ne consente lo smontaggio

Molto moderne anche le metodiche costruttive che vedono il castello formato da due semplici gusci uniti mediante ben sette bulloncini e relativi dadi. I due gusci sono realizzati in un materiale polimetrico estremamente duro, almeno esternamente.

Il materiale è infatti talmente duro che ci sono rimasti dubbi sulla struttura interna dei due gusci, là dove scorre l’otturatore, che potrebbe essere anche formata da una sottile lamina metallica su cui è stato colato il resto del materiale sintetico: la presenza di strani segni circolari che sembrano di giunzione e la piastrina metallica recante il numero di matricola che emerge dal polimero sembrerebbero avvalorare questa tesi, ma non siamo stati in grado di dare una risposta definitiva che avrebbe richiesto l’incisione della superficie, operazione ovviamente fuori luogo sull'esemplare messoci a disposizione dalla ditta Legion Italia di Carrara.

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